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Proseguire e rafforzare le linee salienti tracciate lo scorso anno: questo l’obiettivo del direttore artistico che, raggiunto per una intervista, così ci racconta il prossimo cartellone.

Fonte foto Ufficio stampa

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Una nuova stagione teatrale è alle porte e si tratta di “una stagione d’autore” (qui il programma completo). Quali sorprese e quali conferme vorrebbe che il pubblico napoletano vedesse esaudite dallo Stabile cittadino per il prossimo anno?
La conferma di una formula, quella del teatro di produzione basato sulle compagnie stabili. Una formula a cui molti guardavano con scetticismo e che invece ci ha regalato la nostra stagione migliore. Le sorprese saranno nel giocare trasversalmente coi generi, nel passare dal nero di Macbeth al rosa di Madame Pink.
Il teatro d’autore: agile via di fuga o doveroso e radicale ripensamento sui maestri? Ovvero, in che modo la nuova stagione potrà trovare il giusto mezzo espressivo tra la pedissequa ripetizione e il proditorio riadattamento?
Il teatro d’autore non è affatto agile. Mettere in scena Shakespeare è complicato, servono molti interpreti all’altezza e molte risorse. Inoltre serve un’idea nuova per riproporli. I nostri autori, inoltre, non sono solo grandi classici ma anche autori contemporanei che scrivono su commissione per noi. Una scelta rischiosa e difficile.
I numeri della stagione che si appresta a concludersi rappresentano un trend fortemente positivo. Se il boom di pubblico della stagione 2015/2016 appare davvero notevole, quali sono le aspettative e le speranze per la stagione che è alle porte?
Noi facciamo molto bene in termini di abbonamento ma possiamo ancora migliorare nello sbigliettamento.
400 anni e non sentirli: per festeggiare il 4° centenario dalla morte di Shakespeare, ben 3 messinscene shakespeariane. Secondo quale criterio e con quali finalità si è scelto di portare in scena, tra le opere del bardo di Stratford-Upon-Avon, Macbeth, Giulio Cesare e Mal’essere (riscrittura in napoletano dell’Amleto)?
In parte ho già risposto ma preciso volentieri. Faccio Macbeth perché ho una grande coppia che può farlo e che ha fatto benissimo Antonio e Cleopatra. Lo faccio perché è il testo più visionario di Shakespeare e io ho voglia di proseguire il mio percorso visionario che ho iniziato a Napoli. A Venezia ero molto più realista. Facciamo il Giulio Cesare di Rigola perché è nota la mia passione per la mescolanza di stili teatrali e mi interessa vedere alla prova un nuovo maestro spagnolo. Infine scommettiamo insieme a Davide Iodice su questa sua pazza idea perché non bisogna mai smettere di cercare nuove strade e nuovo pubblico.

Teatro San Ferdinando

Teatro San Ferdinando

Teatro Mercadante e Teatro San Ferdinando: programmazioni diverse e complementari. Quali esiti – in termini di gusto e di Kunstwollen – ha già prodotto questa divaricazione (differenze d’età, di sesso, di censo e/o di cultura degli spettatori) e a quali altri si indirizza, eventualmente, sulla base del cartellone 2016/2017?
Le due linee sono state chiare dall’inizio. Teatro napoletano al Teatro San Ferdinando, teatro generalista al Teatro Mercadante. Stiamo rafforzando l’identità dei due spazi. Bisogna insistere. Il Mercadante è andato benissimo. Il San Ferdinando molto meglio di quel che credevamo.
La nuova stagione teatrale si caratterizza per una serie di collaborazioni in entrata e in uscita di tutto interesse. In un epoca di migrazioni e movimenti di popoli (tema che, per la verità, non pare così rilevante nel cartellone per l’anno teatrale incipiente), quali valori e principi sono aggiunti dalle prospettive diversificate di così vari registi e produzioni, oltre che testi?
Come ho già detto credo nelle mescolanze. Ho portato a Napoli Lluis Pasqual e Koncialovskij, Arias e ora Rigola. La prosa ha la barriera della lingua ma non può essere l’unica arte che ancora si ferma alle frontiere.
Una serie di più che validi attori – e non solo – ormai ben noti al pubblico dello Stabile prenderanno parte al nuovo cartellone. Se, da una parte, la loro presenza rappresenta un saldo punto di partenza, quale spazio si prevede per le nuove leve del teatro napoletano?
Tra i due spazi grandi (Mercadante e San Ferdinando) e il Ridotto abbiamo dato più lavoro agli attori napoletani in questa stagione che nelle precedenti. Continuiamo così, sperando di migliorare sempre.
Cosa ha condotto la scelta di dedicare le – ancora ignote – messinscene del Ridotto alla drammaturgia di Manlio Santanelli? Quali esigenze comunicative e ambizioni artistiche hanno indirizzato questa scelta?
Manlio Santanelli ci ha regalato un gioiello di traduzione di Pigmalione. È uno straordinario inventore di linguaggio teatrale. Un piccolo omaggio al Ridotto era il minimo che potessimo fare.

Antonio Stornaiuolo

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