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Al Teatro dell’Orologio di Roma, logorio quotidiano e crisi esistenziali per il secondo lavoro del percorso monografico della compagnia Proxima Res.

Foto Manuela Giusto

Foto Manuela Giusto

Potrebbe essere una declinazione di contemporaneo “incontro ravvicinato del terzo tipo” con l’isteria e la nevrosi umana, quello che coinvolge la doppia coppia di Fuorigioco, spettacolo coprodotto da Proxima Res e Progetto Goldstein, in scena nella nuova sala Orfeo del teatro dell’Orologio (fino al 22 ottobre).
Un singolare e inatteso vis à vis tra Mario (Emiliano Masala) e Anna (Elisa Lucarelli), tifoso incallito e lavoratore sottopagato il primo, moglie fedele e accontentata – per rassegnazione –  la seconda, proprietari – salvo estinzione mutuo – di un appartamento al sesto piano; e Adriano (Giampiero Judica) e Laura (Francesca Porrini), lui scrittore in carriera di programmi tv demenziali, lei aspirante blog writer, attualmente praticante su social network, che, in bilico sul cornicione, attendono di buttarsi insieme per ripicca verso una vita agiata ma infelice.
Sono le esistenze di un’umanità interrotta nell’istante precedente il suicidio, sospesi – è il caso di dirlo – su una striscia stretta e lunga di centimetri calpestabili, limitati da una parete-separè che corre accanto alla portafinestra, e che è limite (valicabile) tra pubblico e privato, tra un dentro domestico, nido d’intimità famigliare, e un fuori comune, flagellato dal male sociale della crisi economica e della depressione diffusa.

Foto Manuela Giusto

Foto Manuela Giusto

Tra loro, la semifinale degli Europei: evento di relativa importanza che per l’italiano medio significa improvviso risveglio di spirito patriottico, di sentimento fraterno capace, per forza e resistenza, di vincere, seppur momentaneamente, qualsiasi preoccupazione reale, sofferenze personali o angosce giornaliere. I problemi, quelli veri, sono rimandati allo scadere del novantesimo minuto, quando svanirà quella parentesi di spensierata euforia. Ma i virtuosismi di Balotelli e compagni assumono nella drammaturgia di Lisa Nur Sultan i contorni di un hitchcockiano “MacGuffin” che poco per volta si dissolve tra le fibre di un crescente legame empatico fatto di dilemmi e confessioni, riflessioni – su se stessi e sugli altri – e delusioni, accuse e rinunce interscambiabili che minano certezze silenti, ipocrisie asintomatiche, abitudini assuefatte, e che i quattro interpreti, ben orchestrati dalla regia dello stesso Masala, esprimono attraverso una frenetica commistione di umorismo e drammaticità. E se sotto di loro il mondo scivola via indifferente e inarrestabile, su quel cornicione, divenuto anche solido confine tra reale e onirico (dove si può persino  scatenarsi nella danza), si diffonde un’intimità inedita, condivisa, e una complicità imprevista, noi, in platea, impariamo a camminare rasenti al muro, a guardarci dentro per comprendere che forse la quotidiana partita della vita, per quanto difficile e apparentemente invincibile, vale la pena di essere giocata. Fino alla fine.

Nicole Jallin

Teatro dell’Orologio
Via dei Filippini, 17/a, Roma
orari: dal martedi al sabato ore 21.15 – domenica ore 17.45
Contatti: 06 687 5550 – www.teatroorologio.com/

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