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Marinella Manicardi porta in scena a Sala Ichos l’interessante monologo dedicato al tabù per eccellenza, il ciclo mestruale femminile, e alla reticenza, il silenzio e l’ipocrisia attraverso cui questo fenomeno, naturalissimo, è stato filtrato.

Fonte foto Ufficio stampa

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L’inconsapevolezza è propria della natura di un tabù. È inconsapevole chi il tabù lo rispetta, per effetto di pudicizia. Ed è altrettanto comune alle caratteristiche di un tabù l’effetto sorpresa che scaturisce quando assistiamo al disvelarsi di esso. Ci fa percepire come vulnerabili, fragili, o sarebbe meglio dire ebeti.
Avete mai visto le pubblicità degli assorbenti? Io sì, casualmente mi è capitato di vederne sia prima che dopo aver assistito alla messa in scena di Corpi impuri, monologo di e con Marinella Manicardi – in collaborazione con Festival Filosofia e Centro Documentazione Donna di Modena -, incentrato sul silenzio della storia e della società in merito al tema del ciclo mestruale femminile. Sì, uno spettacolo sulle mestruazioni. Prima di assistere alla messinscena a Sala Ichos lo spot degli assorbenti mi appariva come linguisticamente preciso e ragionevolmente accettabile. Dopo, si è trasformato in una ridicola assurdità. L’excursus sul tema portato in scena dalla Manicardi si defila dallo sterile approccio femminista e affronta la censura delle mestruazioni dal punto di vista storico, scientifico, religioso e del costume, confermando la tesi di Jacques Le Goff secondo cui quella del corpo femminile è la vera lacuna degli storici.

Fonte foto Ufficio stampa

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Perché d’altronde un tabù non si sviluppa mai per caso. Per secoli, millenni, il ciclo mestruale femminile è stato l’invisibile ma netta linea di demarcazione tra il mondo maschile e quello femminile. Complici del non detto, di interpretazioni fasulle, di reticenza palese (col senno di poi), la scienza e la religione, incapaci di decifrare quanto accadesse mensilmente alle donne senza associare il fenomeno naturalissimo a dicerie, credenze, dietrologismi e qualunque cosa si distaccasse dal concetto di normalità. Come la morte, come il sesso, il ciclo mestruale ha finito per essere filtrato attraverso una secolare censura linguistica che ha contribuito a corroborare l’idea di una gerarchia tra i generi data per scontata. Il monologo è preciso, dettagliato, ricco di cenni storici, religiosi e scientifici al punto da calare lo spettatore in una condizione di apprendimento, saltando il fosso della pedagogia.
Prima dell’ingresso in sala, contestualmente alla sinossi dello spettacolo veniva distribuita un’immagine chiaramente evocativa di una vagina sanguinante, che invece non era altro se non l’ingrandimento della ferita sul costato di Cristo in una generica raffigurazione sacra. Il che è ulteriore motivo di riflessione, oltre che per l’accostamento possibile delle due immagini e la loro sovrapposizione, per quel sorrisino di autentico imbarazzo che si sarà stampato sul volto di molti (compreso il sottoscritto) ad un primo stadio percettivo dell’immagine. Una stessa immagine che può voler dire, contemporaneamente, la massima espressione di santità, ma anche la presunta impurità del corpo della donna. Ed ora provate a guardare uno spot degli assorbenti.

Andrea Parrè
Sala Ichos
via Principe Sannicandro 32 – San Giovanni a Teduccio (Na)
contatti: 335 765 2524 – 335 7675 152 – 081275945 (dal lunedì al sabato dalle 16 alle 20 – domenica dalle 10 alle 17)
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