Manlio Boutique

Con il testo “Donna di cuori” il giovane autore campano si aggiudica il premio europeo di scrittura teatrale promosso da Centro Diego Fabbri in collaborazione con Romani, Spagna e Gran Bretagna.

Il testo vincitore

Il testo vincitore

Ho conosciuto teatralmente Gianni Spezzano nel 2015, in occasione della messinscena per il Napoli Fringe Festival di Bambolina, spettacolo della sua compagnia Cerbero Teatro, da lui scritto e diretto. A distanza di poco più di un anno, ne apprendo la vittoria – con il testo Donna di cuori – al premio europeo di nuova drammaturgia, Pop Drama, organizzato dal Centro studi e ricerche “Diego Fabbri” con il coinvolgimento di altri tre soggetti partecipanti: l’Università di Wolverhampton (Gran Bretagna), l’Università d’Arte Targu Mures (Romania) e la Fundacion CajaGranada (Spagna).
Scelto tra più di 300 testi, dopo una lunga selezione da parte di giurie tecniche e popolari (quest’ultime formate soprattutto da giovani e studenti universitari) in ognuna delle quattro nazioni partner, l’inedito ha rappresentato l’Italia alle finali per poi essere tradotto nelle rispettive lingue delle altre nazioni coinvolte (12 traduzioni) e rappresentato in forma di lettura drammatizzata, risultandone il vincitore assoluto.
Classe ’84, il giovane campano Spezzano non è nuovo a riconoscimenti per il suo lavoro di attore e drammaturgo, ma certamente rappresenta un valore aggiunto un premio internazionale che si rivolge proprio ad autori under 35 con lo scopo di valorizzare la creatività, la nuova drammaturgia e la circuitazione di opere teatrali a livello europeo; lo abbiamo pertanto raggiunto per saperne di più, e questo è quanto ci ha raccontato, consegnandoci anche una lucida analisi di cosa significa fare oggi teatro, con lo sguardo rivolto all’Europa:
Come nasce Donna di cuori, e perché credi abbia fatto breccia nei giurati che ne hanno decretato il successo?
Donna di cuori è uno dei capitoli di un’antologia, sulla figura della donna nel micro universo partenopeo, che sto portando avanti in questi anni. Ogni capitolo ha un tema portante attraverso il quale cerco di raccontare le dinamiche della “scelta”, in Donna di cuori questo tema è il gioco d’azzardo. La mia priorità quando scrivo un testo è la struttura, il reticolato di avvenimenti e circostanze che si dipana sotto le battute, quello che io chiamo la sintassi chimica della scena. Per questo testo ho impiegato 18 mesi per costruire l’impalcatura, poi i dialoghi li butto giù in pochi giorni, tipo un flusso in cui, al contrario, nulla è definito. La giuria ha premiato Donna di Cuori per questa solidità drammaturgica e per l’armonia con cui si concludono i percorsi di tutti i personaggi, principali e secondari, senza forzature ne escamotages. Il testo è uno strumento che l’autore consegna agli attori e al regista, con i quali condivide un metalinguaggio di analisi della scena, quindi cerco sempre di adempiere a questi obblighi strutturali.
La tua carriera spazia dalla scrittura drammaturgica alla recitazione, e investe sia il cinema che il teatro che la televisione: ma verso quale aspetto del tuo lavoro senti una maggiore affinità e perchè?
Fare l’attore è stata una scelta di vita, per me ha significato infrangere le sovra strutture che mi ero imposto e aprirmi ad una sensibilità che per me era un tabù. La recitazione per me è un gioco bellissimo e quando ho imparato tutte le sue regole ho sentito l’esigenza di organizzare personalmente il gioco. Il lavoro d’attore è stato fondamentale. Conosci i ritmi, l’analisi, gli spazi scenici e questo ti permette di scrivere per la scena i maniera più efficace, almeno per me. Quando ho iniziato a studiare recitazione non pensavo che avrei scritto, poi è successo. Scrivere, recitare, dirigere, per me l’importante è creare.

"Donna di cuori", lettura drammatizzata

“Donna di cuori”, lettura drammatizzata

Con la vittoria del premio Pop Drama il tuo testo verrà pubblicato a livello europeo ed è possibile la sua messinscena: cosa auspichi per esso in futuro?
La pubblicazione su scala europea è un aspetto interessante ma sappiamo bene che la drammaturgia non è così piacevole da leggere. Proprio per quel discorso che facevamo prima, è uno strumento per addetti ai lavori. Quindi spero che il testo venga messo in scena, è lì che può compiersi e rivelarsi in tutta la sua potenzialità. In Italia lo faremo con la nostra compagnia Cerbero Teatro, per la stagione 17-18, invece, tra i paesi partner del progetto, la Romania sembra essere quella più interessata a produrne una versione in rumeno. Le traduzioni ci sono, inglese, spagnolo, rumeno, con la pubblicazione magari qualche compagnia europea s’imbatterà nel testo e sentirà l’esigenza di mettere in scena Donna di cuori.
Quanto è importante, oggi, aprirsi artisticamente all’Europa e quali le possibilità che concretamente vengono offerte a voi giovani artisti under 35?
L’Italia è uno dei paesi con più Premi, Festival, Residenze ed iniziative per il teatro Under – 35. Le nuove leve riescono ad affermarsi soprattutto grazie a questi premi. Quindi le possibilità ci sono e con lavori di qualità è possibile farsi notare, l’ambiente teatrale è molto ricettivo da questo punto di vista. L’altro lato della medaglia di questo sistema, dal mio punto di vista, è che questi premi aumentano troppo il livello di competitività tra i giovani artisti, l’arte non dovrebbe essere competizione, non è uno sport. A livello europeo invece non c’è grande co-operazione, ci sono pochi premi o festival internazionali dedicati agli Under 35. La ribalta europea è fondamentale per il teatro italiano, la Spagna e l’Inghilterra esportano la propria drammaturgia in tutto il mondo e i loro autori sono rappresentati in decine di allestimenti. Noi in questo riusciamo meno, credo perché principalmente si investa davvero poco sulla drammaturgia contemporanea, nei cartelloni dei teatri stabili la maggior parte della programmazione è riservata ai classici. Questa è una cosa che proprio non riesco a spiegarmi.

La giuria popolare italiana

La giuria popolare italiana

Il progetto Pop Drama ha tra gli obiettivi l’avvicinamento del teatro alle nuove generazioni: da trentaduenne e dunque rappresentante di esse, cosa credi bisogna ancora fare per raggiungere lo scopo e in cosa finora si è fallito?
Oggi bisogna competere con un mondo dell’intrattenimento enorme. Soprattutto un mondo comodo, a portata di click. I Millennials possono usufruire di qualsiasi contenuto in qualsiasi momento. I prodotti mainstream sviluppano sempre nuovi modi per fidelizzare lo spettatore, stiamo assistendo all’ascesa dei prodotti transmediali e alla realtà aumentata. Il teatro appare come qualcosa di vecchio, di noioso, un luogo dove non posso spegnere o cambiare quello che sto vedendo. Ma il teatro non deve cedere alle tendenze, anzi deve farsi forte della sua artigianalità. La magia del teatro sta nel riuscire a far passare un’azione simbolica o evocativa per qualcosa di realistico. Un altro aspetto fondamentale è rappresentato dalle storie che si sceglie di raccontare, la drammaturgia contemporanea permette un contatto diretto con il suo pubblico che si rispecchia nelle modalità espressive, condivide i codici, il linguaggio. Una forma ibrida è quello che auspico per il futuro, drammaturgia contemporanea messa in scena in maniera non realistica ma evocativa/simbolica, dove la macchina scenica artigianale può esprimersi al massimo.

Ileana Bonadies

Print Friendly

Manlio Boutique