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I linguaggi delle nuove generazioni in scena a passo di danza da domani nei teatri umbri. Coreografi di fama internazionale e grandi ospiti ad accompagnare giovani danzatori che si muovono tra disciplina e passione.

98869cf7-125a-4ee8-99c4-79f6a2822593Saranno il Teatro Bertold Brecht di Perugia, il 22 marzo alle ore 21, e il Teatro dei Riuniti di Umbertide, sabato 2 aprile alle ore 21, ad ospitare gli appuntamenti della rassegna Umbria Contemporanea. I linguaggi delle nuove generazioni ed il loro viaggio nella danza, progetto promosso da Centrodanza, Centro Studi Danza Umbertide, Umbria Ballet Gubbio. Il proponimento si basa su un percorso formativo e culturale articolato a “tappe” e distribuito nel corso degli anni durante cui l’insegnamento costante dei maestri delle tre storiche realtà di danza del territorio, si fonde con stage formativi curati da coreografi di importanza nazionale ed affiancati da danzatori professionisti d’eccellenza. Per questa edizione i due coreografi scelti per condurre questo percorso sono Alessia Gatta e Michele Merola, personaggi che hanno una”grande familiarità” con le tematiche che caratterizzano il vivere quotidiano quali la velocità, la condivisione, la mobilità, la multimedialità e, dunque, si avvicinano, proprio per questo, al movimento “contemporaneo”che rappresenta “ciò che accade mentre accade”: la danza che vive immersa nel presente è condizionata e contaminata da queste tematiche. Ospiti di Umbria Contemporanea saranno Agora Coaching Project diretto da Michele Merola e Enrico Morelli, INC innprogresscollective gruppo indipendente diretto dal  coreografo Afshin Varjavandi, Francesco Mariottini e Alberto Terribile primi ballerini della compagnia  Tanzcompagnie Giessen. Per meglio entrare nella “filosofia” del progetto abbiamo intervistato Francesco Mariottini che, oltre ad essere uno dei danzatori ospiti, è anche il Presidente della Umbria Ballet School di Gubbio ed insegnante a sua volta.
Tre realtà importanti del territorio umbro si uniscono per offrire una grande opportunità ai ragazzi ma, anche, per valorizzare la danza contemporanea. Perché quest’ultima, in Italia, sembra stentare nell’affermarsi?   
Partiamo dal presupposto che di danza “contemporanea” in Italia ce n’é ed è anche di qualità! Purtroppo non viene molto valorizzata. Quest’arte nel nostro paese é sempre messa un po’ in disparte. In Teatro, ad esempio, durante una stagione lirica si trovano tre o quattro produzioni diverse di opere e concerti e una sola produzione di balletto. In televisione funziona praticamente allo stesso modo. Durante qualsiasi programma di varietà (escludendo i talent show in cui l’arte è la base del programma stesso), generalmente, i cantanti ospiti hanno un proprio spazio per l’esibizione mentre i ballerini, spesso, vanno solo a riempire “buchi”, eseguendo la sigla iniziale o accompagnando la performance dei cantanti stessi. Talvolta, poi, purtroppo, chi crea danza “contemporanea” tende ad estremizzarla per cercare di allontanarsi il più possibile dal mondo del balletto classico. Secondo me, la troppa estremizzazione rende lo spettacolo un po’ noioso agli occhi di chi non fa parte del nostro settore, cosicché, pian piano, si rischia che il pubblico si allontani e smetta di andare a teatro. É una ruota che gira… Occorrerebbe iniziare a cambiare le basi di pensiero per poter “educare” il pubblico a conoscere e ad apprezzare di più il mondo “contemporaneo”.
L’Umbria al centro di un evento che vuol rappresentare un punto di inizio di sviluppo di un più ampio network europeo di formazione e condivisione di conoscenze  e di saperi. Secondo lei, è possibile riuscire nell’intento di unire tante realtà?
Tutto è possibile, basta impegnarsi e crederci. Questo é quello che ci ha fatto unire in questo progetto. Ci vorrà tempo e tanta buona volontà, ma noi ce la metteremo tutta. In fondo molti anni fa si guardava il cielo e si sognava di volare, oggi in meno di dieci ore ti ritrovi dall’altra parte del mondo.

