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La ricerca dedicata ai luoghi sacri del mondo del fotografo giapponese fa tappa per la prima volta in Italia, a Pompei. Tra spiritualità e reperti archeologici da raccontare con la sua fotocamera di grande formato a banco ottico.

Foto Cesare Abbate

Foto Cesare Abbate

Fotografare i più importanti luoghi sacri del mondo, testimonianza di una spiritualità eterna, per conoscerli ed esplorarli: questa la mission del progetto a cui da lungo tempo il fotografo giapponese Kenro Izu (http://www.kenroizu.com/) si sta dedicando in giro per il mondo e che per la prima volta fa tappa in Italia, a Pompei, tra le preziose rovine degli scavi archeologici.
Qui, tra i resti della città antica sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., l’artista originario di Osaka, munito di una fotocamera di grande formato a banco ottico, ha aggiunto un ulteriore tassello alla sua ricerca volta a valorizzare la misticità dei siti su cui il suo sguardo fotografico progressivamente si posa. Soggetti prediletti delle sue immagini in bianco e nero, i monumenti anziché le persone, con un’unica eccezione: i calchi che riproducono i pompeiani negli istanti della fuga, scelti da Izu perché espressione di quella sacralità non legata alla morte, ma alla vita che fu, al cui racconto il suo personale lavoro tende.
Durante il suo ultimo giorno di lavoro, prima che facesse ritorno a casa e iniziasse a lavorare alla elaborata e complessa postproduzione di quanto il suo sguardo ha catturato durante le tre settimane di permanenza all’interno degli scavi pompeiani, lo abbiamo incontrato, e questo è quanto ci ha raccontato tra dedizione e misticità.
Come nasce il progetto, da dove parte e come approda qui a Pompei?
Fino allo scorso anno ho lavorato in India occupandomi dei sui luoghi sacri e delle persone che ruotano intorno a luoghi sacri, documentandone nascita, vita e morte, e la loro cremazione; tutta la vita, dalla polvere alla polvere. Poi sono entrato in contatto con i calchi che sono stati scoperti e con le persone che sono morte 1900, quasi 2 mila anni fa e ora sono qui,  e allora mentre ancora ero in India, mi sono chiesto dove andiamo dopo la morte: i corpi forse diventano cenere, si disintegrano, ma gli spiriti vanno da qualche parte, restano qui o passano ad un’altra vita?
In India, gli indù credono nelle reincarnazioni, pertanto immaginano di  morire e nascere più e più volte. Io invece non sono un induista e pertanto non sono veramente convinto della reincarnazione, ma penso che lo spirito resti ancora vivo, anche dopo che il corpo è morto, così quando ho visto l’immagine in foto dei calchi  ho detto: “Sì, ciò che ho davanti ai miei occhi è proprio qualcosa a 2000 anni dalla morte” e ho pensato che se volevo fotografare qualcosa che riguardasse gli spiriti dopo la morte, questo sarebbe stato il posto giusto e per questo motivo mi sono ritrovato a Pompei.
Ho iniziato a pianificare il lavoro ma ho impiegato circa 6-7 mesi per ottenere i permessi per fotografare i calchi nella loro reale posizione. Ho ritenuto essenziale avere i calchi posizionati esattamente nei loro luoghi d’azione, non in un luogo falsato, non in un museo ma esattamente lì dove erano. Quindi è stata davvero persistente la mia richiesta in tal senso. Nella mia mente era necessario che fossero proprio lì dove li hanno trovati, in cui vivevano, che fosse la loro casa sulla strada, o il loro giardino … Perché ciò che è davvero affascinante per me non è solo una rovina di più di 2000 anni fa, ma le “rovine” di persone i cui spiriti sono ancora qui. In ogni calco avverto gli spiriti  anche se si tratta di una riproduzione, ed  è questo  il motivo per cui abbiamo voluto pregare qui, perché sento che ci sono.

