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Da Sky al Teatro San Carlo: cronaca del coraggioso e riuscito esperimento con protagonista il noto giornalista sportivo, narratore per il Napoli Teatro Festival 2016 di storie di sport, ovvero di uomini.

Fonte foto Ufficio stampa

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Federico Buffa è un mito vivente per una nutrita nicchia di amanti del basket (o, più in generale, dello sport); cantore moderno di atleti antichi, ha rivoluzionato lo storytelling televisivo con il format “Buffa racconta”, interamente basato sui personaggi più iconici dello sport del Novecento; un racconto che prende a piene mani dal teatro di narrazione, e che al teatro torna (in un circolo, per una volta, virtuoso) con lo spettacolo Le Olimpiadi del ’36 andato in scena lunedì al San Carlo (dove tornerà ancora stasera 23 giugno, alle ore 23), per poi approdare al Verdi di Salerno, al Gesualdo di Avellino e infine al Comunale di Caserta per le ultime due date del 24 e 25 giugno, il tutto nell’ambito del Napoli Teatro Festival.
Le Olimpiadi del ’36 parte dal racconto della storia di Wolfgang Fürstner, comandante del villaggio olimpico durante quella rassegna, suicida appena tre giorni dopo lo spegnimento della fiaccola olimpica, dopo aver scoperto che sarebbe stato allontanato dalla Wehrmacht a causa delle sue origini ebraiche. È un episodio emblematico, questo, capace di riassumere la tragicità di un’Olimpiade probabilmente unica, in cui politica e varia umanità si fusero nel creare intrecci imprevedibili e drammatici.

Fonte foto Ufficio stampa

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Buffa accarezza tutti gli aneddoti con la medesima cura, dischiudendone i particolari con la maestria acquisita in questi anni; dei personaggi narrati riesce a disegnare profili e caratteristiche, offrendo una credibile ricostruzione sia di quelli che facilmente possono essere rinvenuti nei libri di Storia (Hitler, ma anche Joseph Goebbels, Jesse Owens e Leni Riefenstahl) che degli “eroi nascosti” – vedi lo stesso Wolfgang Fürstner già citato, ma anche Ludwig Long e Sohn Kee-chung. Nel suo affabulare, il giornalista prestato al palcoscenico si appoggia a testi mai banali, scritti con l’ausilio di Emilio Russo, Paolo Frusca e Jvan Sica; e le parti musicali, interpretate da Alessandro Nidi al pianoforte, Nadio Marenco alla fisarmonica e Cecilia Gragnani alla voce, fanno da contrappunto alla narrazione senza stonare né risultare superflue.
L’avvocato – come è affettuosamente chiamato dai fan -, al termine della rappresentazione ci confida di ispirarsi al teatro di Marco Paolini: un debito artistico che si nota nella raffigurazione dei suoi eroi, sempre in bilico tra il serio ed il faceto, come nel modo di approcciare le pause – fondamentali almeno quanto il testo stesso. Al netto dell’incertezza iniziale, dovuta probabilmente anche a qualche problema di audio, non sembra l’impacciato Buffa dei primi spettacoli in pubblico: segno di un lavoro ben svolto nel trasformarsi da giornalista a narratorie di storie; coadiuvato, in questo, da una regia, firmata Emilio Russo e Caterina Spadaro, che elimina molti fronzoli per lasciarlo libero di occupare il centro della scena, dando a ciascuno spettatore l’impressione che quella storia sia raccontata per lui e solo per lui.
Lo spettacolo, cominciato alle 23 e un quarto, finisce quando l’orologio segna ormai le 2; un lungo applauso suggella la serata, smentendo il legittimo dubbio che qualcuno avesse nel frattempo ceduto per abbracciare il divin Morfeo.

Antonio Indolfi

Napoli Teatro Festival 2016
20/23 giugno Teatro San Carlo; 21 giugno teatro Verdi, Salerno; 22 giugno teatro Gesualdo, Avellino; 24/25 giugno Teatro Comunale, Caserta
contatti: https://www.napoliteatrofestival.it/edizione-2016/

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