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Primo appuntamento del percorso monografico degli Uffici Teatrali al Teatro dell’Orologio di Roma, intorno alla riflessione passionale sull’esistenza.

Foto di Manuela Giusto

Foto di Manuela Giusto

Comincia dalla fine la “Trilogia di Mezzanotte”, sodalizio artistico, creativo, poetico dell’autorialità drammaturgica di Filippo Gili e registica di Francesco Frangipane, per produzione del Progetto Goldstein in collaborazione con il Teatro Argot Studio. Comincia dalla fine questo trittico d’indagine drammatica, di scavo serio e struggente, di scandaglio spietato di emozioni e pensieri partoriti dalla testa, dal cuore, dalla pancia, che al Teatro dell’Orologio sosterà complessivamente fino al 28 febbraio e che coinvolgerà anche “Dall’alto di una fredda torre” (dal 16 al 21 febbraio) e “Prima di andar via” (dal 23 al 28).
Comincia da “L’ora accanto” (fino al 14), capitolo conclusivo (e spettacolo inaugurale della terza edizione della stagione congiunta di Dominio Pubblico) di una sentita indagine tra dilemmi che spaccano consanguinee coscienze tra vita e morte, e che se negli altri due lavori chiamano in causa il diritto di esercitare il libero arbitrio sulla propria fine, e il tormento lacerante del sacrificio inevitabile, annunciano ora una declinazione opposta che spinge la razionalità a scavalcare il limite del trapasso per ritornare alla vita.
Attorno a quotidianità familiari che circondano un tavolo da pranzo, centro di gravità della sobria e minimale scenografia firmata da Francesco Ghisu, resa visibile dalle luci di Giuseppe Filipponio, quattro fratelli (Massimiliano Benvenuto, Silvia Benvenuto, Vincenzo De Michele, Vanessa Scalera) e una madre (Michela Martini), s’imbattono nella concreta ipotesi di risuscitare il padre defunto (Ermanno De Biagi). Risuscitare, sì: lo dimostra la scienza, e lo “spiega” lo stesso De Michele, voce professionale della fisica quantistica, che si dona a una catena terminologica inestricabile di lemmi e procedure tecniche – diretta conseguenza della sempre virtuosa ricerca linguistica dell’autore -: si può fare marcia indietro dall’aldilà. Si può tornare tra i vivi, ma solo per un’ora.

Foto di Manuela Giusto

Foto di Manuela Giusto

Ha un che di fantascientifico, certo, ma la profondità concettuale fatta scrittura da Gili, fatta dinamismo orchestrale e mai banale da Frangipane, e fatta forte brivido sensoriale dagli interpreti, spinge il baricentro tematico ben oltre l’immediata e superficiale verosimiglianza.
Non importa quanto tutto ciò sia utopistico, a scuotere da dentro è l’indicibile, devastante fremito che investe l’essere umano di fronte alla possibilità di afferrare ancora una volta, ma solo per un’ora, una soltanto, un affetto che la morte si è portato via, accettando però le dolorose angherie della scadenza temporale.
Se accadesse davvero, come reagiremmo? Ecco, insieme ai personaggi siamo sospesi qui, in questo interrogativo stato psicofisico ed emotivo in balia di vorticosi e imprevedibili impulsi che rapidi corrono – anche con punte d’ironia – dalla commozione ardente del contatto al terrore logorante di un altro addio; dall’isterica tenerezza pure portatrice d’implicite egoistiche carezze (collettive, individuali) e abbracci costrittori, all’irrequieto, lucido rifiuto del distacco, all’angoscioso confronto con volontà diverse, contrarie.
Alla prima tappa di questa intensa prova teatrale, vale la pena dire abbandonatevi totalmente alle sensazioni voi che entrate, lasciate che la realtà vi sfugga, lasciate che il ritmo del battito scandisca la logica, e lasciate che i secondi vi attraversino veloci, mentre il tempo, piano, scompare.

Nicole Jallin

Teatro dell’Orologio
via dei Filippini 17/a
contatti: www.teatroorologio.com – 06 6875550 – info@teatroorologio.com

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