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Al Teatro Nuovo di Napoli in scena, il 16 e 17 aprile, il monologo di Sergio Pierattini, fotografia, tra il comico e il tragico, di una donna qualunque, a cui dà voce e corpo Milvia Marigliano, per la regia di Peppino Mazzotta.

Fonte foto Ufficio stampa

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A un metro da terra, tra la vita che racconta e il sogno che aspetta, è seduta Ombretta Calco. Su una panchina, luogo qualunque, sempiterno ed evocativo, agisce il personaggio immaginato da Sergio Pierattini e a cui dà voce Milvia Marigliano, guidata dalla regia di Peppino Mazzotta.
Un flusso di coscienza, in cui la logica e le lancette dell’orologio sono scandite dalle luci, disegna un presente senza limiti imposti dall’individualità della vicenda. Sebbene si stia assistendo alla storia di una donna, con le sue paure, le sue vittorie e i suoi fallimenti, Ombretta Calco rende quelle paure, quelle vittorie e quei fallimenti universali. Il bilancio della propria esistenza si muove sulla direttrice del tempo, quella dei ricordi e quella della speranza, in attesa di una felicità al di là da venire.
Circondata solo dal cinguettio degli uccelli e da un albero, bianco, che le fa ombra poco sopra la sua testa, la donna si confessa senza filtri, tra ansie e desideri. Nella scena di Roberto Crea, la sospensione di Ombretta, trova il suo doppio nelle radici di quell’albero non ancorato alla terra, da cui lei ha derivato anche il colore dell’abito che indossa, verde smeraldo, spogliando le foglie della loro linfa e trasferendo quel nutrimento vitale in sé e nel suo racconto. Radici e piedi liberi nel vuoto, però, affondano saldamente la loro natura nel sostrato dei ricordi. Un padre molto amato che non c’è più, l’esuberanza delle sue storie d’amore e la madre, forza generatrice del suo parlare. Proprio per lei, Ombretta è preoccupata. La madre, infatti, è ricoverata in ospedale, in coma, reiterato simbolo di sospensione, tra la vita e la morte, così come lo è  “La vita è sogno” di Calderón de la Barca, che la donna ricorda di aver visto al Piccolo di Milano, in compagnia di Alberto, compagno del suo secondo matrimonio, durato dodici anni.

Fonte foto Ufficio stampa

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Ombretta cela la sua speranza e il suo sogno di felicità, con forza, anche quando il caldo torrido di un giorno qualsiasi del mese di luglio, sembra vincere sul suo corpo e la costringe a coricarsi su quella panchina, inerte testimone della vita che scorre. Lì, a mezz’aria, si trovano i suoi pensieri, in bilico tra realtà e immaginazione. Si accavallano, in una continua interferenza temporale ed emotiva, alle telefonate, ai dialoghi rievocati e ancora alle imbeccate con il fratello minore, Mauro. I personaggi si affollano davanti agli occhi degli spettatori che ne percepiscono i contorni netti. Ironico, divertente, ma insitamente tragico, il testo è recitato e agito con potenza e sensibilità. Pochi i gesti, solo la voce e le espressioni del volto fanno risuonare il senso delle parole. Con intelligenza Milvia Marigliano regala una straordinaria prova da attrice. Indossando i panni di un sapiente alchimista sa dosare bene tecnica e verità, restituendo, nel cuore di chi la guarda, tutte le emozioni. Riso, malinconia e una lacrima, che nel finale, bagna gli applausi.

Antonella D’Arco

Teatro Nuovo
Via Montecalvario 16 – Napoli
Contatti: 0814976267 – www.teatronuovonapoli.it

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