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L’artista partenopea arriva al Teatro Quirino di Roma con un nuovo spettacolo in cui, attraverso la musica, racconta di se stessa ma non solo. All’indomani del debutto, QuartaParete l’ha intervistata.

 Foto C. Bellincampi

Foto C. Bellincampi

Al telefono la voce di Lina Sastri è dolce e la sua parlantina scorre veloce facendo trasparire la personalità di una donna forte che sa quello che vuole. Non a caso è lei stessa a curare e a scrivere gli spettacoli di cui è interprete e con la medesima cura sceglie i suoi compagni di viaggio. Così come è avvenuto per Mi chiamo Lina Sastri, il suo nuovo spettacolo (prodotto da Ente Teatro Cronaca) che ha debuttato al Teatro Quirino di Roma dove rimarrà in scena fino al prossimo 9 ottobre. La musica (suonata dal vivo), in particolare quella napoletana, sarà la protagonista grazie alla direzione musicale e agli arrangiamenti di Maurizio Pica, mentre ad Alessandro Kokocinski, artista di fama internazionale, è stata affidata l’ideazione scenica e il disegno luci.

Come racconterebbe il suo nuovo spettacolo al pubblico?
Mi chiamo Lina Sastri nasce come un gioco a partire dal titolo stesso. Infatti da Roma in giù, e in particolare a Napoli dove mi amano e mi seguono sempre, ricordano il mio volto, sanno chi sono ma spesso non si ricordano come mi chiamo. Il mio è un nome non facile da memorizzare perché non ho un cognome di origine italiana e quindi ho voluto prima di tutto giocare su questo aspetto. Ma l’idea è nata anche in maniera intuitiva come per l’altro mio spettacolo Linapolina, un altro gioco di parole che contiene sia il mio nome che quello della mia città. È come se fosse un biglietto da visita: questa sono io e questa è la musica che mi appartiene. La musica sarà infatti molto presente e non solo quella tradizionale napoletana perché presenterò un mio brano inedito che ho scritto circa una settimana fa. Mia è anche la regia e l’immaginazione di quello che accadrà in scena. Lo spettacolo è costruito attraverso un racconto semplice composto dalla musica e dalle mie parole. In più c’è una citazione tratta da Filumena Marturano di Eduardo De Filippo, alla quale dedicherò anche una canzone. Ma non è l’unico omaggio che farò in scena perché canterò una per Pino Daniele, le cui canzoni canto da tempo e da prima che lui morisse.
Come ha scelto la musica?
Ho scelto i brani da cantare semplicemente in base a ciò che racconto e i temi sono la memoria, il mare, la terra (per me simbolo di immigrazione), il cielo che rappresenta la fede e l’amore perché è ciò che si vede ma non si tocca, la prova e la speranza.
Dove è nata l’idea del suo ultimo lavoro?
Tutto quello che creo non so da dove e quando nasce esattamente. Semplicemente io vedo, immagino, colgo un momento, un dramma, un passaggio che mi colpisce su cui poi lavoro.
È prevista una tournèe per il suo nuovo spettacolo? E quali sono i suoi prossimi progetti?
Per questa stagione teatrale, Mi chiamo Lina Sastri girerà soprattutto al Sud per concludere la sua tournèe nel gennaio 2017 al Teatro Trianon di Napoli. A febbraio, invece, sarò impegnata in Sicilia nel ruolo di Gnà Pina ne La lupa tratto dalla novella di Verga, per la regia di Guglielmo Ferro e con gli arrangiamenti musicali di Franco Battiato. E poi c’è la televisione: sarò infatti tra i personaggi della nota fiction di Canale 5 Il bello delle donne.

Gabriella Galbiati

Teatro Quirino
Via delle Vergini, 7, Roma
contatti: http://www.teatroquirino.it/

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