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In scena al Teatro Vascello di Roma fino al 31 gennaio, il racconto liberamente ispirato a “Il ballo” della scrittrice francese, pubblicato con grande successo nel 1930.

Foto Fabio Gatto

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Poche interpreti avrebbero potuto caratterizzare così abilmente i cinque protagonisti del romanzo “Il ballo” di Irène Némirovsky, tanto diversi tra loro – la madre Rosine, il padre Alfred, la figlia Antoinette, l’istitutrice, la cugina pianista– e trasformare, con la sola voce e la gestualità, una ambientazione da bell’époque parigina in un incubo tutto interiore.
Sonia Bergamasco ce l’ha fatta.
Ne Il ballo, monologo a più voci da lei diretto ed interpretato – prodotto dal Teatro Franco Parenti ed in scena al Teatro Vascello di Roma fino al 31 gennaio p.v. – l’attrice Premio Duse 2014 è riuscita a calare lo spettatore nei pensieri e negli occhi della quattordicenne Antoinette Kampf e con la sua capacità espressiva ha dato corpo alle figure che hanno segnato l’adolescente: il padre Alfred dalla voce boriosa, dedito a farsi bello nel sistemarsi il papillon e radersi la barba, la fatua istitutrice inglese in balia degli ordini della madre e dei capricci della figlia, l’odiosa cugina dal braccio perennemente alzato, quasi ad imporre continuamente il suo ego, la madre Rosine dalla voce e movenze isteriche, e Antoinette, la vittima che troverà il suo riscatto.
L’allestimento scenico interagisce con la recitazione: il disegno luci scolpisce i personaggi accompagnandoli nei loro movimenti e gli oggetti facilitano la lettura introspettiva delle figure, fornendo una chiave per interpretare metaforicamente la trama. E così, ad eccezione del divano dormeuse, dove è sdraiata, all’inizio, la sognante Antoinette, tutto il resto della scena, ai lati e per terra, è ingombrato da specchi dalle dimensioni più svariate, ricoperti da pellicole trasparenti che cadranno un po’ alla volta, riflettendo il vuoto esteriore dei personaggi tratteggiati dalla mente di Antoinette, e mettendo a nudo, quando saranno ormai tutte a terra, la miseria interiore della antagonista madre Rosine.

Foto Fabio Gatto

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Come spiega la Bergamasco: «Attraverso lo sguardo di Antoinette (…) cerco negli specchi le figure di un teatro che sonnecchia nelle pieghe del quotidiano. Cerco il teatro di un bambino solo che costruisce il suo mondo perché il mondo conosciuto (quello degli adulti) non è bello e non gli piace. La storia di Antoinette è molto più di questo. È la presa di coscienza del rispecchiamento umano e feroce di due donne, madre e figlia».
Egoista e prepotente, Rosine è una donna assetata di riconoscimento sociale e ora che con il marito si è fatta ricca, può finalmente indire uno sfarzoso ballo in casa sua per dimostrare all’alta società chi è diventata. Preoccupata di essere usurpata nel suo ruolo da prima donna, nega però alla figlia di partecipare al tanto agognato evento (“Ah, credi di fare il tuo “debutto in società” l’anno prossimo? Chi ti ha messo questi grilli per il capo? Sappi, mia cara, che io comincio soltanto adesso a vivere, capisci, io, e che non ho intenzione di avere tra i piedi una figlia da marito…”) mentre tutta protesa all’esteriorità si gongola dinanzi allo specchio in ricchi abiti, solo lasciati immaginare dall’attrice mentre si avvolge nella pellicola trasparente, ora sollevata ora strappata dagli specchi, e pronta a diventare gonna in tulle, scialle, ma anche velo da sposa della giovane Antoinette, in un continuo rispecchiamento della figlia nella madre e della madre nella figlia. Quello che la stessa unica protagonista definisce «il dato più affascinante e allo stesso tempo il più terribile, nella storia. Il sentire che queste due figure non sono separate da questa ferita, ma sanno invece di appartenersi».
Antoinette non può resistere a lungo all’umiliazione inflittale dalla genitrice ed attuerà i suoi propositi vendicativi, in un crescendo di rabbia, scandito dal ticchettio fuori campo di una bomba ad orologeria, intermezzato dalle note de “Sul bel Danubio blu” di Strauss, via via grottescamente alterate, in un’atmosfera che si fa sempre più interiore ed onirica.

Elvira Sessa

Teatro Vascello
Via Giacinto Carini 78- Monteverde, Roma
Contatti: www.teatrovascello.it

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