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Lo scrittore triestino per la prima volta porta in scena a Napoli il suo spettacolo leggermente autoreferenziale, ritratto di un uomo che non è solo un comico.

Fonte foto Ufficio stampa

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Nei giorni caldi in cui è in ballo l’approvazione del ddl Cirinnà (quello sulle unioni civili per le coppie dello stesso sesso), Alessandro Fullin ha portato in scena il suo Fullin legge Fullin – spettacolo leggermente autoreferenziale sul palco del Nuovo Teatro Sanità che lo ha ospitato il 16 e 17 gennaio; show disimpegnato che non intende prendere parte al dibattito politico in atto ma offre una serie di divertiti e divertenti spunti sul tema dell’omosessualità, prendendo le mosse dalla vita dell’irresistibile autore, regista ed unico attore dello spettacolo.
Alessandro Fullin: un passato da attivista del Cassero (il circolo lgbt di Bologna), approdato una decina d’anni fa in televisione (suo era uno dei personaggi ricorrenti di Zelig), oggi sul palco per uno show leggero che alterna aneddoti personali, brevi monologhi e letture dai suoi libri (o dal suo profilo Twitter). Lo stile dell’autore triestino è inconfondibile: Fullin si serve dei cliché sull’omosessualità e ci gioca di continuo, con brio e simpatia: in sottofondo, compaiono i principali interpreti dell’immaginario musicale gay (Mina ed Aznavour su tutti, ma sono citate nel corso della pièce anche Vanoni, Zanicchi e Milva) e più volte viene citato lo stereotipo del legame tra le persone omosessuali e le loro madri. Il racconto – scritto a quattro mani con Mario Angioni – non si fa scontato, Fullin sa bene come snocciolare considerazioni personali ed episodi, in una narrazione svagata in cui anche i silenzi sono forieri di ilarità; e sembra sinceramente interessato a mettere di buon umore il proprio pubblico, suscitando molti sorrisi e qualche fragorosa risata. La platea, d’altronde, è numerosa, nonostante la concomitante partita del San Paolo, e sembra apprezzare la capacità affabulatrice del comico, intervallando ciascuna tranche dello spettacolo con convinti applausi.
È anche da momenti di sincero divertimento come quelli offerti da Fullin che passa la “normalizzazione” della posizione dei gay in Italia; un’ironia (o meglio, un’autoironia) tranquillizzante, che è ovviamente lontana anni luce da qualsiasi dubbio di omofobia sottostante (il rischio di potervi cadere, probabilmente, è causa del silenzio diffuso dei comici sul tema). L’artista si prende gioco di sé e dei gay senza ridicolizzare e senza ricorrere a volgarità, dimostrando che si può ridere anche sugli stereotipi riguardo il popolo lgbt senza per questo sfociare nell’offesa e riuscendo a parlare liberamente di matrimonio gay, in un’epoca in cui ancora l’argomento sembra un tabù per il nostro Paese (a dispetto di quanto avviene, va detto, nel resto d’Europa e in America).

Antonio Indolfi

Nuovo Teatro Sanità
Piazzetta San Vincenzo, 1 – Rione Sanità, Napoli
Contatti: 3396666426 – info@nuovoteatrosanita.it – www.nuovoteatrosanita.it

 

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