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Dall’alto del colle che si affaccia sulla Valle del Tevere, la città umbra si appresta ad aprire le sue porte ad una vera e propria “festa del teatro” con spettacoli che spazieranno dal musical alla commedia, passando per la musica fino a toccare temi molto attuali come i disturbi del comportamento alimentare.  

10562480_315289671981540_2908335521989261401_oTorna in Umbria il Todi Festival, la rassegna di spettacoli teatrali, recital, concerti, mostre di arte contemporanea, conferenze, incontri e rassegne cinematografiche che invaderanno la città dal 21 al 30 agosto.
Bella novità di quest’anno per gli appassionati spettatori la scelta del  Direttore artistico, Silvano Spada, di avvicinare il pubblico al teatro rendendo gratuito l’accesso a tutti gli spettacoli. “Bisogna smetterla con il teatro ad appannaggio esclusivo di un pubblico circoscritto ed immutato nel tempo – asserisce Spada . Questa iniziativa ha come obiettivo quello di accorciare le distanze tra il grande pubblico e il palcoscenico teatrale, spero che i risultati di questa scelta possano avvantaggiare la fruizione culturale nel medio e lungo periodo”.
Questo il programma:
Venerdì 21 (ore 21) e sabato 22 agosto (ore 17) presso il Teatro Comunale, “Cabaret” debutto in anteprima nazionale con Giampiero Ingrassia e Giulia Ottonello, regia di Saverio Marconi.
Il testo di Joe Masteroff, basato sulla commedia di John Van Druten e sui racconti di Christopher Isherwood, con le musiche di John Kander e le liriche Fred Ebb, è un classico del teatro musicale (famosissimo anche per il film del 1972 con Liza Minnelli) e vanta una colonna sonora straordinaria, a diritto entrata nel patrimonio dei musical grazie a brani intramontabili come “Mein Herr”, “Money Money”, “Maybe This Time” (Questa volta) e “Life is a cabaret” (La vita è un cabaret), interpretati in questa nuova edizione dalla strepitosa voce di Giulia Ottonello.  Si tratta dunque di una nuova edizione di “Cabaret”, spettacolo molto caro a Marconi e atteso, che mancava dalla circuitazione nei teatri da oltre vent’anni (l’edizione 2006/2007 aveva toccato infatti solo Milano e Roma).

Sabato 22 e domenica 23 agosto (ore 21) presso il Nido dell’Aquila, “Maradona è meglio ‘e Pelè” di Gianni Clementi e Antonio Grosso, con Antonio Grosso, Lello Radice, Daniela Ioia, Antonello Pascale, Giuseppe Cantore, regia di Paolo Triestino.
“Maradona è meglie ’e Pelè” era il coro più famoso che negli anni ’80 veniva cantato negli stadi, un coro che penetrava nelle menti dei tifosi e nella quotidianità della gente. Quel coro ha ispirato il nuovo testo di Gianni Clementi e Antonio Grosso. Napoli 89/90: una giovane coppia entra in un albergo fatiscente, sembrano due sposini in viaggio di nozze. Il Napoli ha appena vinto il suo secondo scudetto, le strade, i palazzi, i vicoli e addirittura gli uffici pubblici si tingono di azzurro, tutti fremono. La frenesia pervade la città. È così anche per i due protagonisti, ma la loro è più un’ ansia, nascondono qualcosa, si nota un malessere, si nota fra i due una tensione. Quel viaggio fatto in sud America non era il loro viaggio di nozze, ma il tentativo di cambiare per sempre le loro vite: per sopravvivere e dare un taglio alla loro vita fatta di tanti sacrifici, “vendono” il loro corpo, ingoiando degli ovuli di cocaina.

