Manlio Boutique

In scena al Teatro Bellini di Napoli fino a domenica 29 marzo, l’ultimo intenso lavoro del regista ligure, dinanzi alla cui catàrtica immensità e dolcezza ogni postuma riflessione diventa superflua e necessario diventa lasciare a ciò che si è visto e vissuto l’ultima parola.

Fonte foto Ufficio stampa

Foto Francesco Pullè

Non chiedetemi di raccontare la poesia nascosta da apparente pazzia.
Non chiedetemi di profanare con le parole ciò che altre parole hanno già detto e coprire con artificiosi significati ciò che il nudo ha scoperto e liberato.
Non chiedetemi di portare fuori dal teatro ciò che a teatro ha preso corpo, ha trovato casa, ha trovato rinascita diventando identità, spettacolo e riflessione personale per ciascuno degli occhi che l’hanno vissuto, visto, elaborato.
Non chiedetemi di descrivere un legame così intimo e profondo come quello che lega un figlio a sua madre. Oltre la vita, oltre la fine.
Non chiedetemi di dare una voce al silenzio eloquente di Bobò, né una interpretazione alle scelte visionarie e potenti messe in scena.
Non chiedetemi di testimoniare una mania: quella di parlare di se stessi e farlo con la grazia di un cigno pur nel corpo possente di un uomo, autore, regista di Varazze del 1959.
Non chiedetemi di aggiungere un commento a quanto reso efficacemente, in versi, prosa o musica,  da Shakespeare, Cechov, Pasolini, Mascagni o Avitabile.
Non chiedetemi di fotografare un tempo lungo 1 ora e 55 minuti senza intervallo per fermare passioni, persone, immagini ed emozioni con la pretesa illusoria che così non sfuggano.
Non chiedetemi di limitare in circa 3000 battute l’eternità o di costringere nel riduttivo schermo di un pc una orchidea che in sé racchiude il significato del “per sempre”.
Non chiedetemi di colmare un vuoto, una vertigine, lì dove qualcuno con la sua forza creativa, e il suo “bisogno vitale, incontenibile, di continuare ancora nonostante tutto a scrivere, a parlare dell’amore” vi è riuscito con una summa di esperienze personali e artistiche giunte al loro apice di maturità ed espressività.
Non chiedetemi di provare a dimostrarvi come uno spettacolo che nasce dopo una morte è in realtà un inno contagioso alla vita, ai sogni, all’Arte, alla bellezza, alla diversità che è normalità.
Pretendete piuttosto da me la capacità (forse) effimera, con queste poche righe, di restituire l’intensità impalpabile di una visione, incuriosendovi ad abbandonarvi a Pippo Delbono, alla sua compagnia formata da Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Margherita Clemente, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella, al senso profondo e universale che egli, deus ex machina della propria esistenza che è anche un po’ la nostra, è riuscito a dare a ciascuna sfumatura della realtà, senza pietà.
Applausi, infiniti.

 Ileana Bonadies

Teatro Bellini
via Conte di Ruvo 14, Napoli
Contatti: 081 549 12 66 – info@teatrobellini.it – www.teatrobellini.it
Orari: Martedì/Giovedì/Venerdì/Sabato ore 21.00 – Mercoledì e Domenica  ore 17.30

Print Friendly

Manlio Boutique