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La pellicola diretta da Paul Feig, con un team di acchiappafantasmi donne, uscirà in tutte le sale italiane il 28 luglio.

Le protagoniste

Le protagoniste

Ghostbusters, reboot dell’omonimo cult del 1984, ha battuto un record ancor prima di uscire: il suo trailer ha il maggior numero di “non mi piace” nella storia di YouTube. Non solo pollici versi, ma anche commenti di molti fan che danno un senso all’etimologia del termine: fanatici. Fanatici che si sono scagliati contro la versione diretta da Paul Feig con protagoniste alcune tra le migliori attrici comiche contemporanee: Kristen Wiig, Melissa McCarthy, Leslie Jones e Kate McKinnon, tutte provenienti dal Saturday Night Live, esattamente come Bill Murray & co. all’epoca dei primi due film.
La pellicola è stata presentata in anteprima italiana al Giffoni Film Festival, la nota rassegna di cinema per ragazzi. La metà dei presenti in sala neppure aveva visto i precedenti, lo si capisce dall’indifferenza con cui i giovanissimi hanno lasciato scorrere sullo schermo le facce degli attori tornati per un cameo al servizio dei più nostalgici. Se tale scarto generazionale ha permesso al pubblico di accostarsi al film senza preconcetti – e così è stato – ben venga. E prima che proviate a millantare i motivi per cui Harold Ramis, creatore dei personaggi e interprete di Egon Spengler, risulta assente, flash news: è morto nel 2014 e non è stato possibile farlo partecipare, nemmeno in quanto ectoplasma.
Erin Gilbert (Wiig), professoressa alla prestigiosa Columbia University, ha un passato non proprio istituzionale: è autrice, insieme alla compagna di scuola Abby (McCarthy), di un libro che confermerebbe l’esistenza dei fantasmi. Quando l’università lo scopre, Erin viene licenziata e non le resta altro che riunirsi all’amica scienziata e alla collega di lei Holtzmann (Kate McKinnon) nella rischiosa attività di acchiappafantasmi. A completare il team, l’impiegata della metropolitana Patty (Jones), reduce da un incontro ravvicinato. Le quattro dovranno salvare New York dai perfidi piani del demone Rowan (Neil Casey).

Una scena del film

Una scena del film

Rimaneggiare un classico è un’operazione rischiosa. Eppure, lo spettro del sessismo pare aleggiare sul nuovo lungometraggio della Sony molto più di quello del comprensibile conservatorismo. I detrattori sono avvisati: Ghostbusters fa ridere. Non solo, fa anche riflettere. Siamo di fronte all’evento dell’anno? Certamente no, poiché il prodotto presenta delle pecche che, tuttavia, non ne impediscono la riuscita. A fronte di un cast affiatato, il CGI lascia un tantino a desiderare e la sceneggiatura, firmata dallo stesso Feig e da Kate Dippold, appare semplicistica e labile in alcuni segmenti, come nella costruzione del cattivo Rowan. Superato il mancato approfondimento di parte dei personaggi, i dialoghi restano divertenti e brillanti. Spesso rispondono per le rime a quegli utenti di Internet che, in una sfilza di lapidari giudizi sul reboot, avevano individuato nel femminismo “la peggior malattia che l’umanità abbia mai dovuto affrontare”. Inoltre, il lavoro di Robert Yeoman, direttore della fotografia dei film di Wes Anderson, realizza una delicata e insolita composizione per una pellicola sci-fi. Dove, si badi bene, “delicato” non è sinonimo di “femminile”.
Infatti, il film contrasta gli stereotipi di genere a cui si è abituati. Uno spoiler può essere fatto: non c’è una singola scena da commedia romantica in 116 minuti. Persino il segretario Kevin (recitato con ironia da Chris Hemsworth) è in grado di ribaltare con intelligenza il cliché della “bella ma stupida”, sostituendolo con quello del belloccio, molto più raro nel sistema hollywoodiano. Le tute del gruppo, tanto criticate perché mascoline, non hanno nulla da invidiare alla comodità di quelle del team originale. Perché le protagoniste sono donne di scienza, prima ancora di esserlo nell’accezione limitante di figlie, mogli e madri di bell’aspetto. E, in quanto tali, sono sottoposte a pressioni discriminatorie maggiori. Ed ecco che le quattro acchiappafantasmi, sebbene lodate per il proprio operato, sono costrette dall’Homeland Security a restare nell’ombra e a non poter godere del successo legittimamente conquistato. Suona come il replay della triste storia di tante scienziate, su tutte Rosalind Franklin, la “bisbetica Rosy” a cui Watson e Crick soffiarono la scoperta dell’elica del DNA.
Certo, Ghostbusters parla di fenomeni paranormali che poco hanno a che vedere con la scienza accademica. Ma, di fronte a un’apparizione da brivido, non c’è razionalità che tenga e allora who you gonna call? È sconcertante che la risposta sembri essere “gli acchiappafantasmi, ovviamente, purché uomini”. Portatori insani di simili opinioni meriterebbero davvero di fare un giro nella melma ectoplasmatica.

Stefania Sarrubba

Giffoni Film Festival
contatti: http://www.giffonifilmfestival.it/

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