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Michele Danubio traduce sul palcoscenico del ntS’ “Una giornata particolare”, a quasi quarant’anni dall’uscita del film candidato all’Oscar nel’78.

Foto Mario Gelardi

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Di fronte alla trasposizione di un classico in altra forma artistica (e quindi nel passaggio dal medium televisivo o cinematografico al palcoscenico, e viceversa), il dilemma del critico resterà sempre lo stesso, identico: dimenticare l’originale o “pesarvi” la riuscita dell’operazione compiuta? Misurare le nuove interpretazioni su quelle a cui si ispirano o, al contrario, tagliare il cordone ombelicale con queste ultime? Non si sottrae a questi interrogativi Una giornata particolare, riscrittura liberamente ispirata al film di Ettore Scola candidato all’Oscar nel 1978, andata in scena per la regia di Michele Danubio dal 4 al 6 dicembre al Nuovo Teatro Sanità. I ruoli che furono di Marcello Mastroianni e di Sophia Loren sono qui assunti, rispettivamente, dallo stesso Danubio e Laura Borrelli, chiamati alla missione (praticamente impossibile) di far dimenticare una delle ultime performance della fortunata e collaudata coppia di attori.

Foto Mario Gelardi

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La storia, in sostanza, è inalterata: Gabriele e Antonietta vivono nello stesso edificio, condividendo un forte senso di inadeguatezza rispetto alla propria epoca; il giorno dell’arrivo a Roma di Hitler, le loro solitudini si incroceranno, quasi casualmente, mettendo a nudo le reciproche insicurezze e offrendo a entrambi l’occasione di uscire dalla gabbia di convenzioni che li teneva prigionieri. Anche i testi riprendono, per gran parte, la sceneggiatura originale, opera di Scola, Maccari e Costanzo; evidenti gli omaggi al film anche nella scelta dei costumi, sostanzialmente identici a quelli delle controparti cinematografiche.
Come avrà intuito il lettore più attento, già in queste righe è stato impossibile non tener conto del rapporto con l’opera madre, che sale agli occhi evidente negli scambi di battute più delicati, in cui, tuttavia, regia ed interpreti non riescono a raggiungere le vette di delicato lirismo della pellicola di Scola; i frequenti silenzi non arricchiscono il pathos scenico e finiscono per creare una narrazione singhiozzante. Sfrondato il testo dalla presenza degli altri personaggi secondari, il confronto tra i due protagonisti e la società del tempo è rappresentato dal ciarlare pettegolo della portiera (Veronica Fusaro, la cui parlata romanesca non appare sempre credibile); in difficoltà ci è parsa Laura Borrelli nei panni della Loren (mentre, in passato, l’abbiamo vista più a suo agio in ruoli che ne enfatizzavano la carica ironica), mentre si è lasciato preferire Danubio, che con sobrio rigore ha retto l’impatto del confronto con Mastroianni, si parva licet.
Una pièce realizzata con un evidente, profondo amore verso l’originale che intendeva omaggiare, che proprio per questo motivo non può essere tenuto fuori dal giudizio su quanto realizzato, pesando fortemente sulla valutazione delle scene principali, che perdono molto smalto non appena accostate all’illustre precedente; riuscendo appieno nell’impresa di far dimenticare il paragone solo nel commovente momento dell’amplesso tra Antonietta e Gabriele, in cui gli attori rivelano un’intesa che poteva forse essere sfruttata con maggiore attenzione.

Antonio Indolfi

Nuovo Teatro Sanità
Piazzetta San Vincenzo, 1 – Rione Sanità, Napoli
Contatti: 3396666426 – info@nuovoteatrosanita.it – www.nuovoteatrosanita.it

 

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