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Lo spettacolo dell’autore lucano ripropone il suo repertorio musicale, ma la “navigazione” della sua “Buena onda” non si rivela molto felice.

Foto di Felice De Martino

Foto di Felice De Martino

Rocco Papaleo è quello che può essere definito un talento “poliedrico”; con la Buena onda – in programma al Teatro Diana di Napoli fino al 10 aprile – torna al primo amore, il teatro, appena un mese dopo l’uscita del suo ultimo film, Onda su onda, in cui è tornato a far coppia con Alessandro Gassmann dopo il successo di Basilicata coast to coast, esordio registico dell’autore lucano che aveva raccolto un ottimo successo di pubblico e critica.
Dell’ultima opera cinematografica, Buena onda è praticamente uno spin-off, scritto dallo stesso sceneggiatore (Valter Lupo, che qui cura anche la regia) e con Papaleo nei panni dello stesso personaggio, un cantante jazz da crociera, per certi versi suo alter-ego. Gegé Cristofori (un omaggio al più famoso Telesforo?) interpreta le canzoni del repertorio di Papaleo nel viaggio dell’ipotetica “Buena onda”, la nave da crociera su cui viaggiano i protagonisti.

Foto di Felice De Martino

Foto di Felice De Martino

Vorremmo davvero poter dire di più della trama di questo spettacolo, ma l’impresa risulta praticamente impossibile: di fatto, si intuisce fin da subito che l’intero show si sosterrà interamente sugli sketch comici di Papaleo e del coprotagonista, Giovanni Esposito, oltre che sugli intermezzi musicali piuttosto piacevoli offerti dai bravi strumentisti Francesco e Gerry Accardo, Guerino Rondolone e Arturo Valiante. Purtroppo, non tutti i momenti che dovrebbero generare ilarità riescono negli intenti, per quanto il pubblico non sembri andare troppo per il sottile, ridendo con rispettoso automatismo ogni qualvolta richiesto dal copione e accompagnando le gag da villaggio turistico dei personaggi in scena.
Se Esposito non si fa preferire per il suo umorismo di grana grossa, tutto dialetto e calembour, il basso profilo dello spettacolo sembra intaccare, inaspettatamente, anche la performance di Papaleo, apparso a tratti spento, quasi svogliato nell’interpretare un personaggio tutto sommato tagliato su misura per lui. Dialoghi non all’altezza, tempi “tecnici” della comicità quasi mai rispettati: anche la regia sembra non essere particolarmente in vena.
Da salvare restano, come detto, le interpretazioni musicali dell’orchestra dal vivo e dello stesso Papaleo, oltre al simpatico finale con “La foca”, con cui l’attore di Lauria fa ballare tutto il Diana così come aveva già fatto al Teatro Ariston in occasione del Sanremo 2012. Troppo poco per ritenere sufficiente uno spettacolo che cerca di sfruttare la fama del suo principale interprete e il richiamo che può essere offerto dalla recente uscita del film collegato; ma le perplessità, va detto, sembrano siano solo nostre, almeno a sentire gli applausi e il riso profuso dalla platea accorsa alla prima.

Antonio Indolfi

Teatro Diana
via Luca Giordano 64
contatti: 081 556 7527 – http://www.teatrodiana.it/

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