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Il racconto di strada, metafora dell’incontro umano e artistico tra le persone e in particolare tra artista e spettatore, in scena ad Arcidosso (Grosseto) dal 23 al 28 agosto.

Il programma

Il programma

La magia dei miti, delle leggende narrate, dei racconti popolari, epici e fiabeschi al centro della prima edizione del festival NarraStorie (qui per il programma dettagliato: https://www.facebook.com/narrastoriecristicchi/), diretto da Simone Cristicchi, che andrà ad invadere il suggestivo borgo di Arcidosso dal 23 al 28 agosto. In luoghi caratteristici delle pendici del Monte Amiata, quali, ad esempio, il Castello Aldobrandesco o la Cascata d’Acqua d’Alto, in scena una serie di appuntamenti volti a creare un’atmosfera di condivisione tra pubblico ed artisti “di strada” sotto il segno del teatro di narrazione. A fungere da stimolo per l’avvio del progetto, lo scorso anno, l’inizio dello studio da parte dell’artista romano della figura del profeta eretico ottocentesco Davide Lazzaretti nato proprio ad Arcidosso: «È a lui – ci spiega Cristicchi – che dedicherò il mio prossimo spettacolo teatrale, Il secondo figlio di Dio».
Come nasce l’idea del festival?
Mentre ero ad Arcidosso per effettuare le mie ricerche, ho organizzato in collaborazione con il Comune un evento proprio in cima alla montagna, dove esisteva l’eremo di Lazzaretti, di cui oggi rimangono alcuni ruderi. A questo evento parteciparono circa 1400 persone. Stupiti dal grande riscontro di pubblico abbiamo pensato di proseguire il percorso iniziato e di ampliarlo creando un vero e proprio festival di narrazione.
Perchè la scelta della narrazione?
La scelta della narrazione nasce perché, secondo me, i piccoli borghi si prestano particolarmente come scenografia naturale a fare da contrappunto al racconto, senza bisogno di aggiunte particolari e con un budget limitato si riescono a fare delle serate bellissime.
Molti degli appuntamenti sono dedicati ai bambini…
L’idea di fondo era quella di creare un festival che potesse coinvolgere tutta la famiglia e che, quindi, avesse in cartellone spettacoli per adulti, teatro della memoria, dando anche ampio spazio ai piccoli ospiti per renderlo fruibile a tutti. E, infatti, i pomeriggi saranno dedicati interamente ai bambini. Oltre agli spettacoli teatrali abbiamo inserito dei laboratori creati su misura per loro sull’archeologia e sull’arte così che possano esplorare anche mondi per certi versi nuovi. Di questo si occuperanno l’Associazione culturale ChissàDove con cui ho già lavorato e la libreria Il Soffiasogni. Credo che i giovani vadano “istruiti”, bisogna dare loro dei punti di riferimento già da piccoli per riuscire, almeno, a stimolarne la curiosità.
“Narrazione di teatro” riporta alla memoria le storie che ci venivano raccontate da bambini prima di andare a dormire. Il festival è un ritorno al passato o una evoluzione, se vogliamo, di questa narrazione?
Lo slogan del festival è “Dal viva voce  – quella del telefonino – alla voce viva” per ritornare cioè a risentire il suono di una voce che ti racconta una storia. Non è però un rivolgersi al passato o alla nostalgia, anche perché molti spettacoli sono sull’attualità, quello di Marco Paolini parla addirittura del futuro, della tecnologia e di come sta modificando il nostro assetto di vita. Direi piuttosto che è un festival che idealmente vorrebbe spegnere tutti gli apparecchi tecnologici e ritornare tra le strade. Un incontro vivo di persone non virtuale. In questo senso è sviluppata l’idea di NarraStorie.

Simone Cristicchi

Simone Cristicchi

Secondo lei il pubblico è pronto ad immergersi nello spettacolo più che ad assistervi da semplice spettatore?
Una prova l’abbiamo avuta con l’esperienza vissuta lo scorso anno di cui parlavo prima. 1400 persone che salgono in cima ad una montagna sono un vero e proprio evento. È qualcosa di straordinario. Credo che ci sia voglia di ritornare. Per chi non ha voglia potrebbe esserci, invece, il piacevole scoprire che un attore, per un’ora e mezza, può tenerti incollato ad una sedia ed incuriosirti, farti emozionare senza bisogno di nulla altro che la sua voce e una bella storia da raccontare.
Durante il festival si esibirà nel suo spettacolo Magazzino 18 (NdR. dedicato al rientro degli italiani in patria dopo il trattato di pace del 1947) in versione rivisitata. Come?
Lo spettacolo era comprensivo di una scenografia abbastanza importante, c’erano molti cambi di abito e diverse parti musicali. In questa versione, per allinearla alla semplicità del festival, sarà decisamente più scarna e molto incentrata sul testo, sotto forma di lettura.
In questo frangente non c’è bisogno, per il concetto che spiegavo prima, di una scenografia e vorrei che la storia uscisse fuori un po’ come l’ho scritta, senza artifici troppo “teatrali”. È potente di per sé e sicuramente anche per chi l’ha già visto sarà una sorta di happening nuovo completamente differente dall’originale.
Gli attori si cimenteranno sempre soli in scena. Secondo lei, dunque, il teatro di narrazione è solo monologo? 
Solo gli spettacoli per bambini avranno più attori in scena. La scelta dei monologhi per me è fondamentale ed è stata voluta proprio perché si creasse un’atmosfera di intimità.
Sul palco non solo grandi nomi…
No, ogni giorno al tramonto, durante una sorta di “aperitivo teatrale”, un artista emergente  proporrà un proprio spettacolo inedito. Saranno eventi ad ingresso libero. Il festival diventa così anche una “piccola vetrina” per gli addetti al lavoro che potranno assistere all’esibizione di questi artisti di qualità che abbiamo selezionato e arriveranno da tutta Italia. Ci saranno storie tra il comico e il drammatico e anche temi originali. Faccio un esempio: c’è Francesca Gallo che verrà da Treviso per raccontare della sua bottega dove costruisce fisarmoniche.
Per concludere, c’è un racconto della sua infanzia che per lei rappresenta il teatro di narrazione?
Per me il teatro si svolgeva d’estate, nella località di mare dove andavo con mio nonno, Ladispoli. La sera dopo cena si sedeva in terrazzo con una coperta sulle gambe. Così iniziava per me la narrazione. Anche se raccontava sempre le stesse storie si rimaneva incantati, ipnotizzati dalla sua capacità di racconto. La coperta la teneva sulle gambe perché lui per tutta la vita ha sempre avuto freddo. Poi ho scoperto perché. Da giovane aveva partecipato alla guerra in Russia, nel ’41, e questo freddo gli era entrato dentro le ossa e non se ne era più andato. Da questo è partita la mia voglia di cercare la storia di mio nonno e di raccontarla agli altri. Ed è così che è nato il mio primo spettacolo teatrale.

Francesca Cecchini

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