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A Sala Ichos in scena l’”ammore” così come indagato dalla compagnia Timpano e Frosini tra cliché, misoginia, femminismo, sdolcinatezze e melensaggini.

Fonte foto Ufficio stampa

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Un mese dopo aver rappresentato Zombitudine al Teatro Bellini e due mesi dopo Ecce Robot! al Civico 14 di Caserta, Daniele Timpano ed Elvira Frosini tornano in Campania – al teatro Sala Ichòs – per interpretare Si l’ammore no, spettacolo finalista al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti” 2008 e al Premio Landieri 2013.
Non è la prima volta che la compagnia calca il palcoscenico di San Giovanni a Teduccio, dove aveva già portato in scena Digerseltz un paio d’anni fa; del resto questa pièce sembra scritta appositamente per un teatro come Sala Ichòs, che con il suo stile minimale garantisce piena resa al surreale evolversi della drammaturgia (opera degli stessi Timpano e Frosini).
Si l’ammore no è uno di quegli spettacoli (non molti, per la verità) che dichiarano apertamente il proprio intento: mettere in crisi la concezione tradizionale di “amore” (non a caso storpiato in “ammore” nello stesso titolo), che, nel suo intimo – ma ben nascosto – maschilismo schiaccia la figura femminile, fino a renderla puro corpo nelle mani dell’uomo (la presenza della bambola gonfiabile, ideale terzo protagonista dell’opera, non è affatto casuale, offrendo una plastica riproduzione della scissione tra psiche e “viva carne” della donna sottomessa).
Timpano e Frosini scompongono il concetto di “amore romantico” in una sorta di cubismo scenico che ne raffigura le molteplici sfaccettature, lasciando allo spettatore l’onere di ricomporle in una dimensione unitaria che ne schiuda il vero significato; così, da Little Tony a Faccetta Nera è un passo e sia nella banale e scanzonata citazione del primo (“Per ogni donna ci vuole un uomo accanto”) che nel più serioso ritornello della seconda (“Quando staremo vicino a te | noi ti daremo un’altra legge e un altro re”) è possibile scorgere un’identica reificazione della donna, “cosa” nelle mani di un altro essere umano per pura convenzione sociale – e senza che ne sia essa stessa consapevole.

Fonte foto Ufficio stampa

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Sapore provocatorio assumono, dunque, le domande che la Frosini finisce per porre al pubblico in sala (“Spettatrice, tu hai un uomo?”, “Spettatore, tu hai una donna?”), domande che invitano implicitamente alla riflessione sul potere persuasivo delle parole, capaci anche in espressioni apparentemente innocue di segnalare un’opzione ideologica sottostante: il balbettio delle risposte non può che essere il corollario dello scossone emotivo provocato dai due artisti in scena.
La regia – sempre merito del duo artistico – avvalora la separazione dei protagonisti anche nella scelta dei movimenti scenici, con un progressivo allontanamento fisico dei due, che man mano sostituiscono i monologhi al dialogo iniziale; un crescendo di incomunicabilità che trova il suo apice nel diverbio surreale in cui i due amanti si contendono il privilegio dell’affetto del dinosauro posato al centro della scena, trattato a mo’ di figlio del quale entrambi anelano le attenzioni. Una competizione che anticipa, di fatti, la definitiva frattura dei due protagonisti. Perfetta è l’intesa sul palco degli interpreti – non spaventati minimamente dalle difficoltà presentate da alcuni problemi di audio e luci intervenuti durante lo spettacolo.
Giusto, pertanto, il rilievo dedicato nel tempo, da parte della stampa di settore, a questa messinscena dichiaratamente “antiromantica”, benché l’asticella delle ambizioni, in talune occasioni, appaia un po’ più alta di quella dell’efficacia scenica. L’assenza di una struttura narrativa finisce per sentirsi, infatti, e in alcune citazioni (che riconducono anche ad altre opere degli stessi autori) e talune scelte di scrittura sembra sfocarsi quell’incisività promessa dalla promettente prima parte. Interessante resta, tuttavia, il messaggio veicolato e coinvolgente il modo scelto per trasmetterlo, pur al netto delle sbavature evidenziate poc’anzi.

Antonio Indolfi

Sala Ichòs
Via Principe di Sannicandro 32/A, San Giovanni a Teduccio – Napoli
info: 081 275945

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