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La complessa opera dell’autore napoletano, qui anche regista e attore, reinventa l’Antologia di Edgar Lee Masters, immergendola in una Napoli fuori dal tempo.

Raccogliere & Bruciare_Enzo Moscato

Foto Salvatore Pastore

Accolto da tre giorni di tutto esaurito, ha debuttato all’interno del folto cartellone del Napoli Teatro Festival l’ultimo spettacolo di Enzo Moscato, tratto dall’Antologia di Spoon River, annunciato già tempo e finalmente giunto a compimento. Raccogliere & Bruciare ha messo piede in prima assoluta a Galleria Toledo dal 9 all’11 giugno, con la regia dello stesso Moscato – per l’occasione, anche sul palco da performer –, aumentando le aspettative attorno ad un’edizione del festival che a molti era già parsa nascere sotto presagi migliori delle ultime versioni.
La “trad’invenzione” del drammaturgo prende le mosse dal capolavoro di Lee Masters, riportando in vita – ma solo per il breve volgere dello spettacolo – alcuni dei 243 personaggi che compongono il cimitero più famoso della storia della letteratura. Con una particolarità, tuttavia: le povere anime dannate emergono dal camposanto qui rinominato Spentaluce, ultima reliquia della fu Napoli di Moscato, seppellita da una definitiva eruzione vesuviana.
È lo stesso autore a fare da anfitrione, dettando i tempi della narrazione e recitando diversi dei personaggi rivisitati, mentre la traduzione compiuta riscopre il senso etimologico del termine (da tradùcere, portare da un luogo all’altro), conducendo i suoi ospiti in un’Oltretomba di pulsioni e rimpianti, così simile a quella di Lee Masters eppur così lontana.
In un misto tra italiano e napoletano (ma anche portoghese e inglese), gli epigoni napoletani di Minerva Jones, di Percy Bysshe Shelley e degli altri abitanti di Spoon River riprendono vita, per pochi istanti e a turno, senza sovrapporsi praticamente mai. E ansie, tradimenti, omicidi e piccole e grandi invidie iniziano a susseguirsi mostrando un mondo di morti pieno di umane debolezze: d’altronde, non sono queste a rendere davvero vivo un uomo?

Raccogliere & Bruciare_Enzo Moscato

Foto Salvatore Pastore

La regia lavora di sottrazione, evitando il più possibile i movimenti scenici (“Alla fine, dopotutto, dovrebbero essere dei morti”, avvisa Moscato nella nota di regia); e richiama i personaggi all’interazione solo nei momenti canori, in cui Joan Baez si avvicenda a Viviani, Dylan a De Gregori: momenti in cui ciascuno sembra dimenticare – ma è un attimo – la propria natura di defunto afflitto. L’incrocio di monologhi progettato del Maestro mette in rilievo la solitudine di ogni abitante di Spentaluce – “Quando si muore, si muore soli”, avrebbe chiosato De André, non a caso tra i principali veicoli di diffusione, in Italia, dell’opera di Masters –; a resuscitarli, a turno, l’abbagliante fotografia di Cesare Accetta, quasi miracolosa nel dipingere un aldilà – abitato dalle installazioni di Mimmo Paladino – che abbraccia i suoi morti senza fagocitarli.
Non tutto riesce al meglio, tuttavia: alla lunga (due ore la durata della messinscena), il ripetersi monocorde di soliloqui funerei rischia infatti di mettere alla prova l’attenzione dello spettatore, in aiuto del quale non giunge neppure quella ironia partenopea, classica pietra angolare nel rapporto tra la città delle “Fontanelle” e la morte – un rapporto, del resto, strettissimo, che rende l’esperimento di calarvi l’Antologia ulteriormente stimolante – che, nella post-Napoli di Moscato manca.
Magnifico, in compenso, il nutritissimo e variegato cast di ventuno artisti, formato oltre allo stesso Moscato e i piccoli Oscar e Isabel Guitto, da Giuseppe Affinito, Massimo Andrei, Benedetto Casillo, Salvatore Chiantone, Gino Curcione, Enza Di Blasio, Carlo Di Maio, Caterina Di Matteo, Cristina Donadio, Tina Femiano, Gino Grossi, Amelia Longobardi, Ivana Maione, Vincenza Modica, Rita Montes, Anita Mosca, Francesco Moscato, Imma Villa: nomi importanti e di esperienza che si alternano a più giovani presenze, ma che in egual misura testimoniano l’enorme e invariato interesse nel tempo verso il lavoro e la poetica dell’autore napoletano.
Interesse del parterre attoriale, dunque, ma anche del pubblico che accoglie con grandi applausi il termine della prima, così salutando quello che si preannuncia già come il grande evento con cui si ricorderà questo Festival.

Antonio Indolfi

Napoli Teatro Festival
Info e contatti: www.napoliteatrofestival.it

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