Foto Cesare Abbate

Foto Cesare Abbate

Nell’ottica di questa ricerca, il suo passaggio in Italia termina a Pompei o immagina altri luoghi italiani sui cui soffermarsi?
È del tutto possibile che possa visitare altri posti ancora. In realtà durante la mia ultima visita sono andato a Roma, il mio amico ambasciatore del Giappone mi ha portato in un cimitero sottostante  una  chiesa e sono rimasto davvero affascinato. In Italia come a Napoli ci sono molte chiese sotterranee,  cappelle, quindi è probabile che questa sia una prossima tappa ma non ho ancora finito con Pompei. C’è la possibilità che io possa tornare ancora e realizzare un album più grande di 30 pagine come quello che sto stampando in questo momento – forse di 60 pagine -, ma per farlo devo ritornare con la stessa autorizzazione. Non sono sicuro però, devo prima verificare questi risultati. Come si può vedere la mia macchina fotografica è una fotocamera analogica che richiede circa 6 mesi per sviluppare e fare una stampa pertanto i risultati si vedranno solo da questa estate; solo allora saprò se manca qualcosa, se voglio fare di più o mi sento soddisfatto di quanto ho realizzato e questo progetto potrà essere ritenuto completato. Di solito ho trascorso circa 3-5 anni in uno stesso luogo per completare un progetto; in India sono stato 8 anni, in Bhutan 6 anni, in Cambogia 7 anni: sono un osservatore di lunga data affinché possa vedere la mia visione nel corso di ogni anno diventare una visione diversa, e di conseguenza vedere sempre più in profondità. In questo caso specifico sto facendo tutto in un solo viaggio perché è stato molto difficile ottenere i permessi e quindi voglio finire, ma se potrò  fare più cose, dedicherò un album più grande su Pompei.

Foto Cesare Abbate

Foto Cesare Abbate

Il suo modo di fotografare potremmo definirlo un elogio della lentezza, in controtendenza rispetto alla attualità dove sempre più importanza viene data alla velocità. Quanto a lungo crede resisterà questo suo metodo, dunque, e cosa pensa delle nuove tecnologie?
Finché ne avrò la forza fisica potrò portare questi 120 chili di attrezzatura e continuare il mio lavoro. Ma anche usando questa nuova macchina fotografica (NDR. e ci indica quella che porta al collo), io non sono così veloce. Fotografo sempre allo stesso modo: con cura e amore, su e giù, facendo 1-2-3 immagini. Un vantaggio è che posso vedere il risultato subito e dunque capire se l’immagine è composta in modo corretto, se l’esposizione è corretta.
Credo che sia una questione legata al fotografo il come utilizzare l’attrezzatura; la macchina fotografica è uno strumento, solo uno strumento che cambia a seconda di come si usa. Anche con questa piccola macchina fotografica è possibile produrre buone immagini. Non è importante avere una grande macchina fotografica analogica o una nuova macchina fotografica, penso che questa sia una visione vecchia di come intendere la fotografia. Come si usa l’apparecchiatura è decisamente più importante.
Io non sono contrario alla nuova tecnologia, è indubbio che  la qualità delle fotocamera è in continua crescita per cui non è necessario avere una grande macchina fotografica per ottenere una qualità più elevata. Ciò che più conta è come ci si predispone alla cattura degli spiriti: ogni soggetto che fotografo, sia che si tratti di un’architettura o di un essere umano, io lo sento come sacro, senza per questo essere un Dio o un prete Ma proprio perché ciascuna persona o cosa ha una propria sacralità, avverto forte l’esigenza di catturare tutta questa bellezza che ci circonda, osservando, studiando, prendendomi il tempo necessario… del resto sono stato qui solo 3 settimane.
Quello che ho fatto negli ultimi cinque anni è stato fotografare, concentrandomi direttamente sull’immagine: questo è per me – almeno simbolicamente – l’essenza della purezza di ciò che sto fotografando qui a Pompei o che ho fotografato nella giungla in Cambogia o nel deserto in Egitto. Provo a catturare l’impalpabile e a fermarlo in una pellicola attraverso la stampa. Lo definirei un approccio filosofico.

