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Gli studi sul De brevitate vitae di SenecaL’utilità dell’inutile di Nuccio Ordine e La dismissione di Ermanno Rea ispirano il lavoro di Mauro Di Rosa, sguardo sul mondo del lavoro tra fagilità, rapporti umani e tempo che scorre inesorabile.

di Daniela Campana

#ORE3ZERO5

Fonte foto Ufficio stampa

#ORE3ZERO5 – andato in scena in prima assoluta al Nuovo Teatro Sanità di Napoli dal 16 al 18 marzo – è uno spettacolo fortemente contemporaneo, espressione di una bruciante attualità. È la storia di rinunce e sacrifici di chi ogni notte indossa la sua tuta da lavoro e diventa protagonista di un meccanismo inalterato: quello della fabbrica. È per questo che Michele e Salvatore – protagonisti della mise en scène, interpretati magnificamente da Mauro di Rosa e Mario Cangiano – scelgono di regalarsi «un’ora di libertà», togliendola al proprio lavoro, per aiutare il loro collega Giuseppe, rinchiusosi nell’unico bagno disponibile della Met.Cap., perché sconvolto dalla notizia del tradimento della moglie. #ORE3ZERO5 è l’esigenza di vivere qualcosa di straordinario da poter raccontare, qualcosa al di fuori del consueto.
Michele e Salvatore, seduti su delle piccole scale pieghevoli – parte della scenografia scarna, curata da Federico Paparone –, iniziano a raccontarsi: l’uno vicinissimo alla laurea in filosofia decide di andare a lavorare in fabbrica per onorare il padre (ex operaio dell’Ilva di Bagnoli), l’altro, papà di due bambini, è entrato alla Met.Cap. dopo aver fatto l’addetto alle consegne in una pizzeria. È evidente, dalle prime battute, che l’unica cosa che li accomuna è quel monotono turno di notte: difatti, la decisione presa dai due di aiutare Giuseppe – che non ha corpo nella messinscena – non solo li porta a scoprire di non conoscersi affatto e di non sapere nulla l’uno dell’altro ma anche ad un confronto diretto e continuo che tende a mostrare in scena due caratteri e temperamenti contrapposti, contraddistinti dal pensiero analitico di Michele e l’istintività di Salvatore.

#ORE3ZERO5

Fonte foto Ufficio stampa

L’adattamento scenico di #ORE3ZERO5, curato da Pako Ioffredo, lavora su due binari paralleli, mostrandoci quasi un doppio spettacolo grazie alla presenza di Fabio Rossi chiamato ad accogliere il pubblico in sala – è lì fermo in abiti da inserviente mentre gli spettatori entrano – e ad “intrattenerlo”. A lui è riservato un piccolo spazio scenico tra la prima fila di poltrone e il palco: infatti Rossi non agisce mai con i due protagonisti, ma torna più volte a fare da “intervallo” tra una scena e l’altra del racconto principale con continui monologhi o riprendendo e interpretando pezzi famosi del cinema e della letteratura (le battute iniziali di Taxi Driver, film di Martin Scorsese, oppure la storia di Agilulfo, protagonista del Cavaliere Inesistente di Italo Calvino), con notevoli doti attoriali e forte enfasi in alcuni momenti della messinscena.
L’atto unico, scritto da Mauro Di Rosa, dunque, parla di lavoro e di umanità, di sogni e desideri, il tutto filtrato da una velata critica alla società contemporanea e all’attuale modo di intendere il lavoro che – come ha affermato il regista Ioffredo – «condiziona in assenza o in presenza tutti gli aspetti della vita dell’uomo moderno e si configura come elemento di destabilizzazione dei rapporti sociali», rendendo irrealizzabile la possibilità di un’esistenza felice. Per questo sembra calzare alla perfezione un verso della canzone “Una vita in vacanza” del gruppo “Lo stato sociale”: «Vivere per lavorare o lavorare per vivere?». Un paradosso che al giorno d’oggi può rivelarsi più angoscioso del dubbio amletico.

Nuovo Teatro Sanità
piazzetta San Vincenzo, Rione Sanità – Napoli
contatti: 3396666426 – info@nuovoteatrosanita.it – www.nuovoteatrosanita.it

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