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Contro gli stili di vita occidentali e la categoria dei “bobos”, ovvero i borghesi-bohèmes, la critica della compagnia cilena La Re-Sentida diretta da Marco Layera, in scena il 13 e 14 luglio per il Napoli Teatro Festival.

Fonte foto Ufficio stampa

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Varcate le soglie della sala del teatro Mercadante, pare esserci una festa. Il party sul palco è speculare a quello a cui si è assistito fino a qualche minuto prima nel foyer: chiacchiericcio, persone che bevono e ridacchiano, maniere vagamente affettate. L’atmosfera festiva, tuttavia, è destinata a svanire presto per lasciare il posto a una feroce critica alla società. La compagnia cilena La Re-Sentida e il regista Marco Layera portano in Italia, al Napoli Teatro Festival, per due date (13 e 14 luglio), La dictadura de lo cool, uno spettacolo che ridefinisce il concetto di provocazione.
Una serata tra droghe e alcol in un ambiente boho-chic di Santiago. La cricca artistica e benestante è intenta a festeggiare il padrone di casa, il Ministro della Cultura che, però, rifiuta di unirsi alle celebrazioni, fatte di parole vuote e artati riferimenti alla pop culture. Benito protesta contro l’ipocrisia della casta di cui egli stesso fa parte, la nuova borghesia che si conforma alle regole del capitalismo più sfrenato dell’Occidente dietro una façade di presunta lotta sociale e politica. La combriccola di amici si trattiene nel suo bell’appartamento oltre l’orario consentito, mentre nelle strade imperversa la rivolta. È il 1° maggio, un altro genere di festeggiamenti sta avendo luogo all’esterno: è la festa dei lavoratori, l’amara ricorrenza di tutte le categorie sfruttate e dimenticate non solo in Cile. Intanto, Benito acconsente a farsi vedere dagli ospiti ed è a quel punto che il party degenera davvero in un clima di violenza che non risparmia lo spettatore.
Basti pensare che, durante le repliche a Berlino, Londra e New York, alcuni tra il pubblico hanno lasciato la sala prima della fine della pièce, forse scioccati dal nudo e dalla volgarità o forse incapaci di superare il senso di colpa dovuto all’appartenenza alle categorie sbeffeggiate impietosamente. Non è stato così al Mercadante, anche perché il teatro era (incredibilmente?) ben lontano dall’essere pieno. Probabilmente tenersi il dolore cocente dello schiaffo morale subìto sarà sembrata al pubblico educato una prospettiva più sopportabile dell’attirare l’attenzione su di sé, correndo via. Eppure c’è da giurare che chiunque ci abbia fatto un pensierino.

Fonte foto Ufficio stampa

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Perché i ritmi de La dictadura de lo cool sono difficilmente sostenibili per coloro abituati al teatro che parla la lingua antica con linguaggi altrettanto antichi. Eccezionale il cast (Carolina Palacios, Benjamin Westfall, Carolina de la Maza, Diego Acuña, Pedro Muñoz e Benjamín Cortés), composto da attori sanguigni e rabbiosi che, a dispetto dei loro vacui personaggi, sono in grado di fare tutto. Vivo e veloce lo stile della scrittura, assordante e accecante lo sballottolamento tra diverse suggestioni visive, una convergenza di performance, teatro, cinema e televisione che prende le forme del reality, coi protagonisti inseguiti dalla telecamera nel dietro le quinte. Tagliente l’umorismo, ma si ride a mezza bocca con la risata che si strozza in gola quando subentra la consapevolezza di star ridendo di sé.
Tra gli aspetti più interessanti, poi, c’è la desacralizzazione dello spazio scenico, percepibile maggiormente in uno teatro istituzionale come il Mercadante. Il palco-immondezzaio, lo strascico sporco di un qualsiasi festival musicale che si fa metafora più alta dell’arte-spazzatura delle subculture e offende l’ordine naturale delle cose a suon di bottiglie infrante e frutta marcia scagliata da un lato all’altro della sala. Se uno di quei frutti avesse toccato, anche solo di striscio, il pubblico, la rivoluzione de La dictadura de lo cool sarebbe stata completa. Soprattutto se avesse colto alcuni tra gli spettatori più pomposi, di quelli che vanno a teatro con lo sguardo spento di chi pensa di aver già visto tutto e, invece, non sa ancora niente.

Stefania Sarrubba

Napoli Teatro Festival
contatti: https://www.napoliteatrofestival.it/edizione-2016

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