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Con semplicità disarmante Marco Mario De Notaris porta sulla scena del Teatro Sancarluccio il traumatico e universale mistero della nascita, mescolando la sagacia partenopea con il gusto peculiare per l’americana stand-up comedy, tra la gravitas dei riferimenti classici e l’immediatezza dell’esperienza quotidiana.

'Nguè

Foto Fiorella Passante

“Nasce l’uomo a fatica,
ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
per prima cosa; e in sul principio stesso
la madre e il genitore
il prende a consolar dell’esser nato.”

Giacomo Leopardi,  Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

Nguè.
Con una sola, onomatopeica sillaba, soffiata via – talora dolcemente, talaltra con inaspettata veemenza – dalle labbra, dal cuore, dai polmoni di chi si è appena visto sbattuto fuori dalla propria dimora, che è tanto accogliente quanto asfittica e, a un tempo, letto caldo e cella da fuggire, la vita si affaccia al mondo ogni giorno, tutti i giorni e ad ogni latitudine del globo.
Una sola sillaba che vale, si badi bene, come una vera e propria carta costituzionale: essa contiene in sé, da una parte, una aperta denuncia per il trattamento ricevuto – circa la cui natura traumatica, culminata addirittura in un’espulsione, essa si esprime chiaramente -, ma pure professa, dall’altra, un dichiarazione d’intenti per l’avvenire, messaggio urbi et orbi in sala parto che è premonitore in special modo per coloro i quali, in maniera assolutamente dissennata e improvvida, hanno concorso per la venuta al mondo della creatura, ovvero i genitori.

Nguè_ Foto Fiorella Passante

Foto Fiorella Passante

È a partire da questo momento critico, rivoluzione cosmica quotidiana e spartiacque della storia individuale che trae origine e linfa Nguè-Venire al mondo, spettacolo leggero leggero, ma affilato con materica destrezza da Marco Mario De Notaris, autore, attore e regista in scena sull’assito del Teatro Sancarluccio fino al 2 Aprile, per l’aiuto regia di Luca Taiuti.
Una semplice scena – un leggio sul quale si affaccia una cornice vuota, una bianca tenda da campeggio, uno xilofono nascosto allo sguardo, sul fondo, in prossimità di uno sgabello – accoglie il nostro sul palco, che vi giunge battendo un ritmo marziale su un tamburello: se è vero come è vero che al mondo si viene da soli e, quindi, nelle vesti di bambino, De Notaris si presenta in prima persona alla  platea, scandendo i suoi passi con la percussione fatale di chi s’avvia a vivere, bisogna però riconoscere che anche l’esperienza di genitore porta con sé una radicale trasformazione sociale che preclude a una nuova solitudine, il cui arrivo è segnalato in scena dal nostro – adulto, troppo adulto! – proprio mediante l’incessante e definitivo battere il tempo, che è un battere il proprio tempo, benché sia poi il tempo della trascendentale condizione umana.
Da qui si può allora prendere rapidamente il via col tourbillon di situazioni da dramma comico che colpiscono ed emozionano il pubblico in sala pur nell’elementarità dei loro tratti essenziali: e allora ecco un De Notaris padre e un De Notaris figlio, che alterna in scena voci le più varie, disegnate con arguta capacità di analisi sociologica, ma pure con quel gusto, per lui peculiare, per la dissacrazione straniante delle quotidiane barbarie che, invece, il nostro mondo produce a profusione, sotto l’anestesia del mercato e del progresso.

Nguè_ Foto Fiorella Passante

Foto Fiorella Passante

Ma l’intelligenza nel testo – che è un piccolo gioiello di scrittura per capacità di attingere a più fonti, che riesce a far vibrare la poesia elementare ed essenziale della vita, che con levità evocatrice riesce a dire ciò che ogni uomo può sentire – è in parte dovuta anche alla lineare semplicità della sua struttura, che vede i singoli quadri di scena alternarsi, intervallati da “letture incorniciate”: ci sono Lucrezio, Montale, Peter Handke, Karl Valentin, Pablo Neruda, in alcune delle loro pagine migliori o, almeno, più appropriate per il tema scelto. In questo modo, l’esperienza quotidiana e quella lirica si (con)fondono e si avvalorano reciprocamente, in un tutto che sa ben parlare all’uomo che è dentro tutti noi, ma anche e soprattutto al bambino: la cui nascita e la cui crescita rappresentano null’altro che due momenti della biologica esistenza, eppure così traumatici, eppure così inesorabilmente decisivi – e sia per chi li viva che per chi li debba guidare – da cambiare certo il presente e il futuro, ma pure lo spazio e il tempo intorno a ciascuno di noi.

Antonio Stornaiuolo

Nuovo Teatro Sancarluccio
Via San Pasquale a Chiaia, 49 – Napoli
tel. 0814104467 – 0815441872 – www.nuovoteatrosancarluccio.it

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