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Dal 6 settembre al 3 novembre, Torino sarà la capitale internazionale della danza contemporanea e della musica, tra spettacoli, incontri, workshop e proiezioni.

Il direttore artistico Gigi Cristoforetti. Foto Viola Berlanda

Il direttore artistico Gigi Cristoforetti. Foto Viola Berlanda

Due mesi di coreografia contemporanea faranno di Torino, dal 6 settembre al 3 novembre, la capitale internazionale della danza. Con 14 compagnie ospiti, 150 danzatori e 50 musicisti, impegnati in 27 rappresentazioni e 15 spettacoli (di cui 10 prime nazionali), il  Torinodanza Festival – che compie ventinove anni -, organizzato dallo Stabile di Torino, si presenta come un vero e proprio «essere vivente», per riprendere la definizione del direttore artistico Gigi Cristoforetti, «ricco di tempi, situazioni, emozioni e ricordi che s’intrecciano alla nostra vita sociale e ai nostri sentimenti personali. Sarà un appuntamento – ha specificato Cristoforetti – di stili differenti, con firme riconosciute e giovani scoperte, incursioni nell’insolito ed esordi fulminanti: un festival inquieto e vitale». Un festival, aggiungiamo, che in questa edizione 2016 avrà focus su interdisciplinarità e dialogo creativo: «Fin dal 2009 – hanno affermato il presidente e il direttore dello Stabile torinese Lamberto Vallarino Gancia e Filippo Fonsatti – lavoriamo per abbattere frontiere estetiche e geografiche tra le arti performative, alla ricerca di un linguaggio integrato capace di raccontare la complessità del nostro tempo, e Torinodanza ha un ruolo fondamentale in questo processo di internazionalizzazione del nostro territorio. Anche quest’anno restano primarie il confronto tra danza, musica, teatro, video-arte, circo contemporaneo e nuove tecnologie, e l’ospitalità, con sette nazioni tra le quali Francia, Belgio, Israele, più l’aggiunta di Canada e Giappone. Perché il Torinodanza, vuole essere un progetto culturale di riflessione sulle molteplicità, le contraddizioni, le speranze della nostra società».
E scorrendo il programma (che interesserà gli spazi dello Stabile piemontese, ma anche il Teatro Regio, il Circolo dei lettori, il Cinema Massimo, l’Auditorium Vivaldi) non si può non notare un parallelismo variegato di generi, pensieri, linguaggi, esperienze proposte da compagnie emergenti e nomi consolidati del panorama estero e nostrano. A cominciare dal lavoro inaugurale (il 6 settembre) “Tre”, firmato da Ohad Naharin, dove la sensualità di corpi e gesti seguirà la tecnica gaga, ovvero della comprensione corporea dei limiti fisici e del loro superamento, tra sensualità e agilità. Con ispirazione a Il barone rampante di Calvino, Mathurin Bolze, nella doppia fatica di “Fenêtres” e “Barons perchés”, sfiderà la gravità in un mix di circo e danza, calandosi in una dimensione scombinata e onirica, e in un oggi da reinventare.

“Sylphidarium”. Foto CollettivO CineticO

“Sylphidarium”. Foto CollettivO CineticO

Attesa è poi la produzione di CollettivO CineticO, con la creazione in movimento di Francesca Pennini nella prima italiana di “Sylphidarium”, dove l’intreccio contenzioso tra naturale e immaginario, tra concreto e impalpabile, diverrà terreno di analisi autoptica del balletto, per un sezionare scientifico del corpo umano/animale (della Silfide) nel suo essere movimento carnale.
Scaverà nella biografia di Gustav Mahler, il “nich schlafen (non dormire)” di Alain Platel – altra prima italiana -, con indagini nelle ombre dell’animo e delle emozioni umane. Emozioni generate, negli “Auguri” di Olivier Dubois, da 22 danzatori/corridori, vittime e carnefici di una dialettica di coscienze, sensazioni, spostamenti continui. Emozioni che inciampano nell’incubo obbligato, trappola inconscia di una società isterica e assurda, quelle della danza acrobatica sonnambula pensata da Piergiorgio Milano per il suo “Pesadilla”; emozioni che dilagano in un totalitarismo del disprezzo (anche autoinflitto), quelle sulle quali s’interroga Daniel Abreu con “Odio”. E ancora commistioni coreografiche per l’israeliano Itzik Galili ne “L’ombra della luce”, con la fonte luminosa che si fa veicolo poetico di idea e movimento, visibile in due sezioni performative complessive relative a tentativi d’affermazione di individualità in lotta tra mondo interiore ed esteriore (“Will-o’-the-Wisp” e “Between L…”); a espressioni di femminilità metamorfiche (“Chameleon”); a incontri sensuali tra danza e musica, con giochi seducenti d’una vamp ammiccante (“Ephemeron”).

“Lava Bubbles”. Foto Serena Nicoletti

“Lava Bubbles”. Foto Serena Nicoletti

E mentre le mani di Kiss & Cry si muoveranno sulla narrazione cinematografica di “Cold Blood”, e la sontuosità del balletto di “Annonciationn e altri pezzi” di Angelin Preljocaj si fa largo tra fiaba e arte pittorica, il nipponico Saburo Teshigawara scolpirà l’aria con la danza in “Bones In Pages”, con un’andata e ritorno estatico tra materiale e intangibile.
Da non perdere poi il doppio lavoro della Compagnia Zappalà – presente anche al Défilé della Biennale de la Danse de Lyon – che il 24 settembre ci accoglieranno prima con l’itinerante parata urbana “Insieme”, per fusione artistica di musiche napoletane e linguaggio estetico del coreografo catanese; poi (a seguire) con “Lava Bubbles”, richiamo magmatico all’Etna e allo scorrere della vita quotidiana e cittadina, in un dialogo diretto tra corpi (di danzatori e spettatori), abitanti di un mondo inarrestabile.

Nicole Jallin

Torinodanza Festival
contatti: http://www.torinodanzafestival.it/

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