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In prima nazionale al Napoli Teatro Festival Italia 2017 lo spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Clotilde Marghieri, confessione per voce sola su vita passata e presente.

Amati enigmi

Foto di Salvatore Pastore

La sala è gremita al teatro Sannazaro in via Chiaia a Napoli la sera del 7 giugno. Molti volti anziani o “della grande età”, diverse persone adulte e pochi giovani, per lo più donne. Magari c’è chi è qui con il desiderio di ripercorrere le delizie e le amarezze di una età andata e chi, invece, con la curiosità di scoprire, attraverso il racconto di chi già ha attraversato quella fase della vita, come si diventerà. Forse sarebbe meglio prepararsi perché in fondo “dopo i quaranta ognuno ha il volto che si merita”.
Lo spettacolo è Amati enigmi. In scena c’è Licia Maglietta. Accompagnata dal mandolino di Tiziano Palladino, l’attrice partenopea si rifà, sul palco del teatro edificato sull’area dell’antico chiostro dei Padri Mercenari spagnoli, all’omonimo romanzo in forma epistolare di Clotilde Marghieri, intellettuale della Napoli di Serao e Croce che, nel 1974, si aggiudicò il premio Viareggio. La Maglietta, che si presenta nella sua elegante presenza scenica quasi a ricordare Luisa Conte, che per circa trent’anni ha diretto il Sannazaro, crea immediatamente un’atmosfera confidenziale e intima col pubblico, perché lei è lì seduta a bordo palco per tutta la durata della sua confidenze, rivolte idealmente a Jacques, suo giovane interlocutore.

Amati enigmi

Foto di Salvatore Pastore

Fuori ci sono i botti di Capodanno, che aumentano sempre più, come ci fanno capire le luci disegnate da Cesare Accetta, mentre questa lunga esternazione dell’anima rappresenta uno sguardo gettato a quel che è stato ma anche a quel che è, e a tutto quello cui si guarda ormai non certo con nostalgia ma con lucida consapevolezza, velata di malinconia. Le amicizie e le inimicizie, la corruzione del corpo e un certo disfacimento, i viaggi, le dedizioni totali, i figli come “divorzio vivente”, le buone maniere simbolo di noia, l’ossessione per il cibo tipica delle persone attempate, il tempo, la morte affollano, senza mai stancare, il suo racconto fatto con un sorriso dolceamaro e con un tono colloquiale, a cui si accompagnano movenze delle mani che sembrano disegnare in aria le sue parole. E così facendo l’attrice, che qui si è occupata anche di regia, drammaturgia e scene, ripercorre a voce quello che la Marghieri aveva affidato alla parola scritta e che aveva in questo modo sintetizzato: «Amati Enigmi sono quasi tutti gli esseri che abbiamo incontrato, conosciuto, disconosciuto e tali restano finché, forse nel ripensarli e interrogarli, a passioni spente (ammesso che queste davvero si spengano mai del tutto) qualche cosa ci rivelano di loro, rivelando meglio anche noi stessi».

Amati enigmi

Foto di Salvatore Pastore

La sua interpretazione – riflesso a sua volta dei pensieri della conterranea Marghieri – parla alle altre donne della sua stessa età. Ma non solo. Parla anche agli uomini, parla ai giovani, a chi può specchiarsi in ciò che dice e a chi ha il privilegio, immergendosi nella messinscena, di conoscere e di vedersi in un’età che verrà. E allora, ecco che quello che è idealmente un resoconto di vita, quello che forse tutti siamo abituati a fare nell’ultima notte dell’anno che saluta una stagione, o forse un’intera fase della vita umana, ricordarci quanto sia importante capire quando è tempo di togliere le maschere, attraverso gli amati enigmi, per “scoprire – come si evince da una citazione di Simone de Beauvoir – il significato del proprio destino. Che è il modo, il solo grande modo, di sublimare le proprie avventure e disavventure, dolori e sconfitte in conoscenza”.

Maria Anna Foglia

Napoli Teatro Festival
Info e contatti: www.napoliteatrofestival.it

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