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Ambientata trentasei anni dopo il famoso 1984 immaginato da Orwell, al Piccolo Bellini di Napoli debutta la storia scritta da Maraviglia e diretta da Masciopinto, per la produzione di Muricena Teatro, (tentativo di) indagine tra vero e falso, reale e virtuale. 

Foto di VisionArea Studio

Foto di VisionArea Studio

Quando il rumore fastidioso di una aspirapolvere sostituisce (in parte) la drammaturgia;
quando si predilige l’urlare al recitare;
quando il linguaggio televisivo si impone su quello teatrale creando quel pericoloso corto circuito tra tv e rappresentazione scenica di cui non si comprende a fondo la necessità né l’utilità (se si sceglie di andare a teatro perché si dovrebbe assistere alle stesse dinamiche che si sarebbero osservate se si fosse rimasti a casa a guardare Il Grande Fratello o L’isola dei famosi?);
quando dopo 30 minuti dall’inizio ancora si fatica a individuare il filo rosso della storia;
quando si vuole raccontare il futuro – il 2020 – non accorgendosi che quello rappresentato è il presente per cui si rischia di essere poco originali e molto ripetitivi rispetto a idee, pensieri, situazioni che avrebbero voluto essere anticipatorie di qualcosa che non si conosce, ma finiscono per essere la riproposizione scarsamente avvincente della cronaca quotidiana;
quando il ricorso a battute scritte per solleticare il riso prende il sopravvento a discapito di una narrazione che contenga un messaggio, un’intuizione, da palesare, trasferire o semplicemente da condividere con il pubblico;

Foto di VisionArea Studio

Foto di VisionArea Studio

quando le tracce delle opere di George Orwell a cui la messinscena liberamente si ispira – prendendo corpo nelle immagini realizzate in collaborazione con VisionArea Studio e proiettate sul fondo – faticano a rappresentare il motore motivazionale che ne consenta lo sviluppo, dileguandosi in accenni che a nostro avviso non trovano una sintesi compiuta nel contesto generale perdendo, conseguentemente, di efficacia e di significato;
quando 70 minuti sembrano passare troppo lentamente e inesorabile qualche schermo luminoso di cellulare maleducatamente inizia a fare capolino di nascosto;
quando tutto ciò accade riferito ad un debutto – quello di Human Farm 2020, di Massimo Maraviglia, con Marianita Carfora,  Antimo Casertano,  Raffaele Parisi, per la regia di Rosa Masciopinto, produzione Muricena Teatro e Fondazione Teatro di Napoli, in scena dal 12 al 17 aprile al Piccolo Bellini –  a cura di una giovane compagnia da cui ci si aspetta un lavoro che regali fiducia rispetto a quello che dovrà essere il teatro di domani, temiamo che un critico non sia messo nelle condizioni giuste per poter testimoniare e filtrare attraverso il suo sguardo e successivamente le sue parole quanto visto sul palco, e pertanto non resti che esimersi dal procedere.
Fingere di non aver visto né udito, sospendere ogni giudizio e aspettare fiduciosi che arrivino tempi più maturi.
Per il bene di chi al progetto ha lavorato dedicandoci tempo e indubbio impegno – che necessita però ancora di crescita e rodaggio – e degli spettatori (ieri giovanissimi) che devono poter continuare ad essere illusi che Teatro e Bellezza possono viaggiare insieme.

Ileana Bonadies

Piccolo Bellini
via Conte di Ruvo 14, Napoli
contatti: http://www.teatrobellini.it/ – botteghino@teatrobellini.it – 081.5499688

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