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La narrazione a tratti fiabeschi dell’incontro tra il ragazzo che ispirò “Peter Pan” e la donna che fu musa di “Alice nel paese delle meraviglie”, per la regia di Gennaro Maresca, chiude oggi la stagione del Nuovo Teatro Sanità.

Foto Vincenzo Antonucci

Foto Vincenzo Antonucci

“Ma qual è la verità? È quello che penso io de me? O quello che pensa la gente, o quello che pensa quello là lì dentro?”
Tratto da Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini

Che cos’è una fiaba?
Quanta verità può abitare una fiaba?
E che vita vivono i personaggi – reali o fantastici – delle fiabe?
Sono solo tre delle innumerevoli domande sostanziali che Peter e Alice attraverso lo specchio, messinscena scritta e diretta da Gennaro Maresca e in scena fino a domenica 14 maggio all’NTS’ per l’ultimo appuntamento stagionale della sala del quartiere Sanità, sottopongono agli occhi del curioso pubblico che si accalca copioso in platea.
Ed è difficile parlare di Peter e Alice attraverso lo specchio proprio perché la piéce, sotto l’apparenza di una fatata levità, catapulta in scena questioni che, benché appaiano lontane e fatue a chi le consideri nel loro contesto più immediato, a ben vedere erodono dal profondo idee radicate e continuamente operanti nella vita di tutti i giorni quali quella di identità, di apparenza e di vita comune.
Se, forzando in parte Aristotele, si può ben credere che la fiaba sia più verace della certificata verità, a che giova la fiaba, a cosa la verità?

Peter e Alice attraverso lo specchio

Foto Vincenzo Antonucci

Siamo nel 1932, a Londra.
Peter Llewelyn Davies (in scena Fabio Casano) è un giovane proprietario di una casa editrice, in cerca di buone idee per buoni libri. Ma l’uomo Peter ha un passato da bambino: il bambino che egli fu, insieme ai suoi fratelli, permise all’ingegno di James Matthew Barrie di foggiare una celebre figura della letteratura mondiale, quel Peter Pan di cui ogni bambino – e, di tanto in tanto, ogni adulto – invidia la sorte.
Forse solo per genuino convincimento economico, forse animato dal ben più recondito desiderio di poter rivivere la sua infanzia straordinaria come in uno specchio, egli intende incontrare un altro enfant prodige della letteratura, animato dall’intento di pubblicare un testo che ripercorra le pagine di vita della persona che è rimasta nascosta dietro alle fortune del personaggio. Sta aspettando Alice Pleasance Liddell in Hargreaves, donna ormai anziana, che fu musa molti anni addietro per Lewis Carrol e il suo Alice’s Adventures in Wonderland.
Ma pubblicare quel testo diverrà presto pretesto.
Alice (una convincente Germana Saccardi) arriva sull’assito – davvero riuscita la scenografia di Barbara Veloce e bellissimi i costumi curati da Roberta De Pasquale – portando con sé un’amarezza remota, frammischiata a una dignità antica ma sfibrata dalle sofferenze inferte alla persona dall’esistenza e dal tempo. Risulta immediatamente chiaro che lo scorrere degli anni sia stato più crudele con la donna che non col la “bambina”: ingiallisce la carta, ma non la verde età di un personaggio ormai fissato dai tratti d’inchiostro; la persona, invece, tradita nelle speranze e affranta dai lutti, è ormai diversa da ciò che è scritto, pur conservando un barlume della sua pristina giovinezza.

Peter e Alice attraverso lo specchio

Foto Vincenzo Antonucci

Ma Alice non arriva da sola: insieme a lei giungono sulle assi pel palco di piazzetta San Vincenzo i due personaggi bambini (in scena i giovanissimi Alfonso Amendola e Mariateresa Pezzatini), coscienza e memoria degli adulti, il vero nocciolo del loro passato e lucida speranza del loro futuro.
Ne viene fuori un concerto a due (o quattro) voci, in cui i confini tra persona e personaggio, gioventù ed età adulta, realtà e fantasia si attenuano lentamente: è un ora di teatro che è solo un secondo, in cui tutto è reale e non esiste limite alla validità della fantasia; un tourbillon di gioie pure e di amarezze, di carezze giovanili ai propri adulti dolori, di maturi rimbrotti sorridenti ai propri sé infantili e ingenui.
È un’ora di teatro scandita dai rintocchi di una malinconica campana, che batte i momenti di un perenne adesso. È un’ora di teatro che non risponde alle sue stesse domande – e, d’altra parte, come potrebbe mai? -, che non fa strabuzzare gli occhi al pubblico, che non ribalta la vita degli astanti in sala. A meno che quel bambino di dentro, libero e sconfinato, non venga a bussare anche alla parete del nostro cuore.

Antonio Stornaiuolo

Nuovo Teatro Sanità
piazzetta San Vincenzo 1 – Rione Sanità, Napoli
contatti: 3396666426 – info@nuovoteatrosanita.it – www.nuovoteatrosanita.it
orari: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00

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