Foto Romano Paoleschi

Foto Romano Paoleschi

I momenti pubblici che vedremo sul palco sono il frutto di un percorso che dura tutto l’anno. Quanto influiscono le conoscenze e gli insegnamenti portati dai coreografi esterni rispetto ai maestri che, giornalmente, seguono i ragazzi?
Influiscono moltissimo, in primis perché, in questo caso, sia Michele Merola che Alessia Gatta sono dei grandissimi professionisti della danza contemporanea e, in più, avere la possibilità di studiare con un insegnante esterno alla scuola rende l’allievo molto più “stimolato”. Questo perché si tende sempre ad avere un po’ più “paura” del nuovo, del professionista che hai davanti e questo non conoscerlo, non sapere come rapportarsi con lui ti dà una scarica di adrenalina che permette alla tua mente e al tuo corpo di assimilare moltissime informazioni nuove e di essere in grado, poi, di metterle in pratica facilmente.
Non si rischia un conflitto di interessi tra i maestri (e di riflesso nel percorso artistico dei ragazzi) considerando lo stile e il metodo di insegnamento diverso di ognuno di loro?
La danza è arte e non un lavoro schematico, non ci sono conflitti di interesse. Più stili si studiano durante la fase della crescita, più un ballerino diventerà completo. Quando avevo quattordici, quindici anni studiavo tutti i giorni qualsiasi stile possibile, dal classico al contemporaneo, al modern, al musical.
In scena, come negli scorsi anni, verrà dato largo spazio alla danza contemporanea. Secondo lei è questo il linguaggio giovanile per eccellenza?  
La danza per eccellenza sarà sempre il classico ma credo che ormai, nel 2016, i giovani possono trovare molti stimoli anche nel settore contemporaneo. In fondo con il contemporaneo si può esprimere molta più verità sul palco, mentre con il balletto classico si può sognare come se vivessimo in una fiaba.
La danza classica sembra essere, al momento, meno “scelta” dalle nuove generazioni. Ciò accade perché è più “limitativa” nel movimento rispetto ad una danza contemporanea che lascia più spazio all’istinto?
In realtà nelle grandi accademie lo studio della danza classica é alla base di tutto. Se un ragazzo decide di intraprendere questa strada dovrà per forza studiare classico, molto di più del contemporaneo a cui ci si può affacciare anche solo negli ultimi anni di studio. Proprio per le maggiori difficoltà da superare, per raggiungere un livello accettabile, nelle scuole private, purtroppo, molti ragazzi perdono la voglia di studiare classico, limitandosi a scegliere solo lo stile contemporaneo che a paragone è senza dubbio più accessibile. Quello che gli insegnanti dovrebbero far capire ai giovani è che più forte è la base della loro tecnica classica, più bravi diventeranno nel contemporaneo.
Domani lei e Alberto Terribile condividerete il palco con queste giovani promesse, cosa consiglierebbe (o consiglierà) loro prima dell’entrata in scena?
Ognuno vive le proprie emozioni prima di entrare in scena, sono personali e completamente differenti da ballerino a ballerino. In base a come ho sempre vissuto io questo momento, posso consigliar loro di non pensare più alle mille correzioni, ma di lasciarsi trasportare dal proprio istinto e dalla musica, fidandosi totalmente di se stessi.

Foto Rolf K. Wengst

Foto Rolf K. Wengst

Oltre a questo progetto, Umbria Ballet Gubbio, in collaborazione con Scuola Danza Lama promuove insieme allo CSEN Danza Umbria (Centro Sportivo Educativo Nazionale) Dance Across Umbria, un concorso/rassegna Internazionale di danza classica, contemporanea e moderna (NdR. 30 aprile-1 maggio a Città di Castello). Ci può dire di cosa si tratta e come si svolgerà?
Si tratta di una ulteriore promozione della nostra meravigliosa disciplina. Grazie allo CSEN siamo stati in grado di creare un concorso accessibile a tutte le scuole di danza. Tre nomi importanti del mondo della danza internazionale, Alexandre Stepkin, Stefania Di Cosmo, Giuseppe Spota, giudicheranno in maniera del tutto pulita e professionale i ragazzi che parteciperanno e, oltre a vari premi in denaro, verranno offerte molte borse si studio per dare opportunità ai ragazzi più meritevoli di crescere ulteriormente arricchendo il loro studio con nuovi e importanti stage in giro per l’Italia. Poi, per dare occasione di esibirsi anche alle scuole che non vogliono partecipare al concorso, abbiamo pensato di aprire il meraviglioso Teatro di Città di Castello per una giornata di esibizione open a qualsiasi stile di danza e rivolta a bambini e ragazzi di tutte le età.
Per concludere, “Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei: quando finirò di vivere.” L’home page del suo sito si apre con la citazione di Nureyev. Se le rivolgessimo la stessa domanda, ci risponderebbe con le stesse parole oppure nuovi orizzonti si sono aperti e potrebbero farle cambiare idea?
Quella frase ha sempre caratterizzato la mia vita, sin da quando ho mosso i miei primi passi di danza. E la penso ancora così. Ovviamente non intendo ballare fisicamente fino a che non morirò – ci dice sorridendo -, mi sentirei ridicolo a salire su un palcoscenico a sessant’anni con un pantaloncino o un corpetto. Ma farò sempre parte di questo mondo, la danza se ti sceglie non ti molla più, non potrai più farne a meno. Quando smetterò di ballare, troverò molte altre cose sempre legate a questo mondo… Forse dovrei cambiare questa frase in “se mi chiedessero quando mi allontanerò dal mondo della danza, risponderei: quando finirò di vivere”.

Francesca Cecchini

Per informazioni e prenotazioni: Tommaso Mobilia 328.4740483

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