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Lo Zingaro e il regista Mainetti ospiti del Festival che li acclama, e ai cui giurati in anteprima svelano curiosità sul sequel dell’amatissimo Lo chiamavano Jeeg Robot.

Luca Marinelli

Luca Marinelli

Questa 46esima del Giffoni Film Festival è l’edizione di Lo chiamavano Jeeg Robot, diretto da Gabriele Mainetti e vincitore di ben sette David di Donatello. Non solo una proiezione speciale per i partecipanti alla Masterclass del Festival, ma anche la presenza dello stesso Mainetti e di Luca Marinelli, interprete del villain della pellicola, lo Zingaro.
Il film, un omaggio alle storie di anime e manga in chiave borgatara unico nel suo genere, ha incassato oltre 4 milioni di euro, superando tutte le aspettative. Il seguito generatosi col passaparola è giunto fino a Giffoni, dove alte sono state le aspettative e curiosità nei confronti dei due ospiti. Marinelli, arrivato alla Cittadella il 20 luglio, ha incontrato i giovani giurati e con generosità ha risposto alle tante domande sull’approccio al personaggio da cattivo che lo ha reso celebre vincendo la statuetta italiana come miglior attore non protagonista: “Bisogna saper ascoltare ed usare il cuore” il suo consiglio, rivelando quanto lo Zingaro gli abbia permesso di esplorare a fondo sé stesso e di lasciarsi andare alla cattiveria, divertendosi. Speciale il rapporto con Mainetti e la stima reciproca che li lega: “Siamo stati sul set due mesi, fidandoci l’uno dell’altro, costruendo il personaggio da zero.”

Una scena del film

Una scena del film

Che il lungometraggio campione d’incassi fosse il frutto di un percorso lungo – durato quasi sei anni – lo ha confessato lo stesso regista durante l’incontro con gli allievi della Masterclass il 18 luglio. I ragazzi si sono mostrati entusiasti e hanno tempestato Mainetti di osservazioni tecniche argute. Primo film del regista romano che ha studiato negli Stati Uniti, Lo chiamavano Jeeg Robot segue una serie di cortometraggi, di cui due, Basette e Tiger Boy, sempre influenzati dal mondo anime e dei supereroi, rispettivamente a Lupin e all’Uomo Tigre.  Viene naturale da chiedersi, dunque, se a questa “trilogia dell’anime”, come qualcuno l’ha definita, si aggiungerà un quarto capitolo ancora legato ai motivi giapponesi. “No”, ha annunciato Mainetti, “il prossimo film, di cui c’è già il soggetto, non sarà ispirato ad alcun cartone animato. Va fatto anche qualcosa di diverso, no?”, ha aggiunto ridendo. Diverso, certo, e innovativo, così come lo è stato Lo chiamavano Jeeg Robot. Anche questo, ha raccontato, sarà un lavoro coraggioso di mescolanza dei generi di fronte al quale forse qualche produttore storcerà il naso. “Mi era stato consigliato di tenere questo qui come terzo o quarto lungometraggio, invece che come secondo”, ha riferito “ed è allora che ho detto: facciamolo adesso!”. Il soggetto su cui sono all’opera Mainetti e Nicola Guaglianone, già sceneggiatore della pellicola con protagonista Claudio Santamaria, prevede anche ruoli femminili chiave, come quello di Alessia, la bambina intrappolata nel corpo di un’adulta a cui ha dato il volto Ilenia Pastorelli, anche lei vincitrice del David.
Mainetti a Giffoni ha presentato, inoltre, un progetto a cui tiene molto, in collaborazione con il documentarista Andrea Segre ed Edison. L’obiettivo del contest “Edison for nature”, aperto a tutti, è inviare idee o brevi clip che abbiano come tematica la sostenibilità ambientale. Le migliori dieci diventeranno cortometraggi a tutti gli effetti, realizzati proprio con l’aiuto dei due registi.
Tanti i nuovi progetti, dunque, eppure è stato impossibile non tentare di sciogliere l’annosa questione sul sequel di Jeeg Robot. Se la versione ufficiale sembra essere un secco no, Mainetti si è lasciato andare e gli si è riusciti a strappare un “Mai dire mai”. Non è molto, ma è abbastanza per tutti coloro che vorrebbero sapere di più delle avventure di Enzo Ceccotti, anche noto come Hiroshi Shiba.

Stefania Sarrubba

Giffoni Film Festival
contatti: http://www.giffonifilmfestival.it/

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