Manlio Boutique

In scena al teatro Bellini di Napoli fino al 17 gennaio una rappresentazione in musica e parole della viscerale poesia partenopea. Sul palco Toni e Peppe Servillo, la cui credibilità artistica restituisce al pubblico napoletano la possibilità di riscoprirsi.

Foto Luigi Maffettone

Foto Luigi Maffettone

La tradizione napoletana è probabilmente la principale responsabile dell’inspiegabile equilibrio di questa città, un equilibrio precario che vede Napoli sospesa, sopra un uovo. Eppure per molti questa stessa tradizione, ricalcando un’idea ricorrente della contemporaneità, sembra essere sempre più condannata ad un ruolo marginale, una progressiva trasparenza prima dell’inesorabile oblio destinato a sopraggiungere un giorno o l’altro. Nessuna di queste due sentenze è totalmente vera, eppure è propria del nostro tempo la percezione della cultura urbana partenopea rassomigliante ad un grande animale dai tratti statici piuttosto evidenti. Un arredo museale pronto alla visita e non alla vita, smosso di tanto in tanto dalla nostalgia.
Ma l’omaggio a Napoli che Toni e Peppe Servillo hanno confezionato e che porteranno in scena al Teatro Bellini dal 5 al 17 gennaio, La Parola Canta, restituisce quell’indefinibilità dei modi, delle abitudini, dei vizi e delle virtù di questa città. Una complessità di elementi impossibile da racchiudere in un’unica definizione, da abbracciare e confinare nei limiti di una forma. Non basta la parola, da sola, così come la musica, ma le due cose possono collaborare e concorrere all’obiettivo. E siccome le immagini estemporanee possono dire molte più cose di una complessa elucubrazione, la scelta del tutto personale di brani noti e di celebri canzoni della storia musicale partenopea aiutano i Servillo ad offrire la loro idea di una città da sempre e per sempre magmatica come solo Napoli lo è.

Foto Luigi Maffettone

Foto Luigi Maffettone

Un concerto di sonorità e parole il cui scopo naturale finisce per essere quello di un pubblico che riscopre se stesso attraverso Eduardo, Libero Bovio, Mimmo Borrelli, Raffaele Viviani e Renato Carosone, solo per menzionarne alcuni. La “poesia viscerale” che caratterizza Napoli, dove viscerale sta per visceri, il ventre, quell’alternanza di colori, ora cupi e torbidi, poi carichi e lucenti, è riposta negli accenti e nelle intonazioni recitative di Toni Servillo, così come nella vocalità enigmatica di Peppe. All’amalgama partecipa con un ruolo fondamentale il contributo musicale dei Solis String Quartet (Vincenzo Di Donna e Luigi De Maio al violino, Gerardo Morrone alla viola, Antonio Di Francia al violoncello), il cui raccordo in note tra i vari momenti assurge molto spesso a protagonismo e centralità caratterizzando con valore distintivo la colonna sonora dello spettacolo.
Al netto di un’operazione teatrale che può apparire manieristica nel suo preconfezionamento, se non altro il pretesto per un esercizio di stile, il cui ritorno dal punto di vista commerciale è pressoché assicurato, va detto che la presunzione di speculazione viene immediatamente dissipata dalla credibilità indubbia degli interpreti sul palco, oltre che dalle scelte dei contenuti. Il gigantismo artistico di Toni Servillo giustifica a pieno la mondanità culturale che ha reso imperdibili ai più le sue apparizioni a teatro e La Parola Canta si potrebbe finalmente sintetizzare come un riuscito e romantico ritratto in alta definizione della sciagurata meraviglia napoletana.

Andrea Parrè

Teatro Bellini
Via Conte di Ruvo, 14 – 80135, Napoli
Info  e contatti: www.teatrobellini.it – botteghino@teatrobellini.it – 081 54 99 688

 

Print Friendly

Manlio Boutique