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L’indissolubile e celebre legame della mitologia greca raccontato da Gennaro Maresca e Fabio Casano che, rispettivamente, curando regia e testo, immaginano una storia in equilibrio tra l’arcaico e il contemporaneo, tra poesia e concretezza.

di Irene Bonadies

Foto Vincenzo Antonucci

Foto Vincenzo Antonucci

Achille – re dei tessali mirmidoni, figlio di Peleo e della nereide Teti, educato dal centauro Chironte per diventare il più grande tra i guerrieri achei – non vuole combattere: dopo nove anni  si è stancato di stare in un accampamento sulla spiaggia fuori le mura di Troia; non ha più lo stesso entusiasmo come quando aveva iniziato la guerra alimentato anche dalla voglia per troppo tempo repressa dalla madre che cercava di tenerlo nascosto temendo per il suo destino. Ora non ha più voglia di scendere in campo a combattere, è sfiduciato e stanco di quella vita. Sente il mare a pochi passi, vorrebbe pensare alla sua vita e a se stesso al di fuori dell’armatura da guerriero, ma non può perché la guerra con i suoi morti lo richiama continuamente, e allora si rifugia nella sua tenda in compagnia del suo fidato amico Patroclo e si lascia ottundere i sensi dai piaceri del vino e della carne, pensando solo a come soddisfare i propri desideri. Ormai non c’è nemmeno più Briseide, la sua schiava concubina, che era riuscita a creare un equilibrio, una certa intimità e dimensione domestica in quella vita trascorsa in un accampamento al limite di un campo di battaglia. Con lei e Patroclo si erano stabiliti dei rituali, delle abitudini che davano un senso a quel tempo trascorso in guerra, aiutavano a consolare gli animi stanchi e affaticati dai lunghi anni di combattimenti e lontani dalla propria patria. Ma Briseide è stata portata via da Agamennone, comandante supremo degli Achei, e Achille trova in questo il motivo scatenante per ritirare il suo supporto al re nella battaglia contro i troiani.
Anche il giovane Patroclo è stanco di stare in guerra ma soprattutto è angosciato perché gli Achei continuano a morire in campo mentre il suo più caro amico nonché l’eroe per eccellenza di quella guerra si rifiuta di scendere in battaglia, ed è per questo che dopo l’ennesimo festino notturno – momento in cui incontriamo i due eroi in scena interpretati da Giampiero De Concilio nei panni di Achille e Alessandro Palladino  in quelli di Patroclo – prova ancora una volta con i suoi modi pacati e gentili a smuovere il fidato amico dal suo immobilismo, sprona Achille a tornare in guerra, a risvegliarsi dal quel torpore che lo tiene rintanato in tenda senza indossare l’armatura. Ma Achille è irremovibile, è furente, pieno di ira e rancore.
Ma poi ecco i ruoli invertirsi, quasi come se lo spettacolo in maniera ciclica tornasse al momento iniziale: se prima era Patroclo ad apparire come il pacato e saggio e Achille il giovane insofferente e insoddisfatto, ora è proprio Patroclo a manifestare concitatamente tutta la sua stanchezza per quella situazione e la voglia di partecipare attivamente al combattimento mentre Achille cerca in maniera più pacata di farlo riflettere affinché non sia sopraffatto dai suoi istinti; e da questa inversione degli atteggiamenti inizia il climax ascendente verso la fine: Patroclo spinto dal suo cuore nobile e non riuscendo a convincere l’eroe acheo decide di scendere in guerra indossando proprio l’armatura di Achille, compiendo così il suo destino.

Foto Vincenzo Antonucci

Foto Vincenzo Antonucci

Lo spettacolo che ha debuttato il 19 ottobre (con repliche il 20 e 21) al Nuovo Teatro Sanità all’interno del progetto Circle Festival, scritto da Fabio Casano e diretto da Gennaro Maresca, è imperniato sul dialogo tra due giovani uomini nel pieno della loro vita quando il destino di entrambi sta per compiersi, non sono due semplici compagni di avventure, bensì due uomini legati da un rapporto di amicizia ben più profondo di qualunque altro rapporto. La parola è la protagonista, è il flusso di coscienza che scaturisce all’alba di quella notte, il filo che unisce i due combattenti e lo spettacolo richiama e sottolinea proprio il legame indissolubile tra i due protagonisti – legame esemplare per tutta la letteratura greca – non solo attraverso i dialoghi ma anche con i movimenti che conferiscono corporeità alla guerra tramite una regia che dà molta importanza all’espressività fisica dei due talentuosi attori in scena.
Pochi ma caratterizzanti gli elementi scenici a cura degli allievi di Professione Teatro: un telo che come un paravento serve a ricreare un nuovo spazio scenico distante nel tempo e nello spazio; un lenzuolo che è la tenda e il feticcio dietro al quale si nasconde Achille; un’armatura che si staglia ritta su un piedistallo a ricordare la guerra e il motivo della presenza dei due uomini lì ma anche a portare in scena un nuovo personaggio, Elena, causa scatenante di quella guerra, e poi altri piccoli dettagli – tutti in rosso – che danno colore non tanto alla scenografia quanto ai personaggi per cui rossi sono gli accessori di Elena a sottolineare la sua civetteria; rosso il catino in cui i due amici cercano di lavare via i pensieri della notte. Ad evidenziare la scenografia contribuiscono le luci di Alessandro Messina, soffuse a richiamare l’intimità della notte nella tenda e l’intimità che accomuna i due amici, ma ben tagliate per evidenziare le movenze dei due attori sul palcoscenico.
Se non ci fossero i nomi continuamente ripetuti, Patroclo e Achille, o l’armatura incombente, a ricordarci il contesto storico in cui l’azione tutta si svolge, potremmo riconoscere in questi due giovani – che si confrontano, spronano, rimproverano a vicenda condividendo esperienze, gioie e dolori,  impegnati come sono in qualcosa che li incatena al loro presente e da lungo tempo ormai lontani da casa, ai margini di una città straniera, stanchi, sfiduciati e insofferenti ma al contempo animati da pulsioni vitali per andare oltre lo status quo in cui sui trovano – due ragazzi qualunque di un tempo indefinito che potrebbe essere anche quello presente, uniti da sentimenti profondi ed esemplari, con le stesse ansie, gli stessi turbamenti e la stessa irrequietezza che accomuna gli eroi greci agli eroi di tutti i giorni.

Nuovo Teatro Sanità
piazzetta San Vincenzo, Rione Sanità – Napoli
contatti: 3396666426 – info@nuovoteatrosanita.it – www.nuovoteatrosanita.it

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