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È con Loro, di e con Maurizio Patella, che si conclude la stagione 2014/2015 di Officina Teatro a Caserta. Lo spettacolo, menzione speciale “Franco Quadri” al Premio Riccione per il teatro 2013, è andato in scena il 25 e il 26 aprile.

Foto Claudia Chianucci

Foto Claudia Chianucci

Il sottofondo musicale sembra proiettare il pubblico in un film di fantascienza, e anche il buio accresce quest’inziale impressione, incuriosendo gli spettatori. Appena si fa un po’ di luce, soffusa e fioca, è possibile intravedere un uomo al centro della scena, circondato da scatoloni di carta, quasi stesse nel bel mezzo di un trasloco in atto. Le scatole non sono lì per caso, evocano paesaggi e disegnano con l’immaginazione i luoghi che si visiteranno; inoltre servono da quinte per i molti ruoli che si avvicenderanno nella storia. Il tenente Cassibba, il brigadiere Nucchi, il direttore della Val Bisagno sono solo alcuni dei pupazzi che prendono vita nelle mani di Maurizio Patella. Lui è il narratore della vicenda, lui è l’unico interprete dei vari personaggi a cui presta la voce sempre diversa, lui è il bambino-attore che gioca con il suo spettacolo, e nel mentre gioca allestisce la messinscena. L’aspetto ludico si rivela necessario e congeniale per narrare un fatto di cronaca che strizza l’occhio al grottesco, quasi al ridicolo, se si tiene in considerazione l’opinione del pensare comune. Si tratta, difatti, del caso Zanfretta che, come cita il sottotitolo della pièce, è la “storia del più famoso caso di rapimento alieno in Italia”.
Piero Fortunato Zanfretta era un giovane metronotte di servizio nell’entroterra ligure per la cooperativa dell’Istituto Val Bisagno. La sua vita procedeva tranquilla, fino alla sera del 6 dicembre 1978, quando, durante un giro d’ispezione presso Villa Casa Nostra a Torriglia, sparisce per un’ora e trenta, senza dare notizie di sé. Ritrovato dai colleghi, Piero è in stato confusionale, la sua pelle è bollente, il suo corpo ferito, lui non riesce a dimenticare la “foto scattata con la testa” quella notte, il ricordo che lo accompagnerà per tutta la sua esistenza, in una parola: i Dargos, gli alieni. Nel giro di due anni le sparizioni ammontano ad undici, tutte confermate dai riscontri dei paesani e di chi lavora con il vigilante. Si raccolgono testimonianze, circa cinquantadue, anzi cinquantatré compresa quella del brigadiere Nucchi, all’epoca fatto tacere sulla vicenda. È a tal proposito che il testo si cala nel contesto storico degli anni di piombo, indagando i rapporti di potere tra le autorità, che tutt’oggi persistono, dando un quadro fugace, ma preciso e dettagliato nel suo insieme della situazione politica e sociale entro cui si collocavano gli avvistamenti di ufo. Loro, i diversi, i Dargos hanno un piano di colonizzazione terrestre e Piero è il contatto, il tramite, un portavoce del loro disegno, una sorta di ricetrasmittente che li mette in comunicazione con la Terra e gli umani. Questa rivelazione, se da un lato attira la televisione e la stampa, dall’altro non fa altro che creare il vuoto intorno all’uomo, ormai chiuso nella sua solitudine.
La scrittura procede a mo’ di telecronaca, con ritmo sostenuto, per consentire di fornire quante più informazioni sulla storia, il tutto senza tediare chi è seduto in sala. Ancor di più il taglio, a tratti fumettistico, garantisce un’appassionata capacità di affabulazione, senza smentire la dovizia di particolari con cui è costruita la parola scenica.
Maurizio Patella trova una chiave narrativa vincente che coinvolge e accattiva chi è al di là della quarta parete. Tant’è vero che l’artista genovese, in perenne equilibrio sul filo della quarta parete, entra ed esce, mai del tutto, dal ruolo di narratore, con una serie d’incursioni ironiche che hanno il potere di far sorridere e di far dubitare.

Antonella D’Arco

Officina Teatro
Viale degli Antichi Platani, 10 – San Leucio (Caserta)
Informazioni: 0823.363066 – info@officinateatro.com -http://www.officinateatro.com/

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