10666053_453068818203624_6794970616336988192_nSabato 22 (ore 21) e domenica 23 agosto (ore 19) presso la Sala delle Pietre, “Un calcio in bocca fa miracoli” dall’omonimo romanzo di Marco Presta, con Giancarlo Cosentino, Federica Aiello, Mario Migliaccio, regia di Massimo Maraviglia.
“Conosco Giancarlo Cosentino dai tempi in cui frequentavamo insieme l’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, siamo amici, fratelli, sodali. Lui è diventato un bravissimo attore, io dico scemenze per radio. Ci vediamo meno di quello che vorremmo, ma l’amicizia è rimasta la stessa, con qualche capello bianco in più (lui, perché io, purtroppo…). Quando mi ha detto che aveva avuto l’idea di una trasposizione teatrale del mio primo romanzo “Un calcio in bocca fa miracoli” sono stato felice, sia perché mi piace l’idea che sia lui il “vecchiaccio” di cui parlo nel libro, sia perché si tratta di un’opera (perdonate il termine) pensata, più o meno inconsciamente, per il palcoscenico. Il protagonista parla in prima persona, si tratta di una sorta di monologo in cui l’anziano personaggio principale si rivolge direttamente al pubblico, raccontando la propria esistenza e il curioso, spigoloso punto di vista che ha maturato sul mondo. È un uomo che ha distrutto tutto ciò che amava, è stato un pessimo padre e marito, un mediocre falegname, un amico inaffidabile e scorretto. La vita, però, attraverso la figura dell’inseparabile Armando, gli offre la possibilità di riscattarsi in extremis. Trasformare l’affabulare solitario del vecchiaccio in azione scenica, questa è la sfida che Giancarlo e il regista Massimo Maraviglia si sono posti, facendo diventare rappresentazione dinamica un amaro, divertente soliloquio. E a mio giudizio, ci sono riusciti”. (Marco Presta)

11536510_452079774969195_6991243611132244109_oLunedì 24 (ore 21) e martedì 25 agosto (ore 19) presso Il Teatro Comunale, “Mita Medici canta Franco Califano”, con Mita Medici accompagnata da musica live e dai ballerini della Compagnia Oplas. Lo  spettacolo, ideato e diretto da Silvano Spada, vuol essere un omaggio ad un grandissimo artista della canzone italiana. Sono sempre stato un fan di Franco Califano – asserisce l’Art Director -. Trovo davvero strano il fatto che grandi artisti come Georges Brassens e Jacques Brel abbiano avuto in Francia il giusto riconoscimento per una carriera strabiliante, mentre Franco Califano non ha avuto lo stesso trattamento da noi in Italia pur essendo stato un gigante. Io lo considero un grandissimo poeta, dalla sensibilità sofferta e con un universo poetico che tocca in profondità le corde dell’anima e svela desideri reconditi”.

Martedì 25 e mercoledì 26 agosto (ore 21) presso La Sala delle Pietre, “Clausure” Quattri quadri ad epilogo di Marina Pizzi, con Angiola Baggi, Maria Cristina Fioretti, Eugenia Scotti, regia di Francesca Satta Flores.
Due visioni della vita si scontrano in un parlatorio benedettino: il cinismo della nostra epoca e la spiritualità e la sua inconsapevole ricerca. Due “clausure” così distanti che possono sfiorarsi, così distanti che inevitabilmente si intrecciano.
In quattro quadri ed un epilogo si snodano la storia di Irma, intrigante immobiliarista cinquantenne senza scrupoli, e madre Paola coraggiosa e consapevole badessa di un convento quasi in rovina, nel centro della città. Madre Paola per trovare una soluzione concreta per il bene della sua comunità, accetta di incontrare e confrontarsi con Irma e le sue allettanti proposte, nella speranza di una sistemazione possibile in un nuovo e moderno edificio. Ma la storia va ben oltre ad una semplice transazione… Una sognante e giovane postulante, Benedetta, è testimone partecipe dello snodarsi della vicenda.

