Arriverà a settembre a Napoli, organizzato dal nostro giornale QuartaParete, il workshop ideato dal blogger e consulente toscano tra i maggiori esperti di comunicazione teatrale.

Simone Pacini

Simone Pacini

Classe 1976, toscano di nascita, Simone Pacini da anni si occupa di organizzazione, formazione e comunicazione in ambito teatrale e non solo. Dal 2011 è partita l’avventura di #comunicateatro, il workshop su teatro e comunicazione 2.0 che lui stesso ha ideato e che porta in giro per tutta l’Italia.
Il prossimo settembre Pacini sarà a Napoli (per info e iscrizione cliccare qui) e per l’occasione noi di Quarta Parete – organizzatori dell’evento in programma il 24 e 25 – lo abbiamo intervistato:
Quando e come hai iniziato ad occuparti di comunicazione in ambito teatrale e come definiresti il tuo lavoro?
Ho cominciato il mio lavoro proprio con l’ascesa delle nuove tecnologie, inizialmente per gioco e poi nel 2010 ho creato la pagina facebook di Volterra Teatro Festival. Considera che all’epoca le pagine aziendali dedicate al teatro erano veramente poche ed io ho aperto quella di Volterra poco dopo quella del Piccolo Teatro di Milano.
Definire quello che faccio non è facile ma sicuramente è un lavoro di relazioni che non posso curare solo attraverso l’online. Anche i PR digitali hanno un contro altare offline e si interfacciano con i loro utenti de visu. È indispensabile programmare incontri per guardarsi in faccia perché ti permettono innanzitutto di conoscere le realtà (compagnie, associazioni, teatri e ecc) con le quali organizzi gli eventi. Un altro aspetto indispensabile del mio lavoro è l’aggiornamento perché i mezzi di comunicazione oggi cambiano in fretta e continuamente. In questo senso io cerco di essere sempre il primo a fare qualcosa di diverso e recentemente ho registrato la mia prima diretta su facebook.
I social media oggi su piazza sono tanti e di continuo ne nascono nuovi. L’ultimo che sta spopolando tra gli adolescenti è snapchat. Ma come mai facebook non tramonta ed è sempre quello più utilizzato?
Semplice perché si aggiorna costantemente e ogni tanto copia o prende spunto da altri social media. Ad esempio, Perisco, che non è mai decollato, permette di realizzare delle dirette anche con smartphone di bassa qualità. Chiunque può videoregistrare una partita di calcio e poi guardarla dal cellulare. Poco dopo anche facebook ha lanciato le dirette dallo smartphone e quindi in questo senso riesce ad essere sempre all’avanguardia.
Spesso i teatri lamentano la mancanza di pubblico: secondo te a cosa è imputabile ciò e che soluzione proporresti a partire proprio dalla tua esperienza?
Onestamente bisogna dire che molti teatri e compagnie non sono interessati al pubblico. In questo ambiente se annunci troppe volte il sold out, rischi che gli altri parlino male di te e classifichino il tuo spettacolo come commerciale.
Tuttavia la soluzione che si può adottare è quella di lavorare sulle comunità e lì entrano in gioco i social media. Gli strumenti utili non sono solo facebook, twitter ed ecc ma anche le azioni offline che prevedono momenti di aggregazione, come incontri con il cast, la possibilità di vedere le prove dello spettacolo, una chiacchierata con il regista. Lo spettatore si deve sentire parte attiva del progetto e i social da soli non bastano anche perché danno risultati sul medio – lungo periodo e non immediatamente, come erroneamente si pensa.

Foto Martina Nobili

Foto Martina Nobili

I social media possono essere utili al teatro? E in che modo?
I social media offrono la possibilità di creare e condividere contenuti in relazione al teatro o alla compagnia che li gestisce con il potenziale utente / spettatore. Tuttavia informare tramite i social è riduttivo ed utilizzare espressioni come “Ti aspetto a teatro!” è presuntuoso. Perché uno dovrebbe venire nel tuo teatro o vedere il tuo allestimento? Piuttosto bisogna raccontare il proprio progetto e il proprio spettacolo a chi ci segue con poche battute e attraverso il metodo della storytelling (http://fattiditeatro.it/brand-journalism-e-critica-teatrale/). A me infatti non piace parlare in termini di social media marketing ma di storytelling, cioè di raccontarsi e di mettere in condizione la tua community di condividere i tuoi post, video e molto altro (http://fattiditeatro.it/raccontare-il-teatro-sui-social-media-impariamo-dai-musei/). Ciò garantisce l’aumento del coinvolgimento e dell’interazione online. L’essenziale è seguire la regola del Less is more perché la sottrazione genera interesse e valore. Quando, ad esempio, scriviamo un post su facebook, dobbiamo prima di tutto pensare a ciò che scriviamo e a quante parole usiamo. Per questo motivo i trailer teatrali non hanno successo perché sono troppo lunghi rispetto a quelli del cinema che durano al massimo un minuto e venti secondi ma non di più.
Inoltre, il mio lavoro consiste in un periodo di consulenza e invito l’organizzazione del teatro piuttosto che la compagnia a gestire direttamente la propria comunicazione online. Questo non solo per andare incontro alle difficoltà economiche dei professionisti che hanno spesso un budget limitato, ma anche perché loro hanno la possibilità di trasmettere senza intermediari la Passione che mettono nei loro progetti. La chiave di tutto sta in questo. Se l’utente vede la Passione dietro ad un tuo post, ti premia attraverso like, commenti e condivisioni che generano il cosiddetto Engagement (in italiano interrazione). Ovviamente ci sono una serie di indicazioni che si possono dare, come quello di concludere il proprio post con una domanda in modo da incoraggiare le persone a commentare.
Il format #comunicateatro da te ideato quali obiettivi si pone e che ricadute pratiche ha, ad oggi, ottenuto?
L’obiettivo del mio format è la formazione destinata agli addetti ai lavori non solo in ambito teatrale ma del cinema, del food o per chiunque sia interessato alla comunicazione online. Ma non mi metto nel ruolo di docente, sono una persona che ha un’esperienza diretta in quanto ha collaborato con tante iniziative culturali (vedi Volterra Teatro o Trasparenze a Modena) ed organizzo attività pratiche ed esercizi. In questo senso, #comunicateatro può servire come aggiornamento per chi è già inserito nell’ambito della comunicazione e non solo per chi sta per cominciare. Inoltre tengo molto ai momenti extra perché la formazione non avviene solo in aula e cerco di creare una community, cioè metto insieme delle persone interessate al teatro e ai social web che possono rimanere in contatto e scambiarsi idee attraverso un gruppo su facebook al quale iscrivo i partecipanti del corso. Per questo, durante i due giorni del workshop si va insieme a vedere uno spettacolo o a mangiare una pizza, tappa d’obbligo quando verrò prossimamente a Napoli.

Gabriella Galbiati

 

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