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Il regista di Requiem for a Dream, The Wrestler e Il cigno nero, fischiatissimo all’ultima Mostra del cinema di Venezia, torna sul grande schermo con una delle opere più provocatrici e coraggiose degli ultimi tempi.

Madre! - Darren Aronofsky

Un momento del backstage

Un mare d’indecisione: non è solo la sensazione che prevedibilmente coinvolgerà una grossa fetta di pubblico che assisterà a Madre!, ma è anche il sentimento che ci pervade nel ripercorrere la filmografia di Darren Aronofsky, che ha alternato grandi titoli ad un paio di opere mainstream, che ne hanno certamente minato il percorso autoriale. Mai ci saremmo aspettati che dopo Noah (2014), che pure aveva delle cose buone ma che sicuramente non possiamo definire il suo film più interessante, Aronosky arrivasse a un punto di non ritorno, lì dove neanche in Requiem for a Dream (2000) si era spinto. Riavvolgiamo il nastro.
Una coppia, apparentemente serena, vive in una casa in mezzo ad una foresta. Lui, il marito, è un famoso scrittore in crisi di creatività. Lei, la moglie, è la sua musa, la donna che si prende cura di lui e della casa in cui vivono, che ha ricostruito pezzo dopo pezzo. L’ordine delle cose viene interrotto dall’arrivo di uno sconosciuto. Il marito decide di ospitarlo, ma senza chiedere l’appoggio della moglie. Poco dopo lo sconosciuto viene raggiunto nella casa dalla propria moglie, prima, dai figli, poi, e si scoprirà essere moribondo e fan ossessionato dello scrittore. Tutto questo sarà il delirante inizio d’improvvisi e catastrofici eventi.
Partiamo dai fischi, quelli della recente Mostra del Cinema di Venezia, e più in generale dalla marea di critiche che sono state imputate a questo film. Anzitutto va fatta una distinzione netta tra chi reputa che il cinema sia un mezzo per insegnare qualcosa a qualcuno con immagini e storie, e chi semplicemente vuole raccontare qualcosa attraverso le stesse, qualcosa anche senza tempo, senza nomi, senza luoghi definiti, senza nessun aspetto “sociale”, didattico o che dir si voglia, come Madre!.

Darren Aronofsky

Il regista Darren Aronofsky

L’esagerazione simbolica e la crudezza di alcune scene non va quindi frainteso come volgarità, ma come sintomo di coraggio. Lars von Trier, Nicholas Winding Refn, Kim Ki-duk, Takashi Miike, Roman Polanksi, sono solo alcuni degli ultimi “agitatori” del cinema, fornitori di scandali e autori d’immagini disturbanti e fuori dal comune. Aronofsky si ascrive pienamente a questo circolo di provocatori, con un film che all’inizio ricorda The fountain – L’albero della vita (2006, dello stesso regista), ma che per fortuna si allontana  rapidamente dal misticismo che lo contraddistingueva, per andare verso delle dimensioni kafkiane estremamente claustrofobiche, evidenziate da una macchina a mano sempre molto stretta. E il punto di partenza è proprio uno schizzofrenico seguire, attraverso primi piani e dettagli “sensoriali”, le emozioni della protagonista interpretata da un’ottima Jennifer Lawrence, forse nella sua prova più prestigiosa, nei panni di una donna celestiale e piena di amore, incompresa e sola in una realtà delirante, avvolta dalla tensione e da una diffidenza che tanto ricordano la Mia Farrow di Rosmary’s baby (anche per l’elemento della gravidanza), in un fragile equilibrio psichico alla Repulsion (con Catherine Deneuve, entrambi di Roman Polanski). Lo smanioso e aleatorio marito, complice dell’illogico che si fa strada nella vita della coppia, è  magistralmente interpretato dal perfetto Javier Bardem. Una nota particolare poi la meritano l’incredibile Ed Harris e la seducente Michelle Pfeiffer, il primo vero deus ex machina ed elemento premonitore di un’apocalisse, la seconda, invece, meravigliosa e diabolica donna, la cui classe e i cui gesti rimangono impressi nella mente dello spettatore.

Javier Bardem e Jennifer Lawrence

Javier Bardem e Jennifer Lawrence

Madre! nasce come sorta di “horror psicologico” (usando con estrema cautela questa definizione) dai toni misteriosi e si trasforma in una sorta di dramma dall’alta tensione interna e dalla struttura teatrale. Diventa un gioco sempre più assurdo, che ci assorbe in una sorta di sogno dove tutto è inverosimile. Un’ossessione incalzante che cala solo per un attimo facendoci avere la sensazione che tutto proceda verso una tregua, ma è una calma solo apparente, una quiete prima della tempesta, che lascia spazio ad un incubo asfissiante, in cui ogni castello eretto viene istantaneamente demolito. Da qui, il film assume i toni del mistico, del sacro e del profano, un’esagerazione di simboli che spazia tra la Bibbia, l’immigrazione, la guerra, il raccapricciante e l’aulico, con un’ansia visiva spasmodica, in un parabolico racconto sulla nascita e la morte. Un inizio, una fine e un altro inizio, un esperimento conturbante, coraggioso come pochi, dove Aronofsky ci prende gusto a sfidare il pubblico con qualsiasi mezzo a sua disposizione. Madre! è una provocazione necessaria in un cinema che osa sempre di meno, in esso vi è quel concetto di cine-pugno di Ejzenštejn che mira a sconvolgere lo spettatore per il semplice gusto di farlo, a colpirlo con le immagini, coi primi piani improvvisi, con le azioni serratissime. Non risulta difficile pensare che otterrà l’odio dei più, e che nella migliore delle ipotesi produrrà reazioni molto soggettive. È chiaro che il valore di Madre! sarà comprensibile solo a chi saprà andare “oltre”, vedendo i simboli per quello che sono e non per il valore morale che potrebbero significare. Vietato ai minori di 14 anni e agli amanti dell’ethically correct.

Luca Taiuti

 

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