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Debutta al Nuovo Teatro Sanità di Napoli la nuova versione italiana del testo di Philipp Löhle diretto da Mario Gelardi, intrigo di sospetti e accuse intorno alle paure per il diverso.

Foto Vincenzo Amatucci

Foto Vincenzo Antonucci

Indaga sulle contraddizioni umane, sul rapporto con l’altro, il diverso – per colore di pelle, provenienza, rango sociale –, il concetto di accoglienza e integrazione e sui principi stereotipati su cui poggiamo le nostre convinzioni il testo di Philipp Löhle riadattato e diretto da Mario Gelardi con cui ha preso avvio, a Napoli, la nuova stagione del Nuovo Teatro Sanità (13-16 ottobre).
Frutto della collaborazione con il Goethe Institut e del progetto che mira a far dialogare tra loro autori e registi tedeschi e italiani, in particolar modo napoletani, la genesi di Noi non siamo barbari risale a questa estate quando il drammaturgo tedesco classe 1978 – tra i nomi più attenzionati della drammaturgia contemporanea tedesca e già autore di Gospodin (qui la recensione) –  è stato ospite del teatro nel cuore della Sanità per alcuni giorni e, insieme al collettivo di giovani attori che animano lo spazio guidati dall’esperienza di Gelardi, ha affrontato con loro lo studio della drammaturgia lasciando che poi la stessa venisse autonomamente recepita e messa in scena.
Universali, infatti, i temi in essa affrontati e, pericolosamente legate alle cronache quotidiane, le paure che in chiave tragicomica vengono raccontate attraverso la storia di due coppie borghesi vicine di casa, la cui vita apparentemente senza crepe, viene sconvolta dall’arrivo di uno uomo di colore, straniero, rispetto al quale iniziano ad emergere le diversità di vedute di tutti e quattro i personaggi, in un continuo e parossistico ribaltarsi di posizioni  e credo, a cui fanno da contraltare e cassa di risonanza le dichiarazioni del “coro” di memoria greca, definito sarcasticamente patriottico.

Foto Vincenzo Amatucci

Foto Vincenzo Antonucci

Fino a qui il plot così come strutturato dal suo autore, ma come si conviene ad ogni  spettacolo è la realizzazione in scena – dunque, la regia e la prova attoriale – che segna il confezionamento definitivo di un testo e il suo essere pronto per essere raccontato ad un pubblico. Ed è proprio relativamente a questo passaggio che la versione firmata da Gelardi assume un valore aggiunto: se da un lato, infatti, “giovane” è la compagnia che forma il cast nel suo complesso, capitanata dai protagonisti Fabiana Fazio, Irene Grasso, Pako Ioffredo e Fabio Rossi, attorniati dal coro diretto da Carlo Caracciolo e costituito da Vincenzo Antonucci, Riccardo Ciccarelli, Mariano Coletti, Antonio Della Croce,  Carlo Geltrude, Gaetano Migliaccio, Sasi Nicolella e Alessandro Palladino, assolutamente matura, brillante e coerente al ruolo da ricoprire si dimostra la prova di tutti.
Chiamati a sostenere un ritmo sostenuto, in cui serrato è lo scambio dialettico così come l’interazione tra i dialoghi a quattro e il coro, armonioso e perfettamente sincronizzato risulta il lavoro complessivo di entrambe le componenti: ad esse Gelardi affida gesti, battute, movenze distintive che solo se uniformemente rese potrebbero rendere efficacemente – come accade – l’ingranaggio fluido quanto preciso che sottende la regia, cifra stilistica sempre più marcata degli ultimi lavori dell’attuale direttore artistico del ntS’, a riprova di un lavoro di direzione che parla al gruppo per poi rivolgersi nello specifico a ciascun personaggio e nuovamente produrre ricadute sul gruppo, specchio fedele della politica di fondo che sottende il lavoro condotto durante questi anni con e per il collettivo all’interno di un quartiere in cui cultura e violenza coesistono tragicamente ogni giorno.

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We are not barbarians! Probably yes.

Foto Vincenzo Amatucci

Foto Vincenzo Antonucci

The investigation of human contradictions and cliché regarding the relationship with the other, the outsider – for skin color, origin, social status – the concept of welcome and integration that feed our beliefs, are the main subjects of the new theatrical work of Philipp Löhle landed in Naples (after Gospodin), reworked and directed by Mario Gelardi that opens the new season of Nuovo Teatro Sanità in Naples.
Resulting from the collaboration between the Nuovo Teatro Sanità with the Goethe Institut and the project that aims to create a dialogue between directors and authors from Germany and Italy, especially from Naples, the genesis of We are not barbarians dates back to this summer when the German author – one of the most brilliant young authors (born 1978) of German contemporary drama – visited the theater located in the heart of Sanità and the collective of young actors settled there and conducted by Gelardi. In that occasion they deepened the theatre dramaturgy and the result of that study is now on stage.
The plot, by using a tragicomic interpretation, deals with a recent and universal topic such as the fears that two middle-class pairs, whose lives pass seemingly without any rifts, arise from the arrival of a foreign black man. The presence of this man leads to the coming out of different perspectives that change in a continuous and paroxysmal way and are emphasized by the statements of a “choir” – remembering the Greek one –sarcastically named patriotic.

Foto Vincenzo Amatucci

Foto Vincenzo Antonucci

As happens for each play, it is not only the plot but also the mise en scène – including direction and acting – that realize the perfect packaging of a dramaturgy ready for the audience. In this regard, the Gelardi’s version assumes an added value: the young but talented cast (Fabiana Fazio, Irene Grasso, Pako Ioffredo and Fabio Rossi), supported by the choir with the direction of Carlo Caracciolo (Vincenzo Antonucci, Riccardo Ciccarelli, Mariano Coletti, Anthony Della Croce, Carlo Gertrude, Gaetano Migliaccio, Sasi Nicolella and Alessandro Palladino) shows an absolutely ripe, bright and consistent interpretation.
Even if each actor has to sustain a rapid rhythm of conversation with the other characters and with the choir, the overall work is harmonious and perfectly synchronized between all components. Gelardi assigns to each character distinctive gestures and lines that considered in their whole are able to make the action mechanism precise and fluid. This ability is the typical stylistic feature of the last works of Gelardi, underlining a precise direction style turned to the work group before to focus on each character in correlation to the social work conducted during these years by the collective in a neighborhood where culture and violence coexist tragically every day.

Ileana Bonadies

Nuovo Teatro Sanità
piazzetta San Vincenzo 1 – Napoli
contatti: 339 6666426 – http://www.nuovoteatrosanita.it/

 

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