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Indetta dall’ITI – International Theatre Institute e dll’UNESCO nel 1962, la ricorrenza internazionale vede per questo 2016 nel ruolo di ambasciatore il regista russo Anatolij Vasil’ev.

Anatolij Vasil’ev

Anatolij Vasil’ev

Compie 54 anni la Giornata Mondiale del Teatro che ci si appresta a celebrare il prossimo 27 marzo, come di consueto. E come ogni anno è una personalità rilevante del teatro ad essere scelto per scrivere un messaggio rivolto a tutti, teatranti e spettatori. Per il 2016 l’invito è stato rivolto ad Anatolij Vasil’ev, regista russo di fama internazionale, classe 1942, considerato il più grande della sua generazione.
Fondatore della Moscow Theatre School of Dramatic Arts, per il lavoro teatrale e pedagogico svolto negli anni, ha ricevuto importanti e numerosi riconoscimenti sia in Italia che all’estero. La sperimentazione sulla voce e sul corpo dell’attore, insieme allo studio della musica è ciò a cui particolarmente si dedica, mettendo in scena – tra gli altri – Pirandello, Dostoevskij, Puskin, Müller.
Nel 2006, a seguito di un conflitto con le autorità amministrative di Mosca, si trasferisce in Europa e lavora a Parigi, Lione e Londra.
Tra i suoi ultimi lavori si ricorda  ‘La Musica Deuxième’ di Marguerite Duras, che lo scorso marzo ha diretto alla Comédie Française di Parigi.

Diffuso e letto in ogni teatro del mondo, ecco il testo elaborato da Vasil’ev, invito appassionato a vivere il teatro, sempre e in tutte le sue forme:

C’è bisogno di teatro?
Lo chiedono migliaia di operatori teatrali delusi e milioni di spettatori annoiati.
Perché ne abbiamo bisogno?
In anni in cui la scena è così insignificante al confronto con ciò che succede nelle piazze delle città e nelle regioni ove si consumano le vere tragedie della vita.
Cosa è per noi il teatro?
Palchi dagli stucchi dorati, poltrone di velluto, quinte polverose, voci impostate; ovvero, al contrario, scatole nere, imbrattate di sporcizia e di sangue, ammassi di corpi rabbiosi e nudi.
Cosa può dire il teatro?
Tutto!
Il teatro può dire tutto.
Sia come gli dei vivono nei cieli; come i reclusi languiscono nelle grotte; come la passione può elevare e l’amore distruggere; come non ci sia spazio per i buoni, e regni l’imbroglio; come ci sia gente che vive nella sua casa, mentre dei bambini vivono nei campi profughi, e altri sono ricacciati nel deserto; come ci si separi dai propri cari. Il teatro può parlare di tutto ciò.
Il teatro è sempre stato e ci sarà per sempre.
Nei prossimi cinquanta, settanta anni, il teatro sarà particolarmente necessario. Perché, di tutte le arti rivolte a un pubblico, è solo il teatro che passa da bocca a bocca, da occhio a occhio, da mano a mano, da corpo a corpo. Il teatro non ha bisogno di un intermediario fra persona e persona. È una parte trasparente dell’universo, né sud, né nord, né oriente, né occidente. Brilla di luce propria, da tutte e quattro le direzioni, immediatamente comprensibile da chiunque, nemico o amico.
C’è bisogno di ogni specie di teatro.
E fra le molte e diverse forme di teatro, quelle arcaiche saranno le più richieste. Il teatro rituale non ha bisogno di contrapporsi a quello delle civiltà avanzate. La cultura secolare sta perdendo la sua funzione; la cosiddetta informazione culturale subentra di soppiatto alle realtà semplici, ci impedisce di incontrarle.
Il teatro è aperto. L’ingresso è libero.
Al diavolo i gadget e i computer: andate a teatro, occupate le file in platea e in galleria, porgete orecchio alla parola e osservate attentamente le immagini viventi. Davanti a voi c’è il teatro, non consentite che la vostra vita frenetica lo trascuri.
C’è bisogno di teatro di ogni genere.
E solo di un certo teatro non c’è bisogno: il teatro dei giochi politici, della trappola politica, il teatro dei politici, della politica; il teatro del terrore quotidiano, singolo o
collettivo; il teatro dei cadaveri e del sangue sulle piazze e nelle strade, nelle capitali e nelle province, fra religioni ed etnie”.

(Traduzione dall’originale russo di Marina Deribo e Claudio Facchinelli. A cura del Centro Italiano dell’International Theatre Institute)

 

 

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