Manlio Boutique

Al Teatro Diana di Napoli in scena il 16 marzo, in data unica, le riflessioni sparse di una delle firme più famose del giornalismo italiano d’opinione, tra metafore e viaggi, modernità e tradizione.

Fonte foto web

Fonte foto web

Un aeroplano di carta gigante accoglie gli spettatori del Diana, accorsi ad assistere alla rappresentazione in forma teatrale dell’omonimo libro di Beppe Severgnini, interpretato dallo stesso autore con l’aiuto, in scena, della giovane Marta Isabella Rizi, per la regia di Francesco Brandi. È la prima volta che La vita è un viaggio viene rappresentata a Napoli e, almeno per il momento, la serata del 16 marzo può considerarsi un “unicum”; un peccato, forse.
Severgnini, per chi non lo conoscesse, è una delle firme di punta del “Corriere della Sera” da ormai vent’anni; uno degli eredi di quella tradizione giornalistica italiana vicina – culturalmente e talvolta professionalmente – al giornalismo d’Oltreoceano e, allo stesso tempo, ancorata profondamente nella provincia e nel campanile italici; sempre attento alle novità tecnologiche, è stato tra i principali sostenitori della creazione di una versione online del “Corsera”, di cui ancora oggi cura il forum “Italians”. Leggere un suo articolo vuol dire abbeverarsi di metafore e buone intenzioni: nel fantastico mondo di “Severgninia” c’è sempre una buona morale da poter trarre da qualsiasi storia, e qualsiasi avvenimento è leggibile in filigrana come rappresentazione dell’Italia e dei suoi costumi.
Lo spettacolo fila via come ogni suo articolo: spedito e scorrevole, e senza particolari pretese. Severgnini e la Rizi interpretano sé stessi, bloccati nella sala d’attesa dell’aeroporto di Lisbona, alle prese con una lunga notte da trascorrere prima dell’arrivo dei rispettivi aerei. Come facilmente intuibile, non può parlarsi di vera e propria “trama” bensì di un puro pretesto per lasciare che il canuto e simpatico giornalista esponga le sue teorie sul mondo, parlando delle sue esperienze, dei suoi ricordi, del rapporto con la madre come di quello col figlio. Il giornalista è prodigo di buoni consigli – ed è chiaro che immagina di offrirli al pubblico più giovane, più che alla compagna di scena; il ché è paradossale, considerata l’età media di chi assiste in sala, decisamente lontana dal target.

Fonte foto web

Fonte foto web

Sono presenti tutti gli elementi dell’immaginario severgniniano: dall’Ipad a Hemingway, da Paperino a Dostoevskij, da Scarlett Johansson al “Corriere della Sera”; ogni riferimento contiene il seme di una citazione ed ogni citazione è utile a suggerire una morale.
Marta Isabella Rizi, con la sua interpretazione a tratti quasi ingenua, non offre alcuna profondità ulteriore alle riflessioni del protagonista, risultando, il suo personaggio, un mero espediente narrativo utile a far andare avanti lo spettacolo; così come non aggiungono molto gli intermezzi musicali affidati alla chitarra e alla voce di Kiss & Drive (nome d’arte di Elisabetta Spada) obiettivamente non molto interessanti.
L’aeroplano di carta della scenografia non decollerà mai, così come lo spettacolo; che pure, tuttavia, ha la capacità (come detto) di fluire senza intoppi fino all’epilogo, approfondendo (pur con leggerezza) la metafora della vita come “viaggio” così come suggerita nello stesso titolo. Metafora decisamente non originale, così come non originalissime sono le argomentazioni del giornalista di Cremona; ma non per questo non capaci di generare un sorriso e qualche spunto di riflessione.

Antonio Indolfi

Teatro Diana
Via Luca Giordano, 64,  Napoli
contatti: 081 556 7527 – http://www.teatrodiana.it/

Print Friendly

Manlio Boutique