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Presentato al Fringe 2015 il nuovo lavoro scritto e diretto da Eduardo Di Pietro che attraverso la lente dell’ironia, partendo dalla cronaca, prova ad indagare un disagio del mondo occidentale: la dittatura del denaro.

Foto Tiziana Mastropasqua

Foto Tiziana Mastropasqua

Nell’ambito dell’E45 Napoli Fringe Festival in corso, ha debuttato lunedì al Castel Sant’Elmo Jamais vu, comica (ma non banale) pièce del Collettivo Lunazione. Nonostante l’orario non consueto per un lunedì di teatro (le 23), ottima è stata la risposta del pubblico sia in termini di affluenza che di apprezzamento in sala (numerosi sono stati i momenti di ilarità, grazie al testo di Eduardo di Pietro che ne ha curato anche la regia).
Divertimento garantito, dunque, quello messo in scena senza rinunciare, però, a riflessioni importanti sul ruolo del denaro e delle convenzioni sociali nel mondo odierno con evidenti rimandi a Brecht e al suo teatro di denuncia. Al centro della storia un gruppo di emarginati che prova il colpo del secolo derubando la Banca Nazionale allo scopo di sovvertire la dittatura del potere economico costituito. Il pretesto narrativo adottato si dimostra efficace per raccontare, con briosi flashback, le storie di ognuno e le motivazioni che ciascuno porta con sé nel realizzare tale impresa, così come ben calibrata si rivela la scelta di Di Pietro di far muovere i personaggi in brevi scene che rendono lo spettatore partecipe del loro passato senza mai annoiare, anche grazie al ritmo concitato imposto dalla regia. Parte considerevole del merito va attribuita alla piacevole interpretazione dei sei attori sul palco (Mario Autore, Giulia Esposito, Michele Iazzetta, Cecilia Lupoli, Giulia Musciacco, Alessandro Paschitto), che riescono a tenere il passo senza affanni e con pochi cali di tono nel corso dell’ora e un quarto di spettacolo. Notevole, in particolare, l’incisività di Autore e Paschitto, entrambi a proprio agio sia col registro comico che con quello drammatico.

Foto Tiziana Mastropasqua

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Il testo convince e solleva interrogativi non scontati, attraversato com’è dal paradosso brechtiano su quale sia il vero furto: se quello ai danni delle banche (che i sei in scena mettono in atto, tra alterne e spassose vicende) o quello delle banche ai danni dell’individuo, costretto ad inseguire sogni e standard oltre le proprie possibilità. Del resto, non appare casuale il continuo riferimento all’incapacità di “vedere” (e nel titolo, e nella scelta del gioco di luci, con frequente utilizzo dello strobo e del gas di scena, e nel percorso di uno in particolare dei personaggi, che arriverà a perdere l’uso di un occhio), simbolo del potere obnubilante del denaro, capace di nascondere il senso della realtà all’occhio comune.
Alto il rischio di immedesimarsi negli sbalestrati protagonisti: chi non riconosce l’operaio in cassa integrazione, la dottorata scavalcata da raccomandati di ogni sorta, l’imprenditore fallito e sovrastato dai debiti? Storie comuni da un presente difficile in cui la piramide del censo va allargandosi a dismisura nella sua base più umile, restringendosi all’inverosimile nella punta; storie su cui Jamais vu ha il merito di soffermarsi col sorriso sulle labbra provando ad instillare nello spettatore l’insidiosa domanda “quando è diventata infelice la vita?”, senza per questo aggiungervi ulteriore tedio o infelicità e senza, allo stesso tempo, suggerire risposte di maniera.
Non ha sbagliato affatto, pertanto, chi tra lunedì e martedì si è recato al Castel Sant’Elmo per assistere alle due repliche. Risate amare ed interessanti spunti sono stati il giusto premio ai fortunati che vi hanno potuto assistere, i quali non hanno mai corso il rischio di addormentarsi nonostante l’orario quasi improponibile scelto per questi turni serali del Fringe.

Antonio Indolfi

Jamais vu
scritto e diretto da Eduardo di Pietro
Collettivo Lunazione
8 e 9 giugno, ore 23.00 – Sala Fringe, Castel Sant’Elmo – Napoli
E45 Napoli Fringe Festival

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