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Dal testo di Santanelli alla regia di Esposito per raccontare mondi che si scontrano in bilico tra morte e ideali, tragico e comico, miseria ed erotismo.

di Anna Fiorile

Fonte foto Ufficio stampa

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Simbolicamente tra i vicoli di Napoli, a pochi passi da via Toledo scintillante tra le vetrine dei più moderni negozi, il Teatro Nuovo ha ospitato, da venerdì 16 a domenica 18 febbraio, lo scontro-incontro tra la Janara e il Giacobino, due personaggi del proprio tempo seppur molto attuali nell’incarnare il conflitto tra l’umanità accecata dalla miseria e dalla fame e l’ideale, perfetto nella sua immanenza, che deve tuttavia fare i conti con la realtà. È Il baciamano, meraviglioso testo del drammaturgo napoletano Manlio Santanelli, portato in scena dall’attore Giovanni Esposito, alla sua prima regia.
Nei panni della Lazzara-Janara l’attrice Susy Del Giudice, che dona un’interpretazione di forte e vernacolare sapore con una gestualità ben marcata e un dialetto volgare e intricato come i vicoli della sua città, quell’incastrarsi di strade strette che Francesco Mastriani chiamava “verminaio”. Vittima di quella stessa realtà che l’ha partorita, la donna sogna, nella brutalità in cui vive, tra le percosse del marito e il disamore verso i figli che paragona a “quattro mal di mola”, una vita di gentilezze e serenità, immaginandosi nelle vesti delle principesse che vede scendere dalle carrozze al largo del Palazzo Reale.
Accanto a lei, legato e imbavagliato, a fare da contraltare il personaggio che incarna il Giacobino, ovvero l’ideale deluso di un mondo migliore, interpretato dall’attore Giulio Cancelli. Se la rivoluzione napoletana del 1799 è fallita, come ci dice lo scrittore Vincenzo Cuoco, è stato essenzialmente per la mancanza di un riscontro popolare di quelle idee importate da una Francia la cui società era in trasformazione ad una società ancora feudale e ferma nel tempo quale quella napoletana: gli ideali giacobini, a Napoli, restano nei salotti ma non trovano favore di piazza, in quella città lazzarona che difendeva il proprio re e metteva a morte i giacobini.
Ecco allora, nella fantasia intelligente del drammaturgo, diventare la morte estremamente simbolica: il giacobino sarà mangiato dalla plebe, fagocitando quell’idea disturbatrice, in nome non di un ideale che si ritiene giusto ma di un affratellamento dettato dalla fame. Così, in quello spazio che vede al centro campeggiare un calderone, contornato di pentole, caccavelle, ortaggi e coltellacci, nella scenografia di Luigi Ferrigno, la Janara studia il modo migliore per cucinare il malcapitato giacobino, chiedendo consiglio alla vicina Maddalena, la più brava a preparare l’insolita pietanza.
La rassegnata opposizione dell’uomo ad una tale sorte si esplica in un fiume di parole con un linguaggio molto forbito, pregno dell’ideologia illuminista.

Fonte foto Ufficio stampa

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Ed è proprio il linguaggio, riflesso dell’opposta personalità conferita ai due personaggi, nonché terreno dello scontro che si consuma, lo spartiacque che in scena separa e racconta i due mondi, in coerenza con il pensiero e le parole  tratte dal “Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799” di Cuoco – “…se invece di parlargli un astruso linguaggio che esso (il popolo) non intendeva, gli avesse procurato de’ beni reali, e liberato lo avesse da que’ mali che soffriva, forse noi non piangeremmo ora sui miseri avanzi di una patria desolata e degna di una sorte migliore” – da cui emerge tutto il senso del fallimento della rivolta giacobina per incomunicabilità fisica e ideale.
Prende forma la contrapposizione tra animalità e giudizio e il Giacobino, che si trova nella condizione dell’animale da sgozzare, diventa assertore di una prospettiva superiore all’homo homini lupus.
Gli effetti video di Davide Scognamiglio arricchiscono la pièce nei momenti più narrativi, in particolare quando la Janara racconta i suoi principeschi desideri, non senza imbarazzo nell’esporli al Giacobino. Sarà tuttavia proprio dal desiderio più profondo della donna che lo scontro diventa incontro, nel chiuso di uno spazio da cui è impossibile scappare. Ricevere un baciamano, un rito antico che non appartiene al mondo di nessuno dei protagonisti ma che dona ai due un riscatto sospeso nel tempo del sogno, momentaneo antidoto alle violente circostanze storiche e sociali.

 

Teatro Nuovo
Via Montecalvario, 16, Napoli
contatti: 0814976267 – botteghino@teatronuovonapoli.it

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