Manlio Boutique

Casa Bonadies ospita, per l’esordio “vesuviano” della quarta stagione de Il Teatro Cerca Casa, la storia di Giuditta Cavaliere: donna, puteolana, ricamatrice.

Foto Cesare Abbate

Foto Cesare Abbate

Che l’arte del raccontare colga e potenzi la naturale tendenza dell’uomo ad essere “animale politico” è ben chiaro per chiunque abbia letto – o, ancora meglio, abbia ascoltato narrare da lettore accorto – il famoso encomio che il sofista Gorgia dedica ad Elena: la parola curata e accorta, lì come altrove, sa essere avvincente e persuasiva – sia che magnifichi il bene sia che tessa lodi al male -, creando legami invisibili ma tenaci tra voce narrante, orecchio che ode, oggetto narrato.
Ed è sulla scia di questa sapienza retorica, di questa malìa verbale che Caterina Pontrandolfo scrive e dirige Ricami. Storia di Giuditta Cavaliere, una messinscena che vuol essere, a un tempo, lode e canto per la ricamatrice puteolana, vissuta tra il 1895 ed il 1980 e particolarmente amata nella cittadina flegrea per aver “insegnato il mestiere” a molte ragazze locali e straniere.
In scena la Pontrandolfo, magistralmente accompagnata dalla chitarra classica di Riccardo Prencipe, si fa voce – o, meglio, voci – , in maniera polimorfa eppure sempre calzante: è voce delle allieve che frequentavano il laboratorio sartoriale “della signorina Giuditta”, strappate via ad un mondo tutto al maschile e rese capaci di lavorare e di rendersi più autonome, è voce di una nipote legata teneramente alla zia, della quale racconta i momenti di festa, è voce di canto che si spande in sala con melanconia e che trascina gli spettatori fin dentro le case del Rione Terra.

Foto Cesare Abbate

Foto Cesare Abbate

È il quadro narrato della città, di una Pozzuoli da sempre crogiuolo di genti diverse, alle quali tutte e senza pregiudizio alcuno la Cavaliere portava in dono il suo sapere prezioso: il frutto dell’ago e del filo, lavorati da “mani che possono diventare sante”, se svolgono fino in fondo la loro missione.
È il quadro, altresì, di un Pozzuoli che vive: dall’expolit industriale del secondo dopoguerra – e il suono della chitarra percossa sembra riecheggiare gli operai al lavoro – fino alla rovina del bradisimo, della fuga, dell’andar via dalla propria casa, dal proprio amato laboratorio.
E il riverbero dell’attività della ricamatrice puteolana fu ampio e diffuso, al punto che la sua umanità e il suo insegnamento giunsero, condotti dalle mani delle sue allieve sudamericane, fino in America Latina, laddove Giuditta fu stimata e pianta nel giorno della sua morte, che giunse nel 1980, a chiudere una vita di attività, di presenza, di disciplina rigorosa ma umana, di un’esistenza semplice, certo, ma anche moderna e persino rivoluzionaria per tutte quelle ragazze che, sulla scia della sua lezione, appresero un’arte e un po’ di libertà.
L’ultima maschera della Pontrandolfo in scena è infatti quella di una donna latinoamericana, che in un angolo della chiesa, durante le esequie, canta un canto di dolore e di saluto per quella donna che, non sposa, fu in grado di partorire tanto bene nel mondo.
Una piccola storia; un fiore di speranza e di memoria custodita.

Antonio Stornaiuolo


Il Teatro Cerca Casa
Contatti: http://ilteatrocercacasa.it/site/ – info@ilteatrocercacasa.it

Print Friendly

Manlio Boutique