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Conclusasi ieri l’avventura olimpica 2016, oggi celebriamo gli atleti in una carrellata di pièce sul potere unificante delle più belle discipline sportive… a teatro.

I cerchi olimpici

I cerchi olimpici

Le Olimpiadi di Rio sono giunte al termine con una cerimonia di chiusura in pieno stile Carioca. In un tripudio di colori e danze, si è concluso l’evento sportivo che ha appassionato persino i più pigri, dopo aver regalato medaglie, momenti toccanti – le due podiste che si sostengono a vicenda dopo una caduta fino alla linea bianca dei 5000 metri, per dirne una – e qualche polemica. In effetti, questa 31esima edizione dei giochi olimpici dell’era moderna ha confermato come gli sportivi siano capaci di unire ed emozionare al pari degli artisti. Ed è su questa connessione tra sport e arte che varrebbe la pena soffermarsi. Laddove il legame tra sport e cinema continua a essere prolificamente esplorato, più difficile sembra traslare tale binomio sul palcoscenico. Difficile, ma non impossibile, perché qualcuno ci ha provato, con risultati talvolta eccellenti, altre volte deludenti. Proprio come in una gara. Di seguito, una panoramica di sette spettacoli teatrali (più un jolly) che hanno esaltato l’essenza dello sport sulle tavole di legno.

Pugilato

A fronte alta (2007)
Non solo sport, ma anche ricordi familiari nella pièce di e con Antonello Cossia che ha debuttato al Teatro Mercadante. L’attore e regista ha portato in scena la storia di suo padre Agostino, pugile che rappresentò l’Italia alle Olimpiadi di Melbourne del 1956, l’unico a non finire al tappeto contro il futuro campione dei pesi piuma e medaglia d’oro Safronov.

Rugby

The Changing Room (1971)
L’autore ed ex rugbista David Storey mette a nudo nello spogliatoio del titolo le speranze e i sogni di una squadra di rugby semiprofessionista del nord dell’Inghilterra. La prima al Royal Court Theatre per la regia di Lindsay Anderson fu seguita dall’adattamento a Broadway nel 1973, diretto da Michael Rudman: incetta di premi, tra cui un Tony a John Lithgow.

Magic/Bird

Magic/Bird

Basket

Magic/Bird (2012)
La pièce di Eric Simonson – che ha debuttato al Longacre Theatre di Broadway – vede protagonisti due giganti del basket, Earvin “Magic” Johnson dei Lakers e Larry Bird dei Boston Celtics. La rivalità che si trasforma in amicizia, dagli inizi nell’NBA fino alla maestosità del gioco alle Olimpiadi del 1992, quelle del leggendario Dream Team USA.

Calcio

Sing Yer Heart Out for the Lads (2002)
Il drammaturgo londinese Roy Williams ambienta quest’opera in un pub durante la partita dei mondiali che vede contrapposte Inghilterra e Germania. Il match, seguito da una squadra amatoriale tra una pinta e l’altra, sarà l’occasione per fare una disamina del nazionalismo britannico: dall’orgoglio patriottico fino alla becera xenofobia.

Ciclismo

La leggenda della maglia nera (2011)
Il trio di attori italiani composto da Massimo Poggio, Gualtiero Burzi e Matteo Marsan racconta la vita e le imprese “al contrario” di Luigi Malabrocca, ciclista contemporaneo e conterraneo di Coppi. Molto meno famoso, Malabrocca è noto per il doppio primato della maglia nera al Giro d’Italia, indossata dall’ultimo a tagliare il traguardo.

Cricket

The English Game (2008)
Richard Bean riesce a trasformare quello che non sembra lo sport più emozionante di tutti – non più disciplina olimpica – in un’efficace metafora dello status quo inglese. I Nightwatchmen sono un team non professionista improbabile, unito esclusivamente dalla passione per lo sport. Uomini di diverse classi sociali, culture e religioni che incarnano il melting pot britannico in tutte le sue contraddizioni.

Take Me Out

Take Me Out

Baseball

Take Me Out (2002)
In scena prima a Londra e poi a Broadway, Take Me Out affronta il tema spinoso della discriminazione e dell’omofobia all’interno di una squadra di baseball nel momento in cui uno dei suoi giocatori di punta decide di fare coming out. La pièce, firmata dall’americano Richard Greenberg, si aggiudicò il Tony Award come Miglior Opera nel 2003.

Jolly

Fair-Play (2016)
Il francese Fair-Play è una parodia dei giochi olimpici. Lo spettacolo muto dalla comicità slapstick che è andato in scena a Parigi è incentrato sulle molteplici doti di Fabrice Thibaud e Philippe Leygnac: mimi, acrobati e musicisti in grado di divertire e far riflettere sul gioco pulito in tutti gli ambiti della vita, tra un rovescio e una gara di atletica al fotofinish.

Se è proprio vero, come sosteneva Artaud, che l’attore è l’atleta del cuore, interessante sarebbe vedere altri spettacoli capaci di unire la recitazione e lo sport, discipline accomunate da passione e sudore. Ancora più interessante, forse, sarebbe assistere a più pièce sportive con protagoniste donne. Il fatto che a Rio siano numerose le atlete pronte a scardinare gli stereotipi di genere – da Simone Biles a Katie Ledecky, fino alla nuotatrice cinese Fu Yuanhui – dovrebbe insegnarci qualcosa.

Stefania Sarrubba

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