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Al Teatro Diana di Napoli, fino al 29 marzo, Daniele Luchetti e Silvio Orlando tornano a far sorridere e riflettere a distanza di vent’anni dal film originale da cui lo spettacolo è tratto.

Fonte foto Ufficio stampa

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La scuola è uno spettacolo dalla genesi particolare e risalente nel tempo. La penna di Domenico Starnone partorì, inizialmente, una serie di racconti dal sapore autobiografico raccolti in due libri, Ex cattedra e Sottobanco: era il 1992 e da quelle storie fu tratta una pièce teatrale di enorme successo (dall’omonimo titolo Sottobanco), a sua volta fonte d’ispirazione per il grande schermo, grazie all’opera di Daniele Luchetti. Il regista del pluripremiato Il portaborse, infatti, mise in scena le piccole beghe della scuola italiana in un film di forte impatto al botteghino, La scuola, appunto, da cui lo spettacolo in scena al Diana dal 18 al 29 marzo riprende temi, personaggi e titolo. Non stupisce, pertanto, che dietro a quest’operazione-nostalgia ci siano proprio lo stesso Luchetti e Silvio Orlando, interprete principale su cui poggia l’opera sia nella sua versione cinematografica che in quella teatrale.
La scena si svolge in una ragioneria romana dei primi anni Novanta, e riproduce il finale consiglio dei docenti di un anno scolastico non meglio identificato, che viene ripercorso nei racconti snocciolati dai vari protagonisti, nell’ambientazione malandata di una palestra scolastica, ricreata dalla scarna scenografia. Pettegolezzi, sfottò, lettere anonime si susseguono: entro l’arco narrativo va compiendosi sempre più una sottile similitudine tra i professori e quegli studenti dai quali non sembrano così lontani, almeno nel grado di maturità dimostrata.
Due sono le principali scelte di fondo di questa trasposizione: una è quella di non raffigurare i ragazzi, coloro che dovrebbero essere al centro del sistema educativo e che invece sono spesso considerati alla stregua di un numero dai loro stessi educatori. L’altra è quella di non attualizzare gli eventi, lasciati nella loro originaria collocazione temporale (i primi anni ’90); ma resta bene evidente come all’apparente distanza temporale non corrisponda un’effettiva discrepanza con la situazione attuale della scuola italiana – proprio in questi giorni oggetto di dibattito per una riforma che, per l’ennesima volta in pochi anni, promette di rivoluzionarla da cima a fondo. Gli anni si sono accavallati, Silvio Orlando ha vinto premi su premi e interpretato Il Caimano e Shylock, mentre Rosa Russo Iervolino (l’allora ministro per la Pubblica Istruzione, citato nel corso dello spettacolo per offrire un’ulteriore caratterizzazione temporale) è oggi una pensionata di lusso dopo esser stata sindaco di Napoli; eppure, quello rappresentato nella messinscena potrebbe essere un qualsiasi istituto odierno, dove gli unici a trarre giovamento sono coloro che non avrebbero nemmeno bisogno di andarci ed i soggetti più in difficoltà (rappresentati idealmente da un tal Cardini che, pur se non presente sul palco, è da annoverarsi pienamente tra i protagonisti) sono lasciati alla deriva, come tenta più volte di sottolineare il professor Cozzolino, magnificamente personificato da un Silvio Orlando più a suo agio con i toni della commedia che con alcuni recenti incursioni nella tragedia shakespiriana.

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Il fatto che lo spettacolo conservi un intento di sensibilizzazione rispetto alle dinamiche intra-scolastiche non deve però far dimenticare che La scuola è e resta eminentemente una commedia, capace di far ridere e sorridere anche grazie alla qualità degli interpreti, tra i quali spiccano il già citato Orlando (accompagnato, per l’occasione, dalla moglie Maria Laura Rondanini nei panni della professoressa di arte) ed Antonio Petrocelli (in scena come l’odiabilissimo e sfrontato professor Cirrotta), mentre appare in ombra Marina Massironi (la professoressa Baccalauro, alter ego della prof. Majello rappresentata da Anna Galiena nella pellicola di venti anni fa), forse schiacciata da colleghi che conoscono il proprio ruolo e lo interpretano da diversi lustri. Il regista approfitta della bravura dei suoi attori (oltre a quelli già citati completano il cast: Vittorio Ciorcalo, Roberto Citran, Roberto Nobile)  offrendo loro scambi articolati e puntellando le scene di rimandi e citazioni che garantiscono una forte caratterizzazione dei personaggi; i quadri comici funzionano quasi sempre e richiamano l’applauso convinto della platea (ce ne saranno otto, prima della conclusione).
D’altro canto va detto, però, che La scuola finisce arrancando, con un secondo atto non all’altezza del primo  e che probabilmente si sarebbe potuto accorciare di una buona mezz’ora senza che l’intero impianto drammaturgico ne risentisse affatto; la difficoltà di chiudere bene quanto già ampiamente sviluppato non devono ad ogni modo sviare dalla compiutezza di un’opera ancora attuale, a distanza di tempo, in cui molti insegnanti di oggi non faticheranno a riconoscere colleghi, studenti o situazioni vissute sulla propria pelle.

Antonio Indolfi

 

Teatro Diana
Via Luca Giordano, 64,  Napoli
contatti: 081 556 7527 – http://www.teatrodiana.it/

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