11417793_457925414384631_821822100791818949_oMartedì 25 (ore 21) e mercoledì 26 (ore 19) presso il Nido dell’Aquila, “Nove” di Edoardo Erba, con Massimiliano Franciosa e Claudia Crisafio, regia di Mauro Avogadro.
Lo spettacolo si compone di nove frammenti. Non sono sketch o schizzi, sono invece commedie concentrate in dieci minuti. In poche battute, dopo aver delineato nitidamente i personaggi, l’autore tira dritto al punto di svolta, al colpo di scena. I temi e i soggetti delle scene sono diverse, ma lo stile è comune: l’autore parte da situazioni quotidiane, concrete, molto riconoscibili e “flettendo” la realtà fa decollare la vicenda, che in pochi minuti sconfina nel surreale. L’abilità della scrittura sta tutta nella rapidità della costruzione: nessun mattone è sprecato, e ogni dettaglio ha una doppia lettura, che si rivela appieno solo nel finale. Gli interpreti sono sempre due, un uomo e una donna, ma le situazioni che devono affrontare e i loro rapporti sono in ogni scena molto differenti. Il che consente agli attori di esibirsi in una prova di abilità e trasformismo, perché volta a volta, diventano i protagonisti di un’intervista televisiva, una coppia di vecchi in un parco, due giovani in cerca di mobili all’Ikea, una studentessa e un professore in un mondo di nuove religioni, un illusionista con la sua agente, una cliente al test drive di un’automobile, una segretaria e un killer, una coppia in ospedale di fronte a una drammatica decisione, due amici a rivedere una storica partita di calcio il cui risultato inaspettatamente cambia.

Mercoledì 26 e giovedì 27 agosto (ore 21) presso la Sala Jacopone, “Elena Bonelli interpreta Brecht” con Elena Bonelli, regia di Patrick Rossi Gastaldi.
Elena Bonelli interpreta Bertolt  Brecht  con “squarci teatrali” e le sue   più belle  canzoni.  E’ la  testimonianza di un epoca, tra le due grandi guerre, che ha segnato la storia dell’umanità e che rimane incredibilmente  attuale dopo quasi  un secolo,  anche nei nostri giorni.

Giovedì 27 agosto alle ore 19 presso l’Arena Francisi, “Oltre lo specchio” regia di Raffaella Fasoli e Costanza Pannacci, con le ragazze e i ragazzi dei centri per la cura dei disturbi del comportamento alimentare “Palazzo Francisi” e “Nido delle rondini”

Venerdì 28 (ore 21) e sabato 29 agosto (ore 19) presso la Sala delle Pietre, “Emigranti” di Slawomir Mrozek, con Marco Blanchi, Giancarlo Fares, regia di Giancarlo Fares.
In una città straniera, due emigranti vivono in una cantina. E’ la notte dell’ultimo dell’anno e i due la trascorrono raccontandosi le loro vite. Uno è operaio, figlio di pescatori, l’altro un intellettuale. Uomini diversi con sogni differenti, diversi per classi sociali, nel modo di parlare, e nel ricordare il paese da dove provengono. Entrambi sembrano incapaci al dialogo, e durante la notte nascono discussioni feroci, liti scherzi crudeli, tragicomiche confessioni che nascondono un velo di nostalgia. Nel frattempo, sopra di loro la città festeggia. Questa commedia di Slawomir Mrozek è una schermaglia aspra e ironica insieme. Ne viene fuori la solitudine dell’individuo e l’ineluttabile incomunicabilità che esiste tra gli esseri umani. E’ una riflessione seria e ironica sulla condizione umana nell’emigrazione, tema che purtroppo torna ad essere prepotentemente attuale.

Venerdì 28 (ore 21) e sabato 29 agosto (ore 19) presso il Nido dell’Aquila, “Il Matrimonio nuoce gravemente alla salute”, commedia di Pierre Leandri e Elodie Wallace, con Fabio Ferrari, Silvia Delfino, Pia Engleberth, regia di Massimo Natale.
Nel 2015 lo spettacolo in Francia si appresta ad aprire la quinta stagione consecutiva di repliche con oltre 100 rappresentazioni e più di 350.000 spettatori è una delle commedie francesi più viste negli ultimi anni.
Nei teatri francesi ancora oggi vengono rappresentate un grande numero di commedie dal titolo evocativo e provocatorio che mirano ad esorcizzare attraverso la risata i mali della società nella quale viviamo.
Con Il matrimonio nuoce gravemente alla salute sì è voluto offrire al pubblico uno spettacolo popolare in tutti i sensi.

20996_455697684607404_2674289055849885592_nSabato 29  (ore 21) e domenica 30 agosto presso il Teatro Comunale, “Un coperto in più” di Maurizio Costanzo, con Maurizio Micheli, Vito, Loredana Giordano, Alessia Fabiani, regia di Gianfelice Imparato.
“Un coperto in più”, torna in scena dopo quarantadue anni e questo rappresenta per me una grande soddisfazione. Ringrazio perciò Valerio Santoro e Gianfelice Imparato e quanti hanno collaborato e collaboreranno a questa ripresa. Negli anni ’70, la commedia rappresentata al Teatro Quirino di Roma, fu interpretata da Aldo e Carlo Giuffrè, con la regia di quest’ultimo. Fu un successo per me indimenticabile ed ecco perché sono felice di tornare a Todi, città alla quale mi lega una lunga esperienza.  In “Un coperto in più”, si parla di una donna che è andata via, ma della quale il suo uomo non riesce a fare a meno: è un po’ il problema degli uomini sempre: il desiderio di una donna che forse non c’è e immaginare che comunque questo incontro possa accadere, dando corpo alla fantasia. Per anni sono state le donne a immaginare l’uomo che non c’era. Io ho ritenuto di fare il contrario, con assoluta convinzione”. (Maurizio Costanzo)

Sabato 29 (ore 21) e domenica 30 agosto (ore 17) presso la Sala Jacopone, “MARLENE D. The legend” di e con Riccardo Castagnari (nel ruolo di Quince Marlene), e con Andrea Calvani (al pianoforte nel ruolo di Burt Bacharach), regia di Riccardo Castagnari.
MARLENE D. è uno spettacolo divenuto un cult. Non un inedito, quindi, ma scelto proprio per sottolineare un successo dall’Italia a Città del Messico, a Parigi, dove ha ricevuto il Premio Marius come migliore spettacolo. Interpretato e scritto da Riccardo Castagnari (sotto lo pseudonimo di Quince): “Né travestito, né drag queen, QUINCE definisce se stesso Actor Queen, un attore che si cala in un personaggio di sesso opposto. Non una caricatura né una parodia, ma un’interpretazione nella quale il pubblico possa credere senza farsi domande sulla differenzazione sessuale.” In scena vediamo una Dietrich cinquant’enne che abbandona il cinema per dedicarsi al canto. La meticolosa preparazione ad uno dei suoi leggendari concerti. I suoi amori, i retroscena nascosti della sua solitudine, lo sfarzo dei suoi costumi. Il tutto accompagnato dalle più belle canzoni da lei cantate sui palcoscenici di tutto il mondo, eseguite da Quince rigorosamente dal vivo accompagnato al pianoforte dal maestro Andrea Calvani (che interpreta il ruolo di Burt Bacharach). Ma perché ad interpretarla è un uomo? Il segreto è la chiave di volta dello spettacolo e sarà proprio quel segreto a consolidare l’amicizia che nascerà tra la diva e il suo interprete: tra Miss Dietrich e Quince, l’uomo che diventò Marlene!

DO NOT DISTURBDal 22 al 29 agosto alle ore 23, presso il Ridotto del Teatro, “Do not disturb. Il teatro in albergo” un progetto di Mario Gelardi, da lui scritto con Claudio Finelli, con Carlo Caracciolo, Mario di Fonzo, Annalisa Direttore, Fabiana Fazio, Irene Grasso, Carlo Geltrude, Daniele Marini, Gennaro Maresca.
“Do not disturb” è un format teatrale, ideato da Mario Gelardi, che trasforma le stanze d’albergo in veri e propri palcoscenici. Le camere da letto faranno da scenografia naturale a storie che si svolgono in tempo reale: gli spettatori, penetrando direttamente nel post intimità delle coppie, assisteranno, ascolteranno, quasi spieranno, i personaggi poco prima che lascino la stanza. L’idea è quella di dar vita ad una specie di voyeurismo teatrale. Il filo conduttore delle storie saranno le ossessioni, quelle dei protagonisti delle vicende e si andrà così a scandagliare quella linea sottile, intima, nascosta, in cui esse si sovrappongono e si confondono coi sentimenti.

Francesca Cecchini

Per maggiori informazioni e il programma dettagliato consultare il sito ufficiale Todi Festival: www.todifestival.it

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