 – ENGLISH VERSION –

Foto Cesare Abbate

Foto Cesare Abbate

The mission of the project to which the Japanese photographer Kenro Izu is focusing around the world, is to photograph the most important sacred places as an eternal testimony of spirituality. For the first time this spiritual journey stops in Italy, in Pompeii, among the precious ruins of the archaeological excavations.
In the place where the ancient city was buried by the eruption of Vesuvius in 79 AD, the artist from Osaka has caught another element of his photography research about sacred places with his optical bench camera. In this frame, his favourite subjects are monuments instead of people except for the casts that reproduce people attempting to escape from Pompeii. This topic has been chosen by Izu as expression of that sacredness related to the life rather than to the death, in line with his work.
During his last day of work in Pompeii, before coming back at home to start his platinum printing process, we have met with Izu to talk about his work on casts.
How was the project born, from where and how it arrives here in Pompeii?
I’ve been working in India for sacred places and people around sacred places and I documented people that were born lived and died there, and their cremation; all life, from dust to dust until last year. And last year i came in contact with the casts that were discovered and that people that were died 1900 years ago nearly 2 thousand years ago and now they are here so when i was thinking about photography in India, about people were died and cremated, i was thinking where we are going after death: the bodies maybe become ash, disintegrated, but the spirits are they going somewhere or around here or to a next life?
In India, Hindu believe in reincarnations they die and they born again again and again. I am not a Hindu so i am not truly convinced about reincarnation but i think spirit is still alive even after the body is died so when i saw this image in the photograph (n.d.r. the casts) i said: “yes, that is something that is right in front of my eyes after 2000 years over the death” and i thought that if I have to photograph something about spirits after the death this is the place that’s why i was turned to Pompeii. So I started to make a plan about Pompei project and it took me about 6-7 months to get the permission from the authority here to photograph the casts in their action location. I thought it is essential to having the casts in their action environment not in a false place, not in a museum but actually here. So i was really persistent about the requesting to having casts in their action environment. In my mind it was necessary that they were just where they found them, where people were living maybe one of this houses on the street or gardens … so what it was really fascinating to me it is not just a ruin over 2000 years ago but ruins of people whose spirits are still here…i feel the spirits of each casts, even if a duplication, this is the reason why we had a pray here because i can feel they are there.

Foto Cesare Abbate

Foto Cesare Abbate

According to your photography research is Pompeii the last stop as concerning Italian landscapes and your photography project or are you thinking about other places to carry on this kind of project?
It is quite possible that i can visit some other places. Actually during my last visit i went in Rome, my friend ambassador of Japan took me in the underground cemetery  under the church and i was really fascinated. “I saw that … there outer … pray died and marry”. Here there are many churches underground, the church cemeteries, in entire Italy even in Napoli so this could be the next stop but i’ve not finished with Pompeii, yet. There is a chance that i may come back and making a bigger book instead of a 30 pages book that i am printing right now maybe a 60 pages book but to do that i have to come back again with the same permission. I am not sure but i have to see first these results. As you can see my camera is an analog camera thus it takes about 6 months to develop and make a print so I’ll see the results by this summertime; then i will know if something is missing, if i want to do more or i feel happy with this, then this project will be completed. Usually i spent about 3-5 years in one location to complete a project, in India i spent 8 years, in Bhutan i spent 6 years in Cambogia i spent 7 years, I am a longtime observer in order to see my vision during each year becoming a different vision, to see deeper and deeper. Something is happening here …I was really concentrated, i am doing all in one trip because it was very difficult to obtain the permission here, so i want to finish but if i can do  more things i will make a bigger book of Pompei, so i am finishing my work today but it is not completed yet.

Foto Cesare Abbate

Foto Cesare Abbate

Your kind of photography is a sublimation of the concept of photography, a tribute to slowness. It seems in opposition to the state of photography nowadays, so fast and sometimes superficial, focused only on catching more and more images. How long do you feel will survive your way of photography and what do you think about new technologies?
As long as i live healthy i can carry those 120 kilos of equipment and continue my work. But even using this new camera, i am not so quick. I use always the same way: carefully of love, up & down, making 1-2-3 pictures. An advantages is that i can see the result during the day so making sure that it is composed correctly, the exposure is correct. I think that it is a matter of the photographer how to use the equipment, camera is a tool, just a tool depending on how do you use it. Also with this small camera you can produce fine at work; it is not important to have a big analog camera or a new camera i think that this is a passed vision, how do you use the equipment is more important.
I am not negative about this technology because the quality of this camera is growing higher and higher so it is not necessary an analog camera big camera to obtain an higher quality. According to me it is more important the attitude towards the capturing of spirits, the subject i’ve photographed whether it is an architecture or a human being i feel it sacred, it doesn’t have to be a God or priest to be sacred but even people here that are walking or digging ground, they will have their own sacred point. I believe that each one has its sacredness here and i have to capture the beauty of human beings and of those casting, it is quite interesting i am still observing, still studying because i only saw these casts three weeks ago.
What i have done for last five years is to take pictures but I was focused straight into the image, this is to me at least symbolically the essence of the purity of what i captured in this area in Pompei or in the jungle in Cambogia or in the desert in Egypt. I capture the air and i bring it back in a film through contact print so it is more like a philosophy.

Ileana Bonadies – Traduzione di Irene Bonadies
Fotoracconto di Cesare Abbate (https://cesareabbate.wordpress.com/)

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