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Il progetto Glob(e)al Shakespeare, da una idea di Gabriele Russo, apre la decima edizione del Napoli Teatro Festival 2017, per far convivere l’opera del Bardo con quella di alcuni autori contemporanei tra i più interessanti della scena odierna.

Glob(e)al Shakespeare_Giulio Cesare

Foto Andrea Savoia

Il Glob(e)al Shakespeare, progetto ideato da Gabriele Russo, ha dato inizio, a teatro, alla decima edizione del NTFI firmato da Ruggero Cappuccio. L’idea di ricreare il teatro elisabettiano, anche fisicamente, smontando le poltroncine della platea, per far invadere quello spazio dal palco, così accolto in un unico abbraccio dal pubblico, vede alternarsi, dal 6 all’8 giugno, sei allestimenti di altrettante opere del drammaturgo inglese (due per ogni serata: Giulio Cesare e Una commedia di errori; Racconto d’inverno e Otello, Tito e Le allegre comari di Windsor), riscritte e rivisitate da autori e registi della scena teatrale contemporanea. Il NTFI è stata la vetrina privilegiata in cui l’ambizioso progetto del Teatro Bellini ha debuttato, prima della ripresa in autunno, prevista nel mese di ottobre, come da cartellone per la stagione 2017-2018.
I titoli della prima serata, Giulio Cesare. Uccidere il tiranno e Una commedia di errori, hanno costruito un percorso teatrale equilibrato che ha visto contrapporsi una tragedia e una delle prime commedie  scritte da Shakespeare.
L’ambiente notturno del Giulio Cesare è stato restituito a pieno dalla riscrittura del drammaturgo Fabrizio Sinisi e dalla visione registica di Andrea De Rosa. Sul palco i cesaricidi, anfibi ai piedi e piastrina sul petto si sono presentati come tre combattenti, soldati di oggi impegnati nei tanti conflitti armati che devastano il nostro tempo. Bruto (Isacco Venturini), Cassio (Daniele Russo) e Casca (Nicola Ciaffoni) emergono dal buio delle botole a vista e impongono le ragioni dell’assassinio, unico strumento di salvezza necessario per liberare Roma dal tiranno. Accanto a questa ferma convinzione s’insidiano i dubbi del figlio di Cesare, Bruto, che serba la purezza di chi realmente crede che lo Stato debba essere al di sopra degli uomini, per non incorrere nella degenerazione del potere e della corruzione. A sgomberare la fitta nebbia che gli attanaglia la mente e il cuore è il sodale Cassio, potente nell’interpretazione di Daniele Russo che fornisce l’elemento della vendetta all’interno della tragedia. Invece, per Casca, il crimine è stato una sorta di rivalsa al suo, fino a quel momento, marginale ruolo politico.

Glob(e)al Shakespeare_Giulio Cesare

Foto Andrea Savoia

La drammaturgia di Sinisi dà ognuna di queste connotazioni ai personaggi, volendo indagare, più che i rapporti ambigui del potere politico, più che le vendette trasversali che si consumano, il rapporto padre-figlio, tiranno-popolo, mantenendo la duplice natura, presente nella scrittura shakespeariana, che chi è vittima diventa carnefice e viceversa. D’altronde la relazione genitoriale con i figli, cos’è se non un equilibrio di potere, in cui ciascuno sgomita per mantenere la propria posizione di autonomia e la propria fetta di libertà? Così, in una sinestetica percezione suggerita dalla regia di De Rosa, che si avvale di suoni assordanti che evocano la guerra, la lotta è messa in scena. Lotta psicologica e di simboli, che confluisce nella figura di Antonio (Rosario Tedesco).
Nella prima parte Antonio è il simulacro di quella frangia del popolo che uccide il tiranno, con una bella immagine in cui le coltellate affondano in un sacco pieno di terra, svuotato sulle tavole del palcoscenico. Terra, origine della natura violentata dallo Stato, che viene poi riversata nella fossa-tomba, sepoltura di Cesare e prefigurazione della sorte degli omicidi. Nella seconda parte Antonio si fa portavoce del potere di Cesare, mai affievolito, dopo la tragica morte. Quasi con un cambio di registro, forse non necessario, che mutua dal codice televisivo, odierno strumento del potere, si accanisce sugli spettatori  con un elenco interminabile delle armi di distruzione di massa e degli effetti di queste armi, che l’umanità ha usato e usa ancora, per richiamare alla mente la battaglia di Filippi. È ora che Antonio comincia a tratteggiare sul suo volto i segni del nuovo tiranno presentandosi come salvatore di Roma, dopo il mancato tentativo da parte di Bruto di ergersi a guida. Nella rifrangenza delle parti che vede il popolo come figlio e il tiranno come padre, Bruto è il mancato padre di un popolo che non riesce a crescere senza l’autorità del suo genitore. In una trasposizione, che pure viene suggerita dal testo, il Figlio uccide il padre-Dio, dannandosi l’esistenza e seppellendosi sotto una coltre di terra, in attesa della resurrezione.

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Glob(e)al Shakespeare_Una commedia di errori

Foto Andrea Savoia

Tutt’altra atmosfera si respira, quando a salire sul palco del Teatro Bellini sono i Punta Corsara, protagonisti di Una commedia di errori, nella riscrittura di Marina Dammacco, Gianni Vastarella ed Emanuele Valenti che firma anche la regia dello spettacolo. La compagnia di Scampia ci ha abituato a riscritture allegre e stravolgenti dei classici e questa visione della commedia di Shakespeare non smentisce la sua natura teatrale. Il testo, probabilmente uno dei primi concepiti dallo scrittore di Stratford-upon-Avon, derivato dal mondo plautino dei Menecmi, è costruito su una serie di equivoci, disvelamenti, malintesi, errori per l’appunto che ne conferiscono una veste brillante. Abito che calza a pennello agli attori in scena, complici, unitamente alla drammaturgia, nel sottolineare come Shakespeare sia autore universale, benché le sue parole siano trasportate da Efeso a New York. Per descrivere l’ Ellis Island di inizio Novecento, già a partire dai nomi dei personaggi si è imposta la trasformazione: ecco come Solino diventa Jack Cervello, Egeone è Eduardo Capanera, Antifolo e Dromio sono rispettivamente Tony Capanera e Mimì Petrosino e così via per tutti i ruoli, delineando la realtà delle Little Italy che i nostri connazionali hanno impiantato sul suolo americano.
Il charleston di Giovanni Block, autore delle musiche originali dello spettacolo, ricorda gli anni ’20, scanditi dall’emigrazione degli italiani verso gli U.S.A., in cerca di fortuna, di un’opportunità e di un lavoro, non sempre dignitoso,  garantito e onesto, come s’intuisce all’interno della messinscena. E sempre la musica, con citazioni al maestro Morricone, evoca film e ambienti alla Sergio Leone, nel divertente plot agito dagli interpreti.

Glob(e)al Shakespeare_Una commedia di errori

Foto Andrea Savoia

Tutto ha inizio dal racconto di Eduardo Capanera, condannato a morte dal boss del quartiere Jack Cervello, che ricorda come molti anni prima, arrivato in quella nuova terra, avesse perso uno dei suoi due gemelli, insieme alla moglie e ad un altro bambino, gemello anche lui, destinato a diventare il fido domestico di casa. La vicenda si complica quando dall’Argentina, da Buenos Aires, giunge proprio la coppia di gemelli smarrita, mettendo in moto un meccanismo serrato di equivoci, che avrà il suo scioglimento solo nel finale. Il tema del doppio, sfacciatamente presente in quest’opera, non è approfondito nei singoli personaggi, che sembrano perdersi sempre più nella confusione inscenata, ma non nella loro essenza. La scrittura di Punta Corsara preferisce percorrere la strada del gioco teatrale, in cui a riflettersi è l’immagine dei protagonisti e del ruolo dell’attore, del commediante: non è un caso che Tony Capanera e Mimì Petrosino da Baires abbiano deciso di andare a New York per entrare in una compagnia teatrale, non è un caso neppure che tutte le battute in cui si manifesta e convive la duplice natura personaggio-attore siano recitate da Emanuele Valenti, attore, regista e capocomico. Accanto a lui sul palco Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Vincenzo Nemolato, Valeria Pollice e Gianni Vastarella divertono in questo compendio della poetica del Bardo che mostra come “Tutto il mondo è teatro”, tra il riso che si confonde al pianto, nella prima serata Glob(e)al Shakespeare.

Antonella D’Arco

Napoli Teatro Festival Italia
Info e contatti: www.napoliteatrofestival.it

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