Neoeletto centro di produzione teatrale, la sala romana reagisce alla crisi del settore (e al silenzio delle istituzioni) ampliando l’offerta del prossimo cartellone: spazio anche a danza, musica, laboratori e letture.

Manuela Kustermann, direttore artistico Vascello

Manuela Kustermann, direttore artistico Vascello

Si preannuncia intrigante, intelligente e virtuoso il ventisettesimo anno del teatro monteverdino. E come simbolo della prossima stagione, un cerchio ellittico: una linea ricurva su se stessa sarà il marchio eloquente di questo teatro che prosegue il suo cammino nella direzione di una produzione che guarda alla scena come spazio di studio e riflessione, ideazione e conoscenza, collaborazione e condivisione. “Abbiamo pensato a vortice, una spirale – ha spiegato il direttore artistico Manuela Kustermann -, uno spazio bianco da riempire. Ma anche un occhio: uno sguardo sulla realtà che ci circonda, attento e indagatore che si accende come un riflettore sul mondo, svelandone bellezza e atrocità”. E quell’occhio continua a tendersi verso le nuove proposte artistiche, poetiche e creative di giovani talenti, verso le “storiche” compagnie di ricerca, legate al Vascello da anni di affinità estetiche e linguistiche, e verso i più importanti progetti di danza (quest’anno con 5 spettacoli-performances), ormai preziosa e immancabile parte integrante del cartellone, alla quale si affianca anche la musica (con 9 concerti, dal 19 ottobre al 9 maggio) e il “teatro ragazzi”, con iniziative e appuntamenti per trattare le attuali problematiche sociali. E ci sono poi laboratori teatrali, sulla musica e sulla vocalità; ci sono incontri speciali con letture dedicate alla letteratura del Novecento, a tutti i 154 sonetti di Shakespeare, e presentazioni di nuove testualità, fino ad allietanti rappresentazioni “dionisiache” in zona foyer: “Mettiamo in atto un progetto di approfondimento e libertà – ha aggiunto Kustermann –, con un’offerta culturale di qualità che possa costantemente stimolare, interessare e avvicinare il pubblico. Il nostro vuole essere teatro vivo tutto l’anno votato all’offerta di una pluralità di linguaggi, la sola in grado di restituire una sincera visione di contemporaneità”.
Un obiettivo e un impegno determinato riflettono un’attività lunga quasi tre decenni votata alla ricerca di nuovi linguaggi, forme e stili per la rappresentazione teatrale che, però, non è bastata per ottenere dal MiBACT il riconoscimento di “Teatro di rilevante interesse culturale”. L’etichetta assegnata è “centro di produzione teatrale”, cui spetterebbero (il condizionale è d’obbligo) contributi e finanziamenti pubblici molto probabilmente esigui e, al momento, ancora ignoti.
Nel concreto, la Sala Giancarlo Nanni e Sala Studio saranno protagoniste, a partire dal 6 ottobre, di un’alternanza di venti spettacoli tra prosa, danza e teatro sociale. Quest’ultimo, di natura laboratoriale, incontrerà i detenuti di Rebibbia con Hai appena applaudito un criminale, di e con Daniela Marazita, e gli studenti universitari di Roma Tre, con noveEtrentatrè, per la regia di Tiziana Sensi.

"Ubu Roi" di Roberto Latini

“Ubu Roi” di Roberto Latini

Roberto Latini invece teatralizza un gioco scolastico con l’ottocentesco Ubu Roi di Alfred Jarry, per tornare poi all’antico con le Metamorfosi di Ovidio, accolte come eterna parola d’immagini alla quale si rivolge la letteratura moderna e contemporanea. Alla tragedia greca, in particolare alle Baccanti di Euripide, s’ispira il progetto di Daniele Salvo Dionysus (che lo vede anche interprete accanto a Manuela Kustermann e Melania Giglio), che affida all’irrazionale la via di fuga e salvezza dalla frenesia del mondo d’oggi. Temporalità anteriore, sospesa tra mitologia e fiaba, anche per Le mille e una notte, scritto e diretto da Maria Grazia Cipriani, mentre Andrèe Ruth Shammah prosegue il suo studio sui testi goldoniani con Gli innamorati.
Intorno ai classici si muove anche Roberto Rustioni che apre la stagione adattando e dirigendo le tre sorelle cechoviane in un Villa dolorosa dei giorni nostri, e Sonia Bergamasco, con una Cenerentola in conflittuale rapporto con l’ego ambizioso della madre, ne Il Ballo di Irène Némirovsky
Due imperdibili appuntamenti con Pier Paolo Pasolini: il primo a metà febbraio porterà Valerio Binasco a dirigere un Porcile “che non fa prigionieri”; il secondo, a fine aprile, vede ancora una regia di Daniele Salvo che s’impegna, con uno stuolo di diciannove giovani interpreti, ad analizzare Pilade per reagire a un presente di crisi culturale e sociale. Altrettanto imperdibile è la spiazzante ironia del nuovo spettacolo (mai) scritto da Antonio Rezza con habitat di Flavia Mastrella, che anticipano i contemporanei dilemmi morali spogliati sulla scena da Renata Palminiello, che affronta l’eutanasia nel Maledetto nei secoli dei secoli l’amore di Carlo D’Amicis; da Gianluca Merolli, che sceglie Yerma, uno dei testi meno “frequentati” di Federico Garcia Lorca, per raccontare l’ossessione di genitorialità con toni favolistici, torbidi e oscuri; da Rosario di Lisma, che con Peperoni felici, ripercorre una storia vera e si domanda se sia meglio un’amara verità o una bugia detta a fin di bene.
Da non dimenticare infine “Il Vascello dei piccoli” e i suoi 7 incontri con le fiabe e le storie dedicate ai più piccini, e i Festival (tra i quali Romaeuropa e Le vie dei Festival) che, da settembre a dicembre, porteranno sul palco importanti nomi internazionali.

Nicole Jallin

Teatro Vascello
Via G. Carini n. 78, Roma
Contatti: 06 5881021 – 06 5898031 – www.teatrovascello.it

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