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Il sipario di febbraio si apre su concerti, teatro d’autore, tradizione e nuove drammaturgie per continuare a divertire, emozionare e far riflettere il pubblico.

unnamed (2)Viaggio al termine della notte
liberamente ispirato al capolavoro di Louis Ferdinand Céline
Di e con: Elio Germano e Teho Teardo
Quando: 30 gennaio
Luogo: Teatro Bellini
Orario: ore 21.00
Interpreti: Elio Germano (voce), Teho Teardo (chitarra, live electrionics), Elena De Stabile (violino), Ambra Chiara Michelangeli (viola),  Laura Bisceglia (violoncello)
Sinossi: Elio Germano e Teho Teardo portano in scena Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline in una versione completamente rinnovata nelle musiche e nei testi.
Avvalendosi della straordinaria sensibilità interpretativa di Elio Germano, Teardo ripercorre musicalmente alcuni frammenti del “Viaggio” restituendo, in una partitura inedita, la disperazione grottesca di questo capolavoro di scrittura che ritrova nuove dinamiche espressive nella combinazione di archi, chitarra e live electronics.
Una fusione di sonorità cameristiche che guardano a un futuro tecnologico nel quale, le immagini evocate dal testo interpretato da Germano, si inseriscono nelle atmosfere cinematiche di Teardo; un succedersi di eventi sonori e verbali dove la voce esce dalla sua dimensione tradizionale fino a divenire suono.
In quel suono Teardo crea un ambiente nel quale la voce di Germano può suggerirci nuove prospettive sulle disavventure di Bardamu e gli orrori della guerra mondiale che travolge le relazioni tra gli uomini quanto i continenti. Il pessimismo sulla natura umana, sulle istituzioni, sulla società e sulla vita in generale, diviene inconsolabile fino a non conceder più alcuna speranza al consorzio umano.
Info e prenotazioni: 0815499688 | botteghino@teatrobellini.it

 

unnamed (3)Elvira
Di:  Brigitte Jaques da Elvire Jouvet 40
Quando: fino al 12 febbario
Luogo: Teatro Bellini
Orario: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
Regia: Toni Servillo
Interpreti: Toni Servillo, Petra Valentini, Francesco Marino, Davide Cirri
Note di regia: Elvira porta il pubblico all’interno di un teatro chiuso, quasi a spiare tra platea e proscenio, con un maestro e un’allieva impegnati in un particolare momento di una vera e propria fenomenologia della creazione del personaggio.
Un’altra occasione felice, offerta dalle prove quotidiane del monologo di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière, consiste nell’opportunità di  assistere ad una relazione maieutica che si trasforma in scambio dialettico, perché il personaggio è per entrambi un territorio sconosciuto nel quale si avventurano spinti dalla necessità ossessiva della scoperta. Louis Jouvet formula a proposito dell’attore la famosa distinzione comédien/acteur e dice precisamente: “il comédien è per così dire il mandatario del personaggio, mentre l’acteur delega se stesso personalmente. Il comédien esiste grazie allo sforzo, alla disciplina interiore, a una  regola di vita dei suoi pensieri, del suo corpo. Il suo lavoro si basa su una modestia particolare, un annullarsi di cui l’acteur  non ha bisogno”. Trovo il complesso delle riflessioni di Jouvet particolarmente valido oggi per significare soprattutto ai giovani la nobiltà del mestiere di recitare, che rischia di essere svilito in questi tempi confusi.
Info e prenotazioni: 0815499688 | botteghino@teatrobellini.it

