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Ancora i tagli ministeriali al centro del dibattito culturale: di ieri l’incontro pubblico presso la Sala Nugnes del Consiglio Comunale di Napoli. Nessun passo in avanti registrato.

Fonte foto web

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Se fosse uno spettacolo, l’incontro tra teatri e politica consumatosi nella Sala Nugnes del Consiglio Comunale di Napoli sarebbe un monumento all’incomunicabilità: fiumi di parole, dialoghi che sono tali solo all’apparenza e, infine, a fare da protagonista è lo stesso stallo con cui si era cominciata la discussione; e dire che, nel precedente rendez vous del mese scorso all’Augusteo (qui il link), ci si era lasciati colmi di buoni propositi e belle speranze per il futuro.
Non si può dire che politica e teatro partano dallo stesso rapporto con la realtà delle cose: se la prima deve innanzitutto comprenderla, studiarla e quindi imporsi di reinterpretarla, il secondo è un’astrazione della stessa volta a coglierne il senso meno visibile. Insomma, la politica dovrebbe avere il dono del pragmatismo (senza dimenticare l’idealismo) e l’ars drammatica dovrebbe puntare sulla poesia. Ad ascoltare gli interlocutori intervenuti ieri, pare quasi che i ruoli si stiano invertendo: gli operatori culturali (Carlo Cerciello dell’Elicantropo e Costanza Boccardi di Teatri Uniti) hanno consegnato una fotografia lucidissima dello stato in cui langue il teatro napoletano (e italiano in generale), puntando il dito contro i tagli decretati dal Ministero di Dario Franceschini, figli di scelte politiche precisissime nascoste dietro il dito degli algoritmi della Commissione incaricata; mentre dai politici in sala non è venuto che un profluvio di vacue parole di rito: abbiamo quindi scoperto che il volàno del teatro potrebbe essere il tax credit, che ha già fatto parte dei capisaldi delle riforme che hanno interessato altri comparti; ed abbiamo anche appreso che praticamente tutti gli amministratori presenti erano stati primi firmatari di qualche misura volta a promuovere il teatro; originale, infine, la visione di un consigliere comunale Pd che, di fronte alla presa d’atto del fallimento delle politiche culturali degli ultimi quindici anni, ha proposto di risolvere tutto con la chiusura di quelle realtà (vedi Asilo Filangieri ed ex O.p.g. Je So’ Pazzo) che hanno provato ad opporsi al degrado.
La deriva autistica di questa politica di bottega si è consumata, insomma, nel reciproco rimpallo di responsabilità ed accuse tra coloro che intervenivano (il Forum delle Culture, al centro di questi scambi, non è stato difeso nemmeno dallo stesso vicesindaco intervenuto). Nel frattempo, il teatro napoletano sanguina: a Salvatore Nastasi (giunto in pompa magna a Bagnoli da commissario) si è avvicendato Ninni Cutaia in qualità di Direttore Generale ad interim, eppure non sembra esserci via d’uscita dalla politica di tagli decisa dal Ministero, se lo stesso Franceschini ha confermato l’impianto del decreto in una recente interrogazione parlamentare. Nuove proteste seguiranno, ma c’è poco da essere ottimisti.

Antonio Indolfi

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