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Al Teatro Argot Studio di Roma, la visita ultraterrena di Pier Giorgio Bellocchio e Arcangelo Iannace, protagonisti fortunati e disgraziati della commedia scritta e diretta da Filippo Gili.

Foto Manuela Giusto

Foto Manuela Giusto

Accadono incontri spiritosi e spirituali nella piccola sala dell’Argot di Roma, tra il 12 e il 24 gennaio. Incontri incredibili con un messaggero (non) alato dell’aldilà, sceso in terra per preannunciare la formula di una reale, materiale e (molto) ricca felicità. Una sorta di secco terno al lotto certificato dalla Provvidenza: evento scientificamente indimostrabile, statisticamente improbabile, teatralmente possibile. A renderlo concreto, la messinscena di Filippo Gili che per i suoi “Angeli” confeziona una drammaturgia umoristica dell’assurdo senza rinunciare al suo serio impegno di profonda indagine degli stati passionali, cerebrali, comportamentali dell’essere umano.
Un nuovo lavoro prodotto dagli Uffici Teatrali incentrato su un’anomala e forzata convivenza tra due “Angeli” – appunto -, l’uno di nome, l’altro di fatto, che qui hanno temperamento attoriale rispettivamente di Arcangelo Iannace e Pier Giorgio Bellocchio. Il primo, scapolo disordinato tanto quanto il moderno salotto in cui vive (personalizzato con foto-ricordi alle pareti, mini bar, doppio divano in pelle bianca, tappeto e tavolino), deve fare i conti con un altrettanto strambo vicario divino, comprovato tuttologo il cui fare saccente si sgretola, causa improvvisa amnesia, in un’umana ansia da prestazione.

Foto Manuela Giusto

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Il percorso di costruzione relazionale tra i due uomini (fatta di scetticismo e incredulità; di chiare domande e risposte volutamente contorte, nella forma e nella sostanza linguistica; di reciproca fiducia spesso tradita e riconquistata) dà modo alla cifra stilistica di Gili di esprimersi tutta in una struttura narrativa che intesse contemporaneamente un lavoro di pensiero su sensazioni, stati d’animo e percezioni, sentiti, amplificati e arrestati. Un’analisi che invita lo spettatore a riflettere sull’attesa: quell’attimo di variabile durata composto dall’irresistibile seduzione del desiderio. Desiderio quasi consumato per l’angelo-Bellocchio, che da dieci anni si crogiola nel pregustare l’annunciazione; desiderio trattenuto (dunque potenziato) per Angelo-Iannone che, appresa la notizia, immagina con corpo e mente il sapore della fortuna promessa mista, però, all’angosciosa e claustrofobica irritazione dell’illusione.
I dialoghi dal ritmo ora serrato ora moderato, le bizzarre incomprensioni, gli isterici j’accuse, le drammatiche constatazioni, e i costanti, sia euforici che depressi, andirivieni che si susseguono sulla scena, secondo volontà registica dello stesso Gili, chiedono agli interpreti di mantenere alte le pulsazioni, per tradurre anche in sforzo fisico il batticuore emotivo: l’intimo scompenso razionale, irrazionale, epidermico, affettivo. E ci riescono.

Nicole Jallin

 

Teatro Argot Studio
via Natale del Grande, 27, Roma
contatti: 06 589 8111 – info@teatroargotstudio.com – www.teatroargotstudio.com

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