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Affidata al regista Roberto Biselli la cattedra di Storia del Teatro Italiano all’Unistrapg allo scopo di trasformare il teatro in strumento con cui lavorare insieme ai ragazzi per superare le differenze culturali.   

Il prof Biselli e i suoi allievi

Il prof Biselli e i suoi allievi

Grazie al Magnifico Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Giovanni Paciullo, QuartaParete entra nello storico Palazzo settecentesco Gallenga Stuart per assistere, in esclusiva, ad una lezione del nuovo professore di Storia del Teatro Italiano, Roberto Biselli, che conosciamo non solo in qualità di regista e attore teatrale, ma in quanto direttore dell’associazione Teatro di Sacco che cura la stagione di prosa della Sala Cutu.  L’occasione per incontrarci è la nostra curiosità sull’appuntamento del prossimo 29 novembre (ore 21). Per la prima volta nella storia, infatti, l’UnistraPg si aprirà al pubblico per una lezione aperta in forma di spettacolo ‘intorno’ a Una goccia, racconto di Aldo Busi. Silenzio assoluto su ciò che gli spettatori vedranno in scena ma, si lascia sfuggire una delle ragazze presenti, «la cosa speciale è che lo spettacolo sarà in italiano ma ognuno di noi proviene da un altro paese. Si sentirà, quindi, la ricchezza del nostro gruppo, delle nostre personalità».
Il corso, iniziato lo scorso ottobre, durerà tre mesi e, durante questo periodo, nell’aula 13 si alterneranno, di volta in volta, ragazzi di diversa nazionalità e cultura. «È molto difficile – asserisce Biselli – avviare un percorso e portarlo a termine in soli tre mesi, ma il teatro è uno straordinario mediatore e cerco di fare in modo che questi ragazzi vivano un’esperienza unica». In questo trimestre, che per Biselli è il primo, il prof ha notato l’estrema timidezza della maggior parte dei partecipanti e ha perciò iniziato le lezioni cercando di far l comprendere loro quanto la storia del teatro sia «strettamente connessa con il fare teatro e che questa storia, anche in questo luogo storico qual è Palazzo Gallenga Stuart, nasce da un bisogno fondamentale di comunicazione».
Gli studenti hanno iniziato così un percorso didattico convinti di un approccio solo teorico. Dopo pochi giorni, invece, si sono ritrovati catapultati in un ambiente che, dalle loro descrizioni, non può che riportarci alla mente il film L’attimo fuggente (1989 diretto da Peter Weir):  Biselli si allinea infatti perfettamente, per passione ed estro, all’insolito professor Keating  interpretato da Robin Williams e così come nel noto film, nella sala del quarto piano dell’università perugina  il docente umbro contagia i ragazzi con il suo grande entusiasmo stimolandoli a guardare le cose da angolazioni diverse. Margarita (Russia), Natalia (Polonia), Federica, Valentino, Giulia (Cina), Benjamin (Belgio), Gustavo (Brasile), Marina (Ucraina), Juan (Spagna), Fateh Singh (India), Andrea (Croazia), Ylenia (Svizzera) e Fabiola (Corea), guidati dalla mano esperta del regista, sono riusciti così a  superare le barriere della timidezza, lo scoglio della diffidenza iniziale e ad amalgamarsi tanto da arrivare a portare in scena  addirittura una (inaspettata) performance.  Il professore, giocando d’astuzia,  davanti alla reticenza dei suoi studenti, è passato dalla teoria all’atto recitativo lentamente. Prima la lettura dei testi, poi l’aggiunta ‘casuale’ di alcuni gesti e di alcuni movimenti, una maggiore attenzione alla intonazione, fino a che gli allievi si sono ritrovati sul palcoscenico, quasi senza accorgersene. Un percorso  tanto ben strutturato da coinvolgerli e da far loro superare velocemente barriere culturali e linguistiche.

La locandina dello spettacolo

La locandina dello spettacolo

Come si riesce a superare queste barriere?
In questa relazione tra persone diverse, che, in alcuni casi, vivono delle tensioni nei loro paesi, politiche, economiche grandi, la mediazione culturale diventa uno strumento straordinario per dialogare. Proprio qui, in questo luogo che è, per certi versi, palcoscenico del mondo. Perché loro sono il mondo. La prima chiave di lettura è l’ascolto. Occorre poi il rispetto reciproco. Essere diversi è, secondo me, una grandissima qualità.

Anche i ragazzi intervengono e, alla stessa domanda, ci rispondono con semplicità disarmante: «Abbiamo la persona giusta». Lui, il vulcanico professore, ha anche creato un gruppo (autorizzato dall’Università) su Facebook in cui i ragazzi possono continuare a confrontarsi al di fuori delle ore di studio. Un social network diviene così  mezzo per interrogare i ragazzi e stimolarli in modo continuativo. «Un modo – spiega Biselli – per insegnare loro la cultura italiana e il nostro modo di essere italiani, che è anche questo». Una ‘stravaganza’ che, ci rivelano i giovani, hanno incontrato solo in Italia, anzi, solo a Perugia perché di solito – ci dicono – “all’università gli studenti hanno contatto con i professori al massimo  solo tramite mail».

Cosa porteranno via con loro questi ragazzi al termine dei tre mesi?
È Valentino il primo a rispondere: «La cosa che porteremo con noi, credo, non sarà solo un bel ricordo, ma qualcosa di più intenso. Dopo tanti anni, quando arriverà il momento di guardarsi indietro, all’improvviso, ci ricorderemo quel gruppo di amici che frequentava l’Università a Perugia. E, tra tanti professori, ce ne tornerà in mente soprattutto uno, di cui magari non ricorderemo il nome, ma di cui riaffiorerà l’insegnamento. Un tesoro, qualcosa che va oltre la conoscenza. Dice il saggio che ogni persona ha due lati. Con le sue lezioni il professore ci sta offrendo l’opportunità di trovare un nuovo lato di noi». «Quello che porterò con me – aggiunge Natalia – saranno il cuore e la mente più aperti perché, come il professore ci ha insegnato, la varietà delle persone è tanto grande che non si può rimanere chiusi in se stessi».
«Il mio compito qui, con loro, oltre che insegnare – conclude Roberto Biselli -, è anche quello di evocare il centro della loro energia di relazione con il mondo. Diceva Jerzy Grotowski, un grande regista teatrale polacco “il teatro serve a creare un ponte tra me e te”. Ed è un ponte molto importante».
La lezione aperta di teatro di terrà martedì 29 novembre alle ore 21 presso l’aula 13 dell’Università per Stranieri di Perugia (piazza Braccio Fortebraccio, 4)

Francesca Cecchini

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