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I frammenti di esistenze e di arte dipinti dal pittore americano prendono corpo sulla scena nel lavoro firmato dalla compagnia Koreja di Lecce.

Frame_Alessandro Serra

Foto Salvatore Pastore

Pareti grigie ed eleganti e, in posizione decentrata, un riquadro. Una finestra? Una vetrina di un bar? Un sipario? È tutto questo, scopriremo poi. Siamo al Teatro Nuovo di Napoli e, per il Napoli Teatro Festival Italia c’è Frame, lo spettacolo dove manca la parola, prodotto dai Cantieri Teatrali Koreja di Lecce e ispirato all’universo pittorico di Edward Hopper. Il mutismo verbale che fa da protagonista non pesa, però, anzi viene compensato dai corpi e dalle luci che da soli bastano a scrivere la drammaturgia della messinscena. E la sensazione, quindi, è quella di essere ad una mostra, dove si susseguono fotogrammi che altro non sono che frammenti di esistenze e di cose, e dove ciò che conta, proprio come nei dipinti, è ciò che le varie scene riescono a restituire al pubblico.
Alessandro Serra, che ha ideato e diretto l’adattamento, di cui ha anche curato scene e costumi, racconta che «il titolo FRAME indica le fenditure del reale, quelle piccole ferite di vita da cui Hopper ha tratto il suo immaginario artistico» dipingendo «quell’irresistibile forza vitale che emerge dal vuoto misterioso, da quel fondo oscuro da cui improvvisamente trae le sue figure epifaniche: cose, uomini, volti, momenti».

Frame_Alessandro Serra

Foto Salvatore Pastore

Sul palco, Francesco Cortese, Riccardo Lanzarone, Maria Rosaria Ponzetta, Emanuela Pisicchio e Giuseppe Semeraro, attraverso la cui interpretazione il lavoro riesce a mantenere, dall’inizio alla fine, una pregiata raffinatezza stilistica, che si declina nelle movenze, nel disegno luci, negli abiti dove su tutti primeggia il femminile abito rosso, già conosciuto agli assidui frequentatori del pittore per saper riportare alla memoria il celebre dipinto “Nighthawks” o anche “South Carolina Morning”; tutto questo, unito al delicato paesaggio sonoro che qua e là viene creato, coinvolge continuamente lo spettatore in quanto risponde al Bello, criterio artistico per eccellenza, dando vita ad una vera e propria immersione emotiva nel mondo dell’artista statunitense che seppe dipingere e raccontare con maestria quell’America degli anni Trenta affetta da solitudine. C’è, tra questi corpi e queste anime, un continuo cercarsi, disperato ma vacuo. Si inseguono ma non riescono mai a prendersi, o mai del tutto. Ad avvertirsi forte l’incomunicabilità di coppia che spesso sfocia in un ballo solitario; come anche la solitudine del singolo, messa molto bene in risalto davanti ad una vetrina di un bar dove scorre una folla di persone mentre al di qua c’è un clown, l’emblema più alto della condizione solitaria in cui versa l’uomo contemporaneo, e registicamente figura affascinante e determinante in quanto è a lui affidato il cambio delle scene.

Frame_Alessandro Serra

Foto Salvatore Pastore

Altro aspetto importante in questo magistrale lavoro di Serra, il delicato rimando ai nudi, a quella nudità accennata e vista solo a intermittenza, grazie al gioco compiuto con la luce che si fa maieutica, in quanto in grado di partorire dal buio frammenti, persone, momenti. Tutto allora viene fuori dal vuoto che impera, e nello spettatore ormai edotto, ciò non serve ad altro che a creare l’attesa, per scoprire, poi, cosa, chi e con quale stato d’animo si incontrerà il prossimo personaggio.
La grandezza e la bellezza di questi 65 minuti di spettacolo, dunque, così densi e intensi, che non ricercano mai la spettacolarità, nascono nel momento in cui, passando da un frame all’altro e creando la giusta suspense in chi osserva, Frame continua a mantenere una nobile semplicità dal forte impatto emotivo. Sembra così di trovarsi, come in una sapiente commistione di arte e teatro, in un’avvolgente galleria hopperiana, di quelle che rispondono ai criteri museali di nuovissima generazione, dove il fruitore è il centro assoluto con la sua intima e personale esperienza artistica, colui che insieme vive e crea l’opera perché, i frammenti così raccontati da Serra, sanno ricalcare ed estrarre l’interiorità che nasce dal quotidiano.

Maria Anna Foglia

Napoli Teatro Festival
Info e contatti: www.napoliteatrofestival.it

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