 

unnamed (7)Birre e rivelazioni
Scritto e diretto da: Tony Laudadio
Quando: fino al 5 febbraio
Luogo: Piccolo Bellini
Orario: feriali ore 21.15; domenica ore 18.30
Interpreti: Andrea Renzi, Tony Laudadio
Sinossi: Marco e Sergio, sono il proprietario di una birreria e un avventore (apparentemente) qualsiasi, che di mestiere fa il professore in un Liceo. Al bancone del bar, con la complicità dell’alcool che favorisce l’intimità, i due parlano di tutto: di vita, di idee e di Francesco, il figlio di Marco nonché alunno di Sergio, che, pur non apparendo mai, piano piano diventa un terzo protagonista, la cui assenza sulla scena, come sottolinea l’autore, «illumina tutto il testo».
Otto birre che scandiscono le tappe di un’appassionante percorso, perché «il dialogo tra i due protagonisti – come spiega lo stesso Laudadio  – diventa una ricerca di verità, dentro i turbamenti che la conoscenza sempre impone, specie se l’oggetto del proprio interesse è qualcuno per cui provi amore. E ad ogni svelamento una porzione di quell’amore viene messa alla prova. Fino alla prova finale e alla conoscenza più difficile: quella di se stessi». In un’atmosfera a metà tra riflessione seria e delirio etilico Andrea Renzi e Tony Laudadio, qui anche autore e regista, ci offrono una rappresentazione acuta e brillante della complessità dei rapporti umani.
Info e prenotazioni: 0815499688 | botteghino@teatrobellini.it

 

16300385_751338798357887_4700518060155596716_oMinetti
Di: Thomas Bernhard
Quando: dal 31 gennaio al 5 febbraio
Luogo: Teatro Mercadante
Orario: 31 gennaio e 3 febbraio ore 21.00; 1 e 2 febbraio ore 17.00; 4 febbraio ore 19.00; 5 febbraio ore 18.00
Regia: Marco Sciaccaluga
Interpreti: Eros Pagni, Federica Granata, Marco Avogadro, Nicolò Giacalone, Giovanni Annaloro, Mario Cangiano, Marco De Gaudio, Roxana Doran, Daniela Duchi, Michele Maccaroni, Sarah Paone, Bruno Ricci, Francesco Cristiano Russo, Emanuele Vito
Sinossi: Ritornano, dopo il grande successo ottenuto con il Sindaco del Rione Sanità il regista Marco Sciaccaluga e l’attore Eros Pagni, con la commedia Minetti, scritta nel 1976 e costruita intorno a un interrogativo: quale ruolo ha l’arte, e in particolare il teatro, nella società odierna? Alla ricerca di una risposta, l’austriaco Thomas Bernhard intreccia il comico e il tragico, la realtà con la sua trasfigurazione poetica; descrive, con rabbia e con passione, un mondo grottesco e assediato da una metaforica tempesta di neve.
Nella notte di San Silvestro il vecchio Minetti indugia nella hall di un albergo di Ostenda. Attende un direttore di teatro che vuole riportarlo sulla scena nel ruolo di Re Lear. Nell’attesa parla di sé e della propria arte. Evoca frammenti della sua vita (reale o immaginaria?), rivolgendosi al personale dell’hotel, a una signora e a una ragazza.
Info e prenotazioni: 081 551 3396 – fax 0814206196 | biglietteria@teatrostabilenapoli.it

 

16178809_749020651923035_9170995136932155028_oMal’essere
dall’Amleto di William Shakespeare
Quando: dal 1 al 12 febbraio
Luogo: Teatro San Ferdinando
Orario: 1, 3, 7 e 10 febbario ore 21.00; 2, 8 e 9 febbraio ore 17.00; 4 e 11 febbraio ore 19.00; 5 e 12 febbraio ore 18.00
Ideazione, drammaturgia e regia: Davide Iodice
Interpreti: Salvatore Caruso, Luigi Credendino, Veronica D’Elia, Angela Garofalo, Francesco Damiano Laezza, Marco Palumbo, Antonio Spiezia e con i rapper attori Gianni ‘O Yank De Lisa, Vincenzo Oyoshe Musto, Paolo Sha One Romano, Damiano Capatosta Rossi, Peppe Oh Sica
Sinossi: Amleto, la tragedia shakespeariana forse più conosciuta e citata, è tra le opere più frequentemente rappresentate, ed è considerata un banco di prova cruciale nella carriera di un attore. “Covo da anni il sogno di un Amleto – dichiara Davide Iodice – studiato più volte, più volte apparso come fantasma, ricacciato sempre per pudore e per paura, nell’attesa di una giusta distanza dalle grandi lezioni dei padri, appunto; perché Amleto è l’emblema stesso del fare teatro ed è questione di maturità. Ritrovo questa necessità ora, come ritrovo la necessità di dire tra tante, una parola mia su Napoli. In questo tempo di “paranze d’‘e criature” e di criature morti ammazzati, di padri che mandano – ancora –  i figli alla strage, nell’Elsinore dove vivo, tra Forcella e Sanità, qui mi riappare l’ombra di Amleto, qui sento che non è tanto questione di essere o non essere ma di mal’essere, nel senso doppio della nostra lingua che dice insieme di persona cattiva ma anche di un profondo scoramento, esistenziale: essere o non essere il male, piuttosto. Nessuno più e meglio dei numerosissimi rappers dei nostri territori sa esprimere, a parer mio, questo malessere oggi”.
Info e prenotazioni: 081 292030 – 081 291878 | biglietteria@teatrostabilenapoli.it

 

unnamed‘O vico e altre strade
prosa, versi e musica di Raffaele Viviani
Quando: fino al 2 febbraio
Luogo: Teatro Trianon Viviani
Orario: mercoledì ore 17.30; giovedì ore 21.00
Regia: Nello Mascia
Musiche eseguite dal vivo da: Mariano Bellopede e Ciccio Merolla
Interpreti: Cloris Brosca, Paola Cannatello, Rosaria De Cicco, Gianni Ferreri, Franco Iavarone, Nello Mascia, Massimo Masiello, Giovanni Mauriello, Matteo Mauriello, Marianna Mercurio, Ciccio Merolla, Francesco Paolantoni
Note di regia: «La mia vita fu tutta una lotta: lotta per il passato, lotta per il presente, lotta per l’avvenire. Con chi lotto? Non col pubblico, il quale anzi facilmente si fa mettere con le spalle al tappeto, ma con i mille elementi che sono nell’anticamera, prima di giungere al pubblico. Parlo del repertorio, delle imprese, dei trusts, dei trusts soprattutto. Oggi come ieri, l’uomo di teatro è in lotta continua coll’accaparramento dei teatri di tutta Italia, i quali sono tenuti e gestiti da pochissime mani, tutte strette fra loro.»
È l’incipit dell’autobiografia di Raffaele Viviani. Parole che sembrano scritte ieri, per quanto esse siano attuali. Oggi come ieri il teatro vive uno stato di crisi perenne. La riforma ministeriale, ha eliminato 300 compagnie piccole e medie, favorendo il mostro nuovo: il pachidermico “teatro pubblico commerciale” dei Teatri nazionali, totalmente asserviti alle clientele e al sottogoverno. Ma ciò che è più agghiacciante è il progetto politico che la riforma lascia intravedere. Quello di una progressiva dismissione del finanziamento pubblico al teatro. Ormai è chiaro. Per lo stato il teatro non ha già più una funzione pubblica e la miope classe politica attuale non vede nel teatro una chiave dello sviluppo sociale.
In questo clima di crescente disagio e di smarrimento nascono gli Attori indipendenti. Rivendichiamo un’idea di teatro che restituisca all’attore la dignità e la centralità dell’attività creativa. Da napoletani sentiamo forte il bisogno di tutelare il nostro patrimonio attoriale, ormai disperso, per trasmetterlo integro e puro come a noi lo insegnarono i nostri Maestri.
Partiamo con niente. Una produzione no budget che si affida al botteghino. Attori da una parte. Spettatori dall’altra. Senza aiuti, senza coperture, senza protezione. Un gruppo di attori che riconosce la propria storia nell’altro, che riconosce nell’altro le ragioni poetiche della propria scelta di vita.
Siamo qui. Col disincanto dell’età, nella nostra gioiosa dichiarazione di resistenza. Con poche certezze.
La prima. Il teatro è necessario. Perché – per dirla con Anatolij Vasil’ev – di tutte le arti rivolte a un pubblico, è solo il teatro che passa da bocca a bocca, da occhio a occhio, da mano a mano, da corpo a corpo.
La seconda. Sappiamo far bene il nostro mestiere.
La terza. L’unica nostra possibilità di manovra e di azione sulla realtà, politica e culturale del nostro paese, è quella di fare spettacoli belli. Sempre più belli, di cui il pubblico si innamori.
Abbiamo scelto Viviani. Il primo testo scritto da Viviani. ‘O vico. Anch’esso un tentativo. Emblematico.
Nel dicembre 1917, all’indomani della disfatta di Caporetto, ci fu una violenta campagna per far chiudere gli spettacoli di variété, «poco edificanti per i reduci dal fronte». Seguì un divieto governativo. Una sera del 1917 Viviani si presentò al cavaliere Giovanni Del Piano, impresario del teatro Umberto dì Napoli, un piccolo teatro popolare in via Sedile di Porto, dove si davano spettacoli di varietà e gli propose un affare. Propose all’impresario dell’Umberto di recitare nel suo teatro non più da solo, ma in compagnia di altri attori, tramutando le sue scene in veri atti unici.
Il primo fu ‘O vico appunto. Un gioiello. Che rappresenta la sintesi di quello che sarebbe stata la produzione immortale di uno dei più grandi artisti del teatro del Novecento.
Info e prenotazioni:  081 2258285 |  boxoffice@teatrotrianon.org

 

unnamed (1)Come tu mi vuoi
da due racconti di Tommaso Pincio e Christian Raimo
Quando: dal 2 al 5 febbraio
Luogo: Teatro Elicantropo
Orario: da giovedì a sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
Regia: Giancarlo Luce
Interpreti: Giancarlo Luce ed Ermelinda Nasuto
Sinossi: Presentato da Teatro delle Forche, Come tu mi vuoi porta in scena un tema comune, urgente come il lavoro, soffermandosi sulla carenza e la precarietà. Due racconti, due storie, due monologhi, che trasferiscono nella finzione teatrale la mancanza di direzione, di programma, o l’espropriazione di un destino: la precarietà, appunto.
Il lavoro è il nucleo attorno al quale gravita tutto lo spettacolo. Eppure si nasconde, si nega costantemente nelle parole, che, talvolta, provano a dirlo senza riuscirci, indugiando, invece, su un’esasperata etica della performance, inscenata dagli abiti da fitness indossati dagli attori e dall’allenamento cui si sottopongono.
Lei trentenne e lui cinquantenne, si raccontano al pubblico, partendo proprio lavoro o dalla sua ricerca. Il risultato è un’istantanea dell’attuale vita di molte persone, tragica e a volte comica, ma, tuttavia, apparentemente normale, eccetto le derive alle quali può condurre.
È l’attuale condizione di malessere della maggioranza, di chi vive correndo sui bordi delle grandi arterie della società, tra impedimenti e ostacoli.
In uno spazio scenico sospeso, grottesco e antinaturalistico, entrambi i personaggi corrono sulla scena e nella vita, rasentando follia e smarrimento. Sono perfettamente consci che quella è la loro condizione di “normalità”, incapaci d’immaginare una via d’uscita diversa da quella che sembra piombargli addosso come una valanga, e dalla quale sembra impossibile uscirne.
I due personaggi corrono, ma non inseguono qualcosa o qualcuno. Appaiono alternativamente impegnati a tenersi pronti per qualcosa, oppure alla ricerca di un benessere posticcio che non serve a sradicare il male, ma solo provare a dimenticarlo.
Sono precari nel lavoro e nell’identità, orfani di un aggregato sociale capace di dar vita a relazioni di subordinazione, dominio e costrizione, attoniti ed incapaci di prevedere la condizione futura di chi, come loro, lavorando, vedrà una forma ancora diversa in cui questo sistema sociale sarà stato capace di declinarsi.
Come tu mi vuoi è un continuo movimento, una corsa interrotta solo nel finale, quando una pistola spunta in scena e i due protagonisti mirano l’uno contro l’altro: la rabbia sociale sfocia nell’uomo contro uomo.
Info e prenotazioni: 3491925942 (mattina) | 081296640 (pomeriggio) | promozionelicantropo@libero.it

 

unnamed (4)Romeo era grasso e pelato
Di: Davide Sacco
Quando: 2 e 3 febbraio
Luogo: Nuovo Teatro Sancarluccio
Orario: ore 21.00
Regia: Daniela Cenciotti
Interpreti: Daniela Cenciotti e Martina Liberti; voci fuori campo di Fabio Brescia, Massimiliano Cataliotti e Danilo Rovani.
Sinossi: Due personaggi presi a pretesto dal fantasmagorico mondo shakespeariano, Lady Macbeth e Giulietta messe insieme in un luogo non luogo con una domanda: com’è il vostro uomo? Un’ironica indagine su tutte le “idolizzazioni” che le donne spesso fanno degli uomini che gli stanno accanto, tutti belli, tutti forti e sempre eroi, ma ogni tanto capita che non sia così… Spesso…Sempre. Un incontro tra due generazioni di donne che rispolverano il mondo shakespeariano e lo riguardano in ottica ironica e cinica lasciandosi indagare e dandoci una visione probabile o quantomeno plausibile dei comici limiti di questi personaggi in un gioco di porte dell’anima che aprendosi e chiudendosi lasciano entrare tutte quelle contraddizioni che da Shakespeare ad oggi hanno caratterizzato la vita delle donne.
Info e prenotazioni: 081 410 44 67 | www.nuovoteatrosancarluccio.it

 

unnamed (5)Jazz & Baccalà: Enrico Rava feat. Elio Coppola 4et to MILES
Quando: 3 febbraio
Luogo: Teatro Summarte – Somma Vesuviana (Na)
Orario: ore 21.00
Sinossi: Nuovo appuntamento con la tradizione culinaria e la musica Jazz. “Jazz & Baccalà, rassegna musicale curata dal batterista Elio Coppola in collaborazione con l’associazione Musicology, ospita il concerto del trombettista Enrico Rava. Quest’ultimo sarà ospite del quartetto del batterista napoletano Elio Coppola e del suo quartetto, che presenteranno al pubblico un inedito, omaggio al grandissimo Miles Davis. “Jazz & Baccalà”, ormai alla sua terza edizione, da quest’anno si arricchisce della collaborazione di radio punto nuovo, media partner di ogni evento. Lo scopo delle serate è unire la buona musica interpretata dai grandi nomi del panorama jazz al gusto della tradizione culinaria. Al ritmo di “Jazz&Baccalà”, tornano in tavola anche i piatti dello chef di 800 Borbonico, tutti a base di baccalà, così come vuole la tradizione sommese. Prelibatezze che i presenti potranno degustare alla Cafè Chantant prima di ogni spettacolo.
Info e prenotazioni: 081 362 9579

 

unnamed (6)Rock e food: Pink Colours tribute band dei Pink Floyd
Quando: 5 febbraio
Luogo: Teatro Summarte – Somma Vesuviana (Na)
Orario: ore 20.00
Sinossi: Al Summarte arriva “Rock & Food”, la rassegna rock del teatro di Somma Vesuviana! Ad aprire la kermesse il concerto dei Pink Colours tribute dei Pink Floyd.  La band è composta da Stefano Roma, voce e chitarra; Salvatore Pugliese, chitarra solista lap steel; Andrea Romano, basso e voce; Luciano Nasti, batteria e percussioni; Giuseppe Romano, organo hammond synth e sound effect. Special Guest: Marita De Medici, vocalist; Maurizio Saccone, sax e Mario Vezzi, keyboard. Ad impreziosire la serata la narrazione teatrale a cura della compagnia stabile del Teatro Summarte di Somma Vesuviana.  Nel corso dell’evento sarà possibile cenare alla cafè chantant.
Info e prenotazioni: 081 362 9579

 

unnamed (8)Non mi vestivano mai di rosa
Di:  Giulia Lombezzi in collaborazione con Alessandro Enrico Iuliano
Quando: dal 3 al 5 febbraio
Luogo: Sala Teatro Ichos
Orario: venerdì e sabato ore 21.00; domenica ore 19.00
Regia: Delia Rimondi
Interpreti: Elena Scalet e Alberto Zambelli
Sinossi: C’è un momento di sospensione prima di ogni tuffo. Di ogni dichiarazione d’amore. Di ogni rischio. C’è una sospensione prima che si apra un sipario, prima di firmare un documento, di scegliere un sentiero,  prima di aprire bocca e dire sì o no.
Non mi vestivano mai di rosa esplora il tema dell’identità di genere a partire da un momento di sospensione che definirei scientifico: il momento, nella vita dell’embrione, appena prima che se ne sviluppi il sesso.
Mi è capitato spesso di leggere il termine “riassegnazione sessuale”, e mi ha colpita immaginare che il sesso non sia altro che questo, qualcosa che subiamo, un elemento che a un certo punto ci viene assegnato casualmente e inesorabilmente, come una matricola enpals o un numero di telefono.
Ma cosa succede prima di quest’assegnazione? Chi siamo prima di diventare un lui o una lei? E che cosa ci aspettiamo da questo istante fatidico dove il rilascio di un determinato ormone indirizzerà per sempre il nostro destino?
Questa storia è un’esplorazione di tali domande, ambientata in un mondo surreale e fantascientifico alla Ballard, un Utero – Sala d’Attesa, dove due embrioni aspettano la leggendaria Sesta Settimana di Gestazione dopo la quale cambierà tutto.
I personaggi vengono calati in una serie di  simulazioni di cosa vuol dire vivere con un’identità sessuale, catapultati in situazioni comiche, drammatiche, poetiche e quotidiane, che abbordano alcune delle mille sfumature del rapporto con il proprio e con l’altro sesso, alla ricerca di un confine che forse, in fondo, non ha nemmeno ragione di esistere.
Info e prenotazioni: 3357652524 | promozione@ichoszoeteatro.it

 

unnamed (9)Tempo che fu di Scioscia
Di: Enzo Moscato
Quando: dal 3 al 5 febbraio
Luogo: Nuovo Teatro Sanità
Orario: venerdì e sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
Regia: Mario Gelardi
Interpreti: Tina Femiano e Carmen Femiano
Sinossi: In scena quattro di undici racconti, sulle Quattro Giornate di Napoli. Ne emerge, attraverso una lingua arcaica e modernissima al tempo stesso, una vivida e vivace descrizione di quei giorni che videro Napoli e i napoletani protagonisti di una piccola rivoluzione. Sono storie partenopee di quotidianità, inserite nel quadro della grande storia del ‘900, il cui filo conduttore non è l’emergere di contrasti sociali, economici o politici, ma la necessità di un recupero della memoria storica collettiva. Attraverso questi racconti coloriti e viscerali, non vi è distinzione tra vincitori e vinti, tra eroi e vittime, vi è la sensazione che tutti i protagonisti, che fanno parte della nostra storia, corrano il pericolo d’essere dimenticati e relegati in un passato lontano.
Per dirla con Moscato: «è un piccolo affresco, senza la solita separazione dicotomica, in bianco e nero, delle cose e le persone, con i Napoletani, puri e buoni, da una parte, e i Tedeschi, bruti e bestie, da quell’altra. Con i martiri e gli eroi, da un canto, e i vigliacchi e gli assassini, simmetricamente opposti a quelli». Il tutto nel Tempo che fu di Scioscia: «proverbialmente riferito a una figura, un personaggio antico, di cui tutti sentono dire, sentono parlare, ma che nessuno ha mai conosciuto o visto, concretamente, nella vita. Le gesta di Scioscia sono, di fatto, temporalmente come relegate dentro una distanza siderale. Come ammantate di un fiabesco, leggendario alone. Ma sono anche – e sempre di più, al giorno d’oggi – come circonfuse dalla malinconia di un progressivo, inarrestabile cader nell’oblio».
Note di regia: Abbiamo scelto quattro dei racconti presenti nel libro: Pedamentina, storia di una madre che ripete ossessivamente i gesti che hanno segnato la morte tragica dei propri figli; Bagattelle per un altro malinteso, squarcio amaro e violento sulla tragica morte di una giovane prostituta; Zwdi Taiblék Waise, romantica narrazione su una cantante cieca ed infine Tizzano, l’avventurosa e brillante storia di un giovane in piazza Dante. Nella nostra messa in scena, i ricordi sulla Napoli della seconda guerra mondiale sono accompagnati dall’eco delle romantiche canzonette dell’epoca, che sembravano evocare un mondo irreale. Abbiamo cercato, insieme alle due interpreti dello spettacolo, uno stile asciutto che mettesse soprattutto in luce l’affabulatoria capacità narrativa di Moscato, che ci conduce in un mondo dilaniato dalla guerra, che oggi non ci appare poi così lontano.
Info e prenotazioni: 3396666426 |  info@nuovoteatrosanita.it

 

Fibre-Parallele_Licia-Lanera_Licia-legge-le-fiabe_4©LuigiLaselva1920x1200Licia legge le fiabe
Letture tratte dalle fiabe di Grimm e Andersen
Quando: 4 e 5 febbraio
Luogo: Teatro Civico 14 – Caserta
Orario: sabato ore 21.00; domenica ore 19.00
Di e con: Licia Lanera
Sinossi: Licia Lanera e la compagnia pugliese Fibre Parallele, con il loro inconfondibile stile duro e punk, presentano in anteprima in Campania la loro visione delle fiabe dei fratelli Grimm e di Andersen. Nato sotto forma di lettura a settembre 2016, lo spettacolo si sviluppa sul rapporto tra musica e voce, nell’ambito di diversi contesti, il più delle volte anche non teatrali. Lo spazio simbolico delle fiabe verrà sconvolto dalla fisicità performativa di Lanera e dal sound elettronico di Tommaso Danisi (Design Qzerty).
Info e prenotazioni: 0823441399 | info@teatrocivico14.it | www.teatrocivico14.org

 

unnamed (12)Le vacanze dei signori Lagonìa (una foto di famiglia per due attori, un ombrellone e un mare immaginato)
Di: Francesco Colella e Francesco Lagi
Quando: 4 e 5 febbraio
Luogo: Teatro Area Nord
Orario: sabato ore 20.30; domenica ore 18.00
Regia:  Francesco Lagi
Interpreti: Francesco Colella, Mariano Pirrello
Sinossi: Su una spiaggia ci sono due anziani signori, marito e moglie: sono i signori Lagonìa. Guardano le onde che si arrotolano nel mare mentre si srotolano i loro pensieri. Nessuno dei due, però, è nato per dare voce ai sentimenti in modo intonato. La loro è una comunicazione fatta di intimità silenziosa e di risate improvvise, furie e riconciliazioni, pianti e mazzate sulle ginocchia. In questa giornata c’è il tempo per una maledizione e una nuotatina a largo, per il ricordo di una bimba e per quello di una dieta finita già di lunedì, c’è un gabbiano che muore d’infarto, e una nuvola a forma di coniglio, c’è una canzone di Gianni Morandi e la fine del mondo, c’è una barca che li può portare via. Il solo racconto che i signori Lagonìa ci offrono è quello del loro amore spietato e dolce, a tratti dispotico o molesto, che noi ci troviamo a spiare. C’è l’epica di un matrimonio durato quarant’anni e questo giorno qua, che non è un giorno qualsiasi della loro vita.
Info e prenotazioni: 081 5851096 | info@liberascenaensemble.it

 

 

16195814_1316355888434384_3207373301676118454_nL’Ispettore Drake e il delitto perfetto
Di: David Tristram
Adattamento e regia: Sergio Assisi
Quando: fino al 12 febbraio
Luogo: Teatro Diana
Orario: 31 gennaio, 2, 3, 4, 7, 8, 9, 10 e 11 febbraio ore 21.00; 5 e 12 febbraio ore 18.00; 1 febbraio ore 17.45; 4 febbraio ore 17.30
Interpreti: Luigi Di Fiore, Francesco Procopio, Fabrizio Sabatucci, Beatrice Gattai
Sinossi: Quando un genio decide di commettere un delitto, il piano che mette in pratica per portare a termine il suo progetto è a prova di errore.
Ma è anche a prova di idiota? L’Ispettore Drake e il suo fido aiutante Plod si ritrovano a dover affrontare la più grande sfida delle loro carriere: risolvere un misterioso e intricato delitto. E quando diciamo intricato, intendiamo proprio intricato, intricato come… come una cosa molto intricata, per intenderci.
Chi è il misterioso dottor Short? E perché ha sposato un facocero? E’ stato lui ad uccidere la sua quarta moglie o è stata la sua quarta moglie a uccidere lui? Ha veramente due figlie di nome Sabrina o una delle due mente? Che ci fa il Papa nel bosco? Ma soprattutto, perché c’è un lampione in salotto?
Queste sono solo alcune delle tante domande a cui l’ispettore dovrà dare una risposta. Personaggio surreale al servizio di un thriller surreale, l’Ispettore Drake racchiude in sé tutti i luoghi comuni del detective esasperati all’ennesima potenza, fino ad ottenere una miscela esplosiva e irresistibilmente comica. La sua lampante incompetenza, malcelata da un atteggiamento serioso e goffamente beffardo, è resa ancora più esilarante dall’accoppiata con il sergente Plod, il peggior assistente che un detective possa desiderare di avere al suo fianco quando si sta indagando su un omicidio!
In questa fortunata commedia inglese si alternano continue e inaspettate gag e innumerevoli colpi di scena, trascinando lo spettatore in un universo goliardico dove tutto, ma proprio tutto può accadere, e dove ciò che è incredibile diventa magicamente plausibile.
Note di regia: Lo spettacolo nasce dalla volontà di rappresentare qualcosa di nuovo e di classico nello stesso momento. Una commedia inglese dall’inconfondibile humor surreale, che si amalgama con la comicità nazional popolare.
L’idea è quella di dar vita a personaggi dichiaratamente eterogenei per dialetto. Dal napoletano al milanese, passando per il romano. Una sorta di spettacolo multietnico, che prova a sfruttare le comicità regionali, sulla base di una provata e internazionale ironia british.
Protagonista della storia non è un “semplice” delitto da risolvere, ma il gioco complesso e matematico del teatro nel teatro, l’abbattimento della quarta parete, e finzione che si mischia a realtà.
Attori che escono fuori dal personaggio e personaggi che giocano ad essere attori.
L’ambientazione classica di un salotto inglese, ma ricco di elementi folli, porta lo spettatore fin dall’inizio in una nuova dimensione, resa confortevole dalle più classiche trovate sceniche.
Una prima esperienza di regia teatrale, ambiziosa ma non troppo, con la quale provare a creare un nuovo stile identificativo.
Può la stupidità vincere sul genio del male? Può il genio prendersi gioco del comune essere umano senza pagare le conseguenze della propria vanità?
Info e prenotazioni: 081 5567527 | 081 5784978 | www.teatrodiana.it

Antonella D’Arco

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