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Tra vita e morte: al Teatro Argot Studio di Roma, la ricerca espressiva di Claudia Salvatore indaga il disagio esistenziale in una convulsa regressione mentale tra poeticità e psicosi.

Foto Masnuela Giusto

Foto Masnuela Giusto

E se ci fermassimo per un istante e facessimo un passo indietro? No, non per muoverci nello spazio, ma dentro di noi, oltre la pelle, oltre le vene e i muscoli, oltre i tendini e i nervi, percorrendo gli scalini della nostra anima fino ad appoggiare lo sguardo contro le pareti spesse e morbide della mente, disegnando con gli occhi i nostri ricordi, le nostre paure, i nostri desideri. Forse verremmo risucchiati in un luogo così denso da essere inconsistente, pervaso da un silenzio frastornante, trafitto dalle schegge calde e sfuggenti di noi.
È quello che accade al teatro Argot Studio dove, dal 27 al 29 marzo, i contorni plastici e immaginari dei pensieri, degli istinti e delle angosce di Claudia Salvatore (menzione speciale al Premio Hystrio alla vocazione nel 2010) hanno definito, in prima nazionale, Interruzioni volontarie, quartultimo appuntamento della stagione congiunta Dominio Pubblico, trasformando quello che nel 2013 nasceva come studio per un progetto teatrale al festival RIC (Rieti Invasioni Creative), in uno spettacolo di ardito impeto recitativo, registico e drammaturgico.
Lei, unica interprete, avanza lentamente, da dietro, in direzione di Margherita, alter ego di pezza appeso dall’alto nell’immobilità, in un faticoso ritorno alla vita, in una delicata eppur ruvida risurrezione beckettiana, penetrando una scena immersa quasi totalmente in un’oscurità squarciata solo dalla luce di una torcia e dal rumore di alcuni barattoli trascinati dalle sue gambe. Si aggira tra scatole e scatoloni disposti qua e là sulla scena come scrigni di memorie suddivise per categoria, come simboliche lapidi custodi di un disagio esistenziale ormai radicato, consumato e vinto su un’irreale e febbricitante campo di battaglia.

Foto Manuela Giusto

Foto Manuela Giusto

Su una scena che è manifestazione visiva di una esistenza frammentata in spontanei spasmi di sentimenti, di emozioni, di azioni, la Salvatore coniuga in se stessa, con pungente e originale frenesia, l’ardente, complessa e psicotica poeticità di Sarah Kane, con la struggente, sfrontata e fulminea liricità di David Foster Wallace, in una discesa violenta e affettuosa, lucida e compulsiva, sincera e sanguigna verso una follia allucinata, eccentrica, paralizzante.
Come uno spettro bianco racchiuso nell’eleganza spavalda di un mini dress chiaro e anfibi multicolor, questo femmineo e nevrotico sussulto vitale molesta il suo essere aprendo uno per uno, con inquieta dolcezza, i cassetti di cartone della sua intimità per estrarne brandelli di sé fatti di luci e fumo di sigaretta, di coriandoli e corde, di mangianastri sommersi da una sottile cascata di sabbia e di ketchup spalmato sulle braccia, come allegorico sangue rappreso fuoriuscito da ferite fresche.
In questo concitato abisso di astrazione, assistiamo al progressivo gocciolamento di un’identità che si stringe in una testarda incapacità di esistere, in una famelica spinta auto-divoratrice, che s’incontra e si esorcizza nel dolore dell’autolesionismo, che si cerca e si rifiuta nell’ascolto della sua stessa voce, registrata e riprodotta in un dialogo deviato echeggiante di una coscienza, la propria, spietata e reale, fredda e concreta, volontariamente interrotta, e amorevolmente affidata al respiro della morte.

Nicole Jallin

Teatro Argot Studio
via Natale del Grande, 27, Roma
contatti: 06 589 8111 – www.teatroargotstudio.com
orari: venerdì e sabato ore 21.00, domenica ore 19.00

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