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La vera storia della profumiera Mona di Orio rivive nel testo drammaturgico di Fabio Pisano, affidata all’interpretazione di Melania Esposito e alle musiche originali di Jennà Romano, per un viaggio tra le fragranze che si fa viaggio tra le gioie e le ossessioni di una donna alla ricerca perpetua del profumo perfetto.

di Irene Bonadies

Fonte foto Il Teatro cerca casa

Fonte foto Il Teatro cerca casa

Ben in vista lì nel centro del nostro ovale, punto focale che immancabilmente richiama l’attenzione, pretesto di punta dello spettacolo andato ieri in scena a Portici per la rassegna Il Teatro cerca casa, è il naso.
Capace di condizionare la vita delle persone, la loro bellezza, il loro occupare un posto nel mondo rispetto all’ambiente circostante, è la parte del corpo e il senso, amato e odiato al contempo, fulcro della vita della protagonista di Vetiver. Essenze di una profumiera, liberamente ispirato alla figura di Mona di Orio, di origini italiane, scomparsa prematuramente, la cui storia è stata trascritta da Fabio Pisano, e interpretata con grande amore e rispetto da Melania Esposto, elegante e austera insieme nel dare voce e anima a una donna che ha fatto del suo dono olfattivo un lavoro ma anche una ossessione: quella verso la ricerca della fragranza perfetta.
Enfant prodige nel mondo dei profumi, dotata di un naso importante, sotto tutti i punti di vista, che le ha aperto la strada al successo, Mona brillava di una fascino di altri tempi, di uno spirito libero esigente e schivo ma, soprattutto, di un talento innato per selezionare e miscelare essenze secondo una equilibrata armonia, come quelle ispirate alla sezione aurea che la portarono a creare “Les Nombres d’Or”, una collezione di profumi ispirati al simbolo di perfezione e bellezza in matematica e nelle arti figurative.
Ed è proprio dal concetto di bellezza che ha inizio la messinscena, un intenso monologo in cui le parole si accompagnano alla musica, suggestiva ed evocativa, di Jennà Romano e la sua chitarra, eco discreto e potente, degli stati d’animo rievocati, attraversati, ricordati. Ciascuno legato a una fase della vita: dai primissimi esordi, costante occasione di scoperta, di prove, di errori, di consapevolezze, durante i quali ciascun aroma avvertito, annusato, percepito fu causa di turbamento e della necessità di capire e approfondire, alla crescente maturità, quella in cui una specifica identità si determinò, per poi mettersi in discussione e rideterminarsi ancora. In un infinita ricerca di sé, delle materie prime che potessero tradurre sensazioni e umori, degli equilibri, goccia dopo goccia, che potessero dare vita a un nuovo profumo.
Un condensato di vita in cui ritrovare gioie e dolori, amore e rinunce, sulla scia odorosa delle tre note che compongono ciascuna essenza: quelle di testa, di cuore e di fondo.
Tre note in sequenza, da scoprire una alla volta, che, come nella musica, disegnano il pentagramma delle fragranze e sulla scena identificano i tre snodi attraverso cui il racconto si sviluppa, diviso tra nozioni ed esperienze, tra ciò che è percepito e ciò che è vissuto.

Fonte foto Il Teatro cerca casa

Fonte foto Il Teatro cerca casa

Sensoriale e coinvolgente si fa, così, il viaggio alla scoperta di Mona, ma anche del lungo processo creativo che si nasconde dietro la formulazione di una fragranza, in cui immaginazione e concentrazione camminano di pari passo, e sembra quasi di riuscire a visualizzare le distese fiorite della campagna francese, le radici prodigiose del vetiver, o ancora le spezie gentili come la vaniglia, fonte di continua ispirazione.
Merito del testo, che con grande efficacia traduce in drammaturgia la complessità della di Orio lasciando intravedere tutti gli aspetti del suo carattere e solo in parte tradendo la autenticità della sua vera storia per esaltarne il genio; dell’interpretazione empatica – che poi scopriremo resa ancora più verosimile grazie alla passione della stessa Melania Esposito per il mondo dei profumi – e della scelta di una colonna sonora originale che solo in due brani si fa omaggio a due nomi preziosi della canzone italiana d’autore, Lucio Dalla e Piero Ciampi, le cui parole forse non avrebbero potuto con più  grazia enfatizzare il momento.
E se ad un punto, come per ogni profumo, volatile nella sua composizione ed etereo nella sua consistenza, la storia di Mona dalla quale siamo stati inebriati, sembra scivolarci via tra le dita, lasciando che sia solo una boccetta dal contenuto color dell’oro a ricordarci che non si è trattato di un sogno, ecco che arrivano le ultime battute a svelarci quello che non abbiamo dubbi nell’identificare con il valore aggiunto dell’opera, ovvero l’essere in grado di parlare all’oggi più contingente facendosi monito universale, e tutto significativamente racchiuso in queste parole: “Resistere è l’unico modo che ha un profumo per farsi ricordare. Resistere è l’unico modo che ha l’uomo per esistere e per determinare la sua essenza sulla